“Lovecraft Country – La terra dei demoni”, avventurarsi in un incubo

Atticus corre tra le trincee facendosi largo tra cadaveri putrescenti e proiettili che sibilano vicino alla sua testa. Non sembra esserci via di uscita se non scavalcare il muro di terra e lanciarsi in una folle corsa in campo aperto verso la libertà, esponendosi però al fuoco nemico. Il gioco vale la candela per il giovane e spaventato soldato americano.

Tuttavia, i suoi occhi non riusciranno a credere a ciò che si cela oltre la barricata: navi aliene si stagliano nel cielo assieme a mostri dalle forme tentacolari. Atticus rimane pietrificato, immobile, abbracciato alle sue spalle dalla Principessa di Marte e con di fronte il terrore incarnato nelle sembianze dell’oscuro Cthulhu.

Così si apre Lovecraft Country – La terra dei demoni la serie dedicata all’omonimo romanzo di Matt Ruff, a sua volta ispirato dall’universo narrativo di una delle colonne portanti della letteratura horror e fantascientifica, il maestro H.P. Lovecraft.

Nella terra di Lovecraft

Il sentimento più forte e più antico dell’animo umano è la paura, e la paura più grande è quella dell’ignoto.

Le vicende della serie si svolgono nell’America degli anni Cinquanta e vedono come protagonista Atticus Freeman e la sua famiglia. Atticus, soprannominato anche “Tic”, è un giovane ragazzo nero veterano della guerra di Corea. Tornato a Chicago dopo il congedo, apprende della scomparsa del padre Montrose e parte alla sua ricerca accompagnato dallo zio George e dall’amica Letitia. Il loro unico indizio è contenuto in una lettera spedita dal padre in cui è codificato un messaggio che fa riferimento alla città di Ardham, curiosamente simile per nome ad Arkham, città immaginaria del Massachusetts creata da H.P. Lovecraft, autore tra i più letti dal giovane Tic e da suo zio George.

La ricerca di Montrose sarà il primo passo verso l’abisso in cui la famiglia Freeman cadrà inavvertitamente, trovandosi ben presto invischiata in un intreccio sanguinario di stregoneria e sacrifici umani volti ad ottenere la vita eterna.

Il vero terrore degli anni Cinquanta

Misha Green, regista della serie, ci trascina con forza in un periodo storico terribilmente crudo e spietato nei confronti del popolo nero americano, mettendo in chiaro sin dalla prima puntata quale sia il filo conduttore degli sfortunati avvenimenti che colpiscono Atticus e i suoi cari, ovvero l’insensato odio razziale che avvelena gli Stati Uniti.

Si può notare senza alcun dubbio l’influenza artistica di uno dei due nomi forti tra i produttori esecutivi dell’opera, Jordan Peele. Se avete visto Scappa – Get Out e Noi non potrete non notare come anche in Lovecraft Country il fattore horror divenga uno strumento di impatto per scioccare visivamente lo spettatore, con scene splatter, e poi metterlo di fronte alla scomoda verità. La mostruosità dell’uomo comune.

L’incubo del razzismo diviene così uno degli antagonisti principali della serie e non perde occasione di manifestare la propria terribile influenza sul sistema sociale americano. George Freeman, zio di Tic, arriva persino a redigere una guida dedicata alle persone nere per viaggiare sicuri attraverso gli Stati Uniti, indicando al suo interno dove si è ben accolti e dove è meglio evitare di fermarsi.

Una satira forte e quanto mai attuale, in pieno stile Peele, che coinvolge anche e soprattutto le forze dell’ordine: viene mostrato come esse utilizzino la violenza senza controllo e senza morale, con il tacito e colpevole assenso dei cittadini bianchi di Chicago.

Più a fondo nell’abisso

Il fattore fantascientifico deve molto all’influenza di J.J. Abrams, altro nome di spicco tra i produttori, e al suo stile di rappresentazione visiva. Tuttavia, questo è forse uno dei tasti dolenti della serie. Infatti, quando leggiamo il nome Lovecraft nel titolo, sentiamo parlare della città di Arkham e vediamo nella prima scena il celeberrimo Cthulhu, beh, potremmo avere delle precise aspettative riguardo ciò che stiamo per vedere.

E invece no. Di creature orripilanti provenienti dai meandri più oscuri del mondo di Lovecraft se ne vedono giusto due, per pochi istanti, e lo stesso Cthulhu non è altro che una comparsa, un’esca per i fan accaniti dell’autore. Certo, l’opera è tratta da un libro che si ispira a Lovecraft e non dagli scritti di quest’ultimo, quindi è giusto ricordare che il punto di vista dell’atmosfera fanta-horror possa essere differente. Tuttavia, la campagna di presentazione della serie è stata decisamente spinta su altri, ben più oscuri, binari.

La stregoneria, in una salsa molto più fantasy, diviene l’elemento cardine della vicenda e tutto ruota attorno a un emblematico diritto di sangue e a un misterioso libro che, purtroppo, non è il Necronomicon. Tra pozioni e incantesimi, col passare delle puntate ci si allontana sempre più dagli interessanti spunti dei primi due episodi, ispirati chiaramente al racconto La casa sull’abisso di Hodgson, e assistiamo a uno sviluppo narrativo con poco mordente.

Comunque, degno di nota è l’episodio ambientato in Corea con protagonista Ji-Ah, amante di Atticus e custode di un demone kumiho. L’episodio si concentra su un personaggio delle leggende coreane e regala un attimo di respiro alle vicende della famiglia Freeman.

In attesa del vero Cthulhu

Lovecraft Country – La terra dei demoni è una serie interessante con un comparto tecnico e attoriale di tutto rispetto e con una tensione artistica che non può non affascinare. Tuttavia, è sicuramente da migliorare l’atmosfera che gli autori vogliono attribuire all’opera che troppe volte risulta confusa, oscillando tra il fantascientifico in pieno stile Ai confini della realtà, con viaggi nel tempo e dimensioni distopiche e parallele, e il fantasy, che invece ci conduce su sentieri narrativi alla Merlin che sarebbe meglio evitare. Ci sono elementi positivi che fanno ben sperare per il futuro. Rimaniamo quindi in attesa di una più oscura seconda stagione.

Fonti
Sky
Ruff Matt, Lovecraft Country, Piemme, 2020

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