free healthcare, medico che cammina in corridoio d'ospedale

Sanità pubblica e sanità privata. Quale modello per la tutela la salute?

Sanità pubblica e sanità privata a confronto: qualità, universalità o logiche aziendali? Meglio il modello che presenta delle lacune ma tutela equità ed uguaglianza, oppure quello più efficiente ma che esclude dal proprio raggio le persone che non possono permettersi di pagare più di quello che già pagano con le proprie tasse?

APM e SSN

Nel mondo sono diffusi due modelli principali di assistenza sanitaria a tutela della salute: il modello del Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e il modello delle Assicurazioni Private di Malattia (APM).

Nel primo caso stiamo parlando del modello italiano, diffuso dal 1978, nel quale lo Stato si prende carico totalmente dell’assistenza alla salute. Un modello che si basa sui principi dell’universalità, dell’uguaglianza e dell’equità, infatti lo Stato italiano garantisce a tutti l’accesso alle cure, rendendo la salute un bene universalmente fruibile dai cittadini indipendentemente dal loro reddito. L’articolo 32 della Costituzione recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.

Nel secondo caso, quello del modello APM, l’assistenza sanitaria non viene erogata dallo Stato, ma da strutture private. Stiamo parlando del modello degli Stati Uniti, in cui il governo garantisce l’assistenza di base agli anziani e ai nullatenenti, mentre gli altri cittadini devono invece stipulare delle polizze sanitarie private, con la conseguenza che chi non la stipula non è assistito.

Punti di forza e di debolezza dell’SSN italiano

Il punto di forza del SSN è certamente quello dell’universalità, ma un suo punto di debolezza sono le tempistiche. Spesso non è possibile aspettare i tempi del SSN e ci si rivolge alla sanità privata, che fornisce prestazioni più veloci però a fronte di una spesa che non è alla portata di tutti i cittadini.

La sanità pubblica soffre sempre più i tagli alla spesa e, come emerge dalla ricerca dell’Osservatorio Sanità di UniSalute, negli ultimi due anni la qualità del servizio offerto dalle strutture pubbliche è peggiorata. Questa è la percezione del 47% degli intervistati (mentre solo il 10% crede sia migliorata). Invece, il giudizio sulle strutture private è molto meno severo: solo il 13% crede che il servizio sia peggiorato. Per quanto riguarda il privato è più diffusa la percezione secondo cui nulla sia cambiato nella qualità del servizio offerto, che tocca il 71% degli intervistati.

Collaborazione, non competizione

Un’indagine condotta dal Consorzio per la Ricerca Economica Applicata in Sanità (CREA) rivela che la sanità privata risulta conveniente in relazione ai tempi di attesa. A dispetto di quanto si pensi, conviene anche per i costi, infatti ormai le tariffe sono sempre più allineate a quelle della sanità pubblica.

Questo dato e le lunghe liste di attesa del servizio pubblico hanno portato inevitabilmente allo sviluppo di un’offerta di servizi privati spesso concorrenziali con quelli pubblici. Ma, come esordisce Fiammetta Fabris, Direttore Generale UniSalute:

Sanità pubblica e privata non devono essere viste in contrapposizione. L’offerta di prestazioni garantite dal Servizio Sanitario Nazionale resta il perno fondamentale del nostro sistema sanitario, a cui si affianca quella privata che, anche alla luce dei mutamenti sociali ed economici che il Paese sta vivendo in questi anni, deve essere sempre più vista come supporto ed integrazione e il cui accesso dovrebbe essere supportato e facilitato per permettere a tutti cittadini di poter usufruire della più ampia offerta di prestazioni mediche a costi contenuti.

Profitto VS diritto alla salute

La sanità privata può essere d’aiuto nel portare una migliore offerta di salute ai cittadini, ma, quando le persone si rivolgono a enti privati, partecipano direttamente alla spesa sanitaria, nonostante già la paghino con le loro tasse.

Come afferma il documento intitiolato Why public health care is better (in italiano “Perché la sanità pubblica è migliore”) pubblicato da Viva Salud – ONG belga che si occupa di diritti della salute – il crescente coinvolgimento di società private nei servizi legati alla salute è preoccupante, in quanto gli interessi aziendali non sono necessariamente allineati con il bene pubblico. L’obiettivo primario delle società private è spesso l’arrivare al profitto.

La sanità, però, dovrebbe avere a cuore la qualità della salute della popolazione e non il profitto economico. Come afferma Amerigo Cicchetti, membro della Commissione del Ministero della Salute per la valutazione costi e programmazione delle tecnologie:

Quando si riesce a creare una competizione virtuosa tra pubblico e privato ne beneficiano tutti, soprattutto il cittadino. Se invece questa competizione non si genera e quindi il sistema pubblico non riesce a controllare e a governare il privato, a guadagnarci sono le strutture private.

La Sanità italiana rimane prima in Europa

Secondo uno studio del 2018 della Fondazione Gimbe – organizzazione indipendente che dal 1996 promuove l’integrazione delle migliori evidenze scientifiche in tutte le decisioni politiche – la Sanità italiana risulta prima in Europa, eventualmente seconda dopo la Spagna, ma comunque ai primi posti al mondo.

È vero che il nostro servizio sanitario ha tanti problemi, soprattutto problemi di intensità diversa in relazion alle differenti regioni, ma davvero la situazione extraeuropea è meglio della nostra? Davvero sarebbe preferibile rinunciare a una sanità pubblica per una sanità privata?

La sanità “made in USA”…

In America, un parto naturale può costare 30.000 dollari e un trauma da incidente automobilistico genererebbe una fattura da 85.000 dollari. Il Sistema italiano, invece, è pubblico e garantisce le cure a tutti.

Per un cittadino italiano, l’idea di sottoporsi a un trattamento come può essere la chemioterapia senza dover pagare niente se non il ticket è una cosa normale.

Le stime dicono che circa l’80% dei cittadini americani dispone di una copertura assicurativa privata. Solo il 60% di essi riceve l’assicurazione per merito della copertura fornita per legge dai datori di lavoro. Alcune polizze, soprattutto quelle di base, coprono le spese mediche solo a partire da una certa cifra, mentre quelle più costose danno enormi vantaggi e assicurano trattamenti d’eccellenza.

Accade inoltre che in caso di determinate patologie congenite o croniche, o in casi di soggetti con comportamenti ad alto rischio (come ad esempio i fumatori cronici) l’assicurazione si rifiuti di stipulare la polizza o arrivi a chiedere premi esorbitanti.

Questo sistema negli anni ha alimentato il potere delle lobby e non ha fatto risparmiare chissà che cosa agli Stati Uniti. Infatti, gli USA hanno una spesa sanitaria statale più alta di altre potenze economiche, tra cui Germania, Italia e Francia. L’America spende il 19,9% rispetto al totale della spesa pubblica rispetto al 14,4% europeo.

… e l’Obamacare

manifestazione pro obamacareL’ex presidente Barak Obama ha dunque avuto delle buone motivazioni a premere per una delle più importanti riforme della storia del sistema sanitario americano. Nel 2010 ha istituito il Patent Protection and Affordable Care Act.

La legge federale anche detta Obamacare, si poneva come obiettivo quello di consentire a milioni di cittadini statunitensi di stipulare una polizza di assicurazione sanitaria grazie ad aiuti pubblici (la stessa legge che Donald Trump voleva cancellare nel 2017).

Tiriamo le somme

Su suolo italiano, Sanità pubblica e Sanità privata non dovrebbero essere viste in competizione ma in collaborazione, in quanto entrambe efficienti, una per qualità e l’altra per velocità.

Il nostro Sistema Sanitario privilegia e tutela il diritto alla salute, anteponendolo alle logiche commerciali che mirano al profitto. Questa tendenza, al di là di tutte le lacune del nostro SSN (dovute principalmente a politiche scorrette che continuano a tagliare i fondi destinati alla sanità) andrebbe sicuramente premiata.

Possiamo concludere dicendo che per l’Italia e per l’Europa in generale non è auspicabile passare ad un modello delle Assicurazioni Private di Malattia. Questo modello implicherebbe il dover pagare cifre esorbitanti anche per visite o operazioni di routine e lascerebbe fuori le persone che non sono economicamente privilegiate.

 

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