“The Promised Neverland”: dall’infanzia al terrore

Scritto da Kaiu Shirai e disegnato da Posuka Demizu, The Promised Neverland è un manga che parla di bambini rivolgendosi agli adulti e che, dal 10 gennaio 2019, è divenuto anche Anime grazie all’adattamento prodotto da CloverWorks e diretto da Mamoru Kanbe. La serie, distribuita da Amazon Prime Video e Netflix, comprende al momento una sola stagione da 12 episodi e narra le vicende dei primi 37 capitoli della sua controparte cartacea. La messa in onda della seconda stagione, prevista inizialmente per ottobre 2020, è stata rimandata al gennaio 2021 a causa della pandemia di COVID-19. I fan dell’anime attendono trepidanti, ansiosi di conoscere il destino dei protagonisti.

Locus amoenus, locus horridus

The Promised Neverland racconta la storia di Emma, Norman e Ray, orfani di 11 anni che insieme a numerosi altri bambini vivono in un orfanotrofio in campagna. La struttura, delimitata da un alto muro perimetrale e da un cancello a cui i bambini non possono avvicinarsi, viene gestita da Madame Isabella, una figura materna all’apparenza affettuosa e particolarmente amorevole. Tra verdi parti, amicizia, giochi e test attitudinali la vita dei bambini scorre serena e senza eccessive preoccupazioni, designando l’orfanotrofio come un vero e proprio locus amoenus, culla ideale per un’infanzia felice e priva di dolore.

La situazione cambia drasticamente il giorno in cui una bambina di nome Conny sembra dover lasciare la struttura per essere adottata. Accortisi che la bambina ha dimenticato il suo peluche preferito, Emma e  Norman escono dal cancello senza permesso con l’intento di raggiungerla, ma quello che trovano è solo un camion contenente il suo cadavere. Gli attimi di terrore che seguono permettono ai due orfani di conoscere la terribile verità: l’orfanotrofio è in realtà un allevamento di carne umana, i bambini cibo prelibato da consegnare in pasto a orribili mostri demoniaci, la “mamma” Isabella una complice. A Emma, Norman e Ray, informato dell’accaduto, non resta che un’unica scelta: programmare un piano di fuga per scappare dall’orfanotrofio.

Orfani geniali

A fare la fortuna di The Promised Neverland è indubbiamente una trama particolarmente intrigante e personaggi ad essa funzionali. I tre protagonisti, forti delle loro diversità caratteriali e di un’intelligenza decisamente fuori dal comune, contribuiscono in modo decisivo all’interessante sviluppo della trama. Emma, Norman e Ray sono infatti gli orfani più dotati dell’orfanotrofio come ampiamente dimostrato dagli eccezionali risultati che ottengono dai test attitudinali. La scoperta del terribile destino che li attende spinge i tre bambini a incanalare le loro straordinarie facoltà mentali verso un unico scopo: la fuga. Ad unirli però non è solo l’intelligenza, bensì la complementarietà del proprio carattere. Coraggio, altruismo, furbizia, generosità, strategia; Emma Norman e Ray rappresentano un mix straordinariamente efficace di queste indispensabili qualità e il loro desiderio di fare squadra sarà anche la loro salvezza.

Un thriller psicologico a tinte horror

Sebbene i protagonisti dell’anime siano bambini di 11 anni, The Promised Neverland non si rivolge certo a un pubblico infantile. Diviso tra fantascienza, thriller psicologico e azione, il racconto di Kaiu Shirai è un prodotto a tinte fosche, in grado di unire anime profondamente diverse. La spensieratezza giocosa dell’infanzia viene ben presto soppiantata dalla necessità di una presa di coscienza adulta; la felicità e l’appagamento affettivo cedono il passo al terrore e alla solitudine; la serenità infantile all’istinto di sopravvivenza.

12 anni…ha atteso a lungo una prelibatezza come me e stanotte gliela porterò via! Subito prima del tanto agognato raccolto! Pensano di potermi mangiare? Di darmi in pasto a loro? Cibo, merce, tutte idiozie! Io sono un essere umano, ficcatevelo in testa! (Ray)

Ai bambini si oppone un nemico dallo sguardo affettuoso e imprevedibile, a tratti glaciale. “Mamma” Isabella è forse l’elemento di maggior interesse della serie, per profondità psicologica e background. Un cattivo atipico, capace di stravolgere il primordiale affetto materno e trasformarlo in freddo calcolo mortale. Un personaggio ambiguo, destabilizzante, quasi ossimorico. A incupire il clima del racconto è anche l’utilizzo di colori e atmosfere stridenti. Dal chiarore dei verdi prati di campagna, al grigiore del cancello; dal sole mattutino all’oscurità pesante della notte; dalla vivacità del gioco infantile, al notturno silenzio tombale dell’orfanotrofio. Mamoru Kanbe gestisce il materiale con sapienza, riuscendo a equilibrare efficacemente momenti più rilassati con attimi di tensione al limite dell’horror. Un meccanismo di direzione che ben trasmette il costante senso di inquietudine e insicurezza vissuto dai tre protagonisti e che i fan dell’anime sperano di ritrovare al più presto all’interno dell’attesissima seconda stagione.

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FONTI

Wikipedia.org

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