disturbo alimentare

Risorgere da un disturbo alimentare: un percorso anche poetico

Si può pensare il disturbo alimentare come un partner tossico, violento e avvilente, ma che non si sceglie e da cui non ci si libera da soli. Bulimia, Anoressia e Binge eating non sono mai una scelta. Raggiungere la consapevolezza del proprio disagio è un viaggio tortuoso, il cui approdo ha come requisito imprescindibile il sostegno di terzi: non ci si divincola da una morsa letale se ci si sente soli o se lo si è davvero. E in un lungo percorso nel quale fondamentale è circondarsi di persone fidate e stimoli costanti, anche la letteratura può rappresentare un valido strumento di conforto e ispirazione.

Toccare corde radicate nell’io più profondo e rivelare significati sempre diversi per coloro che vi si accostano. Questi sono i due grandi punti di forza della poesia, e i versi liberi di Rupi Kaur ne sono una dimostrazione. Una lode all’accettazione di sé, da cogliere, parola dopo parola, in tutte le sue sfumature.

L’accettazione di sé nell’ambito dei disturbi alimentari 

Ho ridotto il mio corpo all’estetica,
dimenticando la sua opera di tenermi in vita
a ogni palpito e respiro,
dichiarandolo un colossale fiasco perché non somigliava ai loro.
Ho cercato dappertutto un miracolo,
stupida al punto di non accorgermi
di viverne già uno

(Rupi Kaur, The Sun And Her Flowers)

Il disturbo alimentare comincia in modi diversi – a volte a causa di fattori quasi impercettibili, altre di avvenimenti eclatanti – ma il decorso è molto simile. Ci si sente insoddisfatti, infelici, “mancanti” di qualcosa. Ma non si sa con certezza di che cosa. Ci si guarda allo specchio e il riflesso che si ha davanti – che non è soltanto quello esteriore – non è ciò che si vorrebbe vedere. Quel giorno si smette di amarsi.

I Disturbi del Comportamento Alimentare (DCA) sono patologie psicologiche caratterizzate da un’alterazione delle abitudini alimentari, dovuta a molteplici (e spesso radicati) fattori scatenanti. Essi comprendono principalmente tre forme: l’anoressia, la bulimia e il binge eating disorder, ma ne esistono molte altre.

Il disagio interiore, e spesso inconscio, di chi soffre di queste patologie si manifesta attraverso una percezione distorta del proprio aspetto fisico, la quale inevitabilmente influenzerà in maniera negativa la vita quotidiana, confluendo in una vera e propria ossessione. Il cibo e i pensieri ad esso legati diventano il perno intorno al quale gravita la propria esistenza; un assillo che non dà mai un attimo di tregua e che provoca, oltre a gravissime conseguenze fisiche, anche ansia, depressione e isolamento.

Soprattutto dal nuovo millennio,  con l’incidenza dei social network e il bombardamento mediatico di un canone estetico ‘’perfetto’’, la probabilità di ricadere nel vortice nocivo di questi disturbi è cresciuta notevolmente. Senza contare, poi, l’isolamento a cui il mondo è stato costretto nell’ultimo anno. Solo in Italia, la permanenza forzata in ambienti chiusi, senza la possibilità di intrattenere rapporti sociali o dedicarsi ad attività di svago, ha incrementato del 30% gli episodi di DCA, che hanno varcato la soglia dei 9.000 casi annuali. Ad oggi, si stima che siano oltre tre milioni, solo in Italia, le persone che ne sono affette: si tratta soprattutto della componente femminile della popolazione in età adolescenziale (il 95,9% delle persone che soffrono di disturbi alimentari sono donne tra i 12 e i 25 anni), ma né uomini né adulti ne sono esclusi. Secondo le stime ufficiali, infatti, gli uomini rappresentano circa il 10% di tutti i casi di anoressia nervosa e il 15% dei casi di bulimia nervosa.

 

La Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla, istituzionalmente stabilita il 15 marzo di ogni anno, è una ricorrenza dedicata appositamente ai disturbi dell’alimentazione. In occasione di questa data e durante tutto il mese di marzo, esperti del settore, associazioni di famiglie ed enti specializzati si riuniscono per confrontarsi e svolgere attività mirate. Lo scopo è quello di promuovere l’informazione e sensibilizzare l’opinione pubblica su disturbi così insidiosi e insediati nella società, ma troppo spesso minimizzati.

Dunque, non si è soli a combattere questi mostri. Spesso chi ne soffre difficilmente trova la forza di parlarne, quando invece basterebbe protendere un solo dito della mano per essere sorretti da milioni di braccia. Perché uscire dalla trappola dei disturbi alimentari è possibile. Tappe obbligatorie da cui partire, però, devono essere la presa di coscienza della propria condizione e la richiesta di aiuto. È soltanto quando si è profondamente convinti della possibilità di rinascere che le catene possono finalmente essere allentate.

[…]
Pensa a quei fiori che pianti in giardino ogni anno
T’insegneranno che anche le persone
devono appassire
cadere
radicare
crescere
per poter fiorire

(Rupi Kaur, The Sun And Her Flowers)

Appassire e cadere prima, per fiorire poi.
È un meccanismo che funziona con i fiori, sì, ma non solo. D’altronde, di splendidi arcobaleni che non sorgano da un precedente temporale se ne vedono ben pochi.

Nessun genitore, nessuno specialista, nessun psicologo garantirà che sarà facile. Il percorso, anzi, sarà lungo e tortuoso, disseminato di ostacoli ed estremamente doloroso.
Di certo non durerà due settimane, forse neanche due anni: la guarigione dovrà essere praticata ogni giorno. Ma uscirne è possibile.

Il cibo non è più una mia valvola di sfogo perché molti vuoti sono stati colmati e altri possono essere riempiti in modi diversi. Adesso che la mia vita non ruota più attorno al cibo, adesso che non ho più paura di rimanere sola a casa con il timore di divorare tutto, adesso che posso vivere i momenti fino in fondo assaporando ogni attimo senza che la mia mente pensi solo e soltanto al cibo, finalmente respiro. Adesso che ascolto il mio corpo e mi piaccio, che il cibo è diventato un bisogno fisico e un piacere, che mi amo, mi rispetto, credo in me stessa e non mi vergogno; adesso che non mi faccio più del male e non ho bisogno di nessuno per stare bene, adesso che le giornate hanno ripreso colore, io ho iniziato a vivere e ho riscoperto una me completamente nuova, ma che probabilmente ho sempre conosciuto.

(Sara, testimonial Associazione A.C.C.A. Lucca – Associazione per la Cura del Comportamento Alimentare)

Quando, giorno dopo giorno, la mente cesserà di essere offuscata da quel costante tarlo opprimente, riappropriandosi della libertà, comprenderà che nessuno sforzo è stato vano. Si tornerà ad essere gli artefici della propria vita, liberandosi finalmente dallo stato di schiavitù imposto da insicurezze inconsistenti.
Forse, si tornerà persino ad amarsi un po’ di più.

La più grande lezione che una donna dovrebbe imparare:
che fin dal primo giorno
ha già in sé tutto ciò che le occorre.
È stato il mondo a convincerla del contrario

(Rupi Kaur, The Sun And Her Flowers)

Sembra impossibile liberarsene, impossibile credere che la propria vita possa essere normale, libera da condizionamenti e leggera come quella di ogni altra persona. Ma il fiocchetto lilla ci ricorda che qualcuno, prima di noi, ce l’ha fatta. Perché non dovremmo meritare lo stesso esito?


FONTI

Salute.gov.it

Ondaosservatorio.it

Psicopatologiaalimentazione.it

Egowellness.it

Rupi Kaur, The sun and her flowers, Tre60, Milano, 2018

CREDITI

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