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“Retro Pop”: il pop al cardiopalma dei Disco Zodiac

Il 27 Gennaio è uscito Retro Pop, nuovo album della band romana Disco Zodiac. Il progetto prosegue la via intrapresa dal gruppo nel mescolare più sonorità seguendo il filo conduttore del pop. Da ciò nasce il loro genere “retro pop”, che dà nome all’album stesso e che cerca di attingere dal passato – ovviamente svecchiandolo.

Chi sono i Disco Zodiac?

La band del litorale romano si riunisce nel 2012 con l’intento di creare un sound del tutto nuovo che prende spunto prevalentemente dagli anni Sessanta e Novanta. Alla voce ed alla chitarra troviamo Alessio Modica, seguono Lorenzo Lambusta alla chitarra, alla batteria Marco Pula, al basso Jacopo Pisu ed alle tastiere Michele Tortora. Le prime soddisfazioni arrivano nel 2014 con la vittoria Postepay Rock in Roma Factory e con l’EP Linda ed i suoi difetti. Grazie a quest’ultimo, arrivano ad aprire il concerto degli Alt-J.

Il momento di svolta arriva nel 2018 con il brano Della città introducendo le sonorità del loro retro pop, grazie anche alla collaborazione con Marta Venturini. È proprio questo nuovo sound il punto di forza della band, che a riguardo si è espressa così:

Avevamo voglia di nuove atmosfere, di un linguaggio più semplice e suoni “gommosi”. Così ce ne siamo fregati delle sonorità del momento, delle hit e della trap per creare qualcosa in cui credere, cercando semplicemente di divertirci e di farci ispirare dai vecchi cantautori italiani. 

Ne troviamo conferma proprio in Retro Pop, che si inserisce nel panorama musicale italiano come un’ottima alternativa al rap e al pop classico. Il primo singolo estratto Vino ne conferma le potenzialità, grazie al buon riscontro ottenuto su Spotify – con ben centomila streams! 

Siamo riusciti a scambiare quattro chiacchiere con i ragazzi, spaziando tra processo creativo e riflessioni sul periodo attuale.

L’intervista ai Disco Zodiac

Ciao ragazzi! Come prima domanda vorrei chiedervi come state, come avete vissuto l’uscita del vostro ultimo progetto e qual è la traccia di cui siete più soddisfatti.

Ciao! Stiamo bene, cerchiamo di tirare fuori il meglio dopo un anno difficile per tutti. Il 27 gennaio è uscito Retro Pop, il nostro primo album e siamo davvero orgogliosi del risultato: sicuramente siamo legati a Vino perché è la traccia che meglio ci rappresenta, ma anche AranceInvisible Boy sono pezzi di cuore.

Ultimamente ho visto un video di Travis Scott che mostrava il processo creativo del suo ultimo album, e ne sono rimasto affascinato. Come funziona il vostro processo creativo? Di solito partite dal testo e vi adattate sopra una componente strumentale o viceversa, magari partendo da un giro di batteria o un riff di chitarra?

Il nostro processo creativo parte, di norma, dalla musica e su quella costruiamo il testo. Delle volte, però, può capitare il contrario e dal testo cerchiamo di estrapolare una base che vi si addica. In generale, la nascita di una canzone è sempre una magia.

Immagino che come band amiate esibirvi dal vivo. Quanto vi manca suonare live? Avete già iniziato a programmare un tour per la promozione dell’album appena si potrà?

Con l’uscita dell’album sapevamo bene che la cosa che ci sarebbe mancata di più sarebbe stata promuoverlo live. Noi siamo legatissimi al palco e suonare dal vivo è, credo, quello che ogni artista ama fare di più in assoluto. Stiamo comunque progettando delle date per fine dell’estate, inizio autunno: bisogna farsi trovare preparati, no?

Sempre più artisti stanno optando per dei concerti tramite le varie piattaforme social, da TikTok a YouTube, passando per Twitch e arrivando addirittura all’interno dei videogame, voi cosa ne pensate? Avete in mente di fare qualcosa di simile?

La tecnologia può davvero aiutare gli artisti, in mancanza di un contatto dal vivo con il pubblico. I concerti in streaming sono sicuramente un’ottima vetrina per mantenere vivo l’interesse e l’attenzione dei fan: noi abbiamo un paio di ideuzze che sono in cantiere… Ma non vogliamo svelarvi troppo!

Domani tutto il mondo parlerà di noi / Però senza farci male mai(Supereroi). Come vorreste che il mondo parlasse di voi?

“Bene o male, purché se ne parli!”, come diceva Oscar Wilde.

Durante la quarantena molti artisti si sono dati un gran da fare nella produzione, come se fossero in una sorta di epifania; altri, invece, l’hanno vissuta male, chiudendosi su loro stessi. Voi come l’avete vissuta dal punto di vista musicale? Quali pezzi dell’album sono stati partoriti in questo periodo?

La quarantena è stato un momento di introspezione, anche creativa: abbiamo capito che, per scrivere, abbiamo bisogno di fare esperienze di vita quotidiana e cosa fare quando sei costretto a stare in casa? Abbiamo ascoltato tanta musica, ma scritto poco. Retro Pop nasce prima della quarantena, tranne una traccia: Arance. Ascoltandola si capisce senza dubbio il perché.

Spesso, per identificare un genere musicale, giusto o sbagliato che sia, ci si rifà a delle caratteristiche specifiche. Quali sono secondo voi gli elementi caratteristici del vostro retro pop?

Retro Pop è un sound nuovo: non è antiquato, ma non è neanche avanguardistico, è un pop al cardiopalma!

Se vi venisse chiesto di far ascoltare una sola delle vostre canzoni per spiegarlo al meglio a qualcuno che non vi conosce, quale sarebbe?

Vino è la canzone che meglio racchiude il nostro sound e quel brano è la chiave di volta per capire tutto Retro Pop: se ascolti Vino capisci I Disco Zodiac e comprendi Retro Pop. Poi, sicuramente, ballerai.

Ho letto dell’importanza di Marta Venturini per la nascita del progetto, volevo quindi chiedervi in cosa consiste il suo contribuito. Ha avuto un ruolo da produttore esecutivo o ha dato anche un apporto diretto nella creazione dei brani?

Marta è stata davvero un aiuto prezioso nella realizzazione di Retro Pop: ha saputo consigliarci e guidarci in momenti di indecisione creativa, ha partecipato attivamente alla produzione di tutto l’album e, senza dubbio, senza di lei Retro Pop non sarebbe quello che è oggi.

Domanda bonus: essendo voi romani mi viene spontaneo chiedervelo, avete mai pensato di scrivere dei pezzi in dialetto?

No, in realtà non ci abbiamo mai pensato, perché non sentiamo che il dialetto, di qualsiasi tipo, possa accostarsi alla nostra idea di musica, ma potrebbe essere un’idea!

FONTI

Materiale gentilmente offerto da safe&SOUND

CREDITS

Copertina gentilmente offerta da safe&SOUND

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