Smoking

Lo Smoking: rivoluzione al femminile

È il capo must della primavera-estate 2021 nelle sue tonalità più candide e pure. Leggermente oversize, fluido e senza costrizioni, scende a palazzo e aggiunge eleganza e professionalità alle giornate trascorse in smart-working. Lo smoking femminile, sebbene non sia una novità nel mondo della moda, non è mai stato così al passo coi tempi. D’altronde lo aveva già intuito Yves Saint Laurent nel 1966, quando propose per la prima volta il capo simbolo dell’emancipazione femminile, stravolgendo le convenzioni dell’abbigliamento di allora. Pierre Bergé, il suo compagno, era solito dire che se Coco Chanel aveva liberato la donna, fu invece Yves a darle finalmente potere grazie ai suoi abiti.

Se potessi conservare un solo capo, sarebbe lo smoking.

YSL

Il tailleur pantalone rappresenta la perfetta armonia tra eleganza e femminilità, professionale per il giorno insieme alla classica camicia bianca, audace e seducente la sera con un paio di tacchi e una scollatura profonda. Una combinazione che lascia tutti a bocca aperta fin dagli scatti di Helmut Newton per «Vogue» nel 1975, quelli in cui la bellissima Catherine Deneuve indossa YSL e si chiede: “What do you get when you pair a tuxedo with stilettos?” 

Il codice dello smoking

Tanta eleganza, femminilità e indipendenza potrebbe essere la risposta. 

Perché oggi, oltre a essere un passepartout per qualsiasi occasione, lo smoking si carica di significati sociali e accompagna il messaggio di tante donne che si affacciano sulla scena politica. Da Shirley Chisholm, Michelle Obama, Alexandra Ocasio Cortez, fino a Kamala Harris, la scelta dell’abito non è più semplice apparenza, ma è innanzitutto strumento di comunicazione per rafforzare i valori che si vogliono trasmettere.

Prima donna di colore alla vicepresidenza degli Stati Uniti, proprio Kamala Harris ha indossato un tailleur pantalone di Carolina Herrera: emblema dell’emancipazione femminile, bianco come il colore simbolo delle suffragette.

Dietro ogni rivoluzione ci sono storie e contraddizioni: anche lo smoking può vantarne una tutta sua.

Smoking o Tuxedo?

Due luoghi distanti, due concezioni totalmente diverse del capo che oggi è raffinatezza per definizione. In America il completo da uomo nasce come Tuxedo e rappresenta la più sofisticata eleganza maschile. A indossarlo per la prima volta è il dandy industriale Griswold Lorillard nel 1886, per recarsi al celebre Tuxedo Club nel New Jersey, locale da cui origina il nome del completo. 

Idea completamente diversa oltremanica, dove il tailleur maschile è chiamato Smoking proprio perché si tratta di una smoking jacket, un soprabito indossato dagli uomini per proteggersi dal fumo di sigaro nei locali inglesi. 

Sia che si parli di smoking, sia di Tuxedo, entrambi ammiccavano alla medesima conclusione: un capo rigorosamente maschile, la cui funzione era forse proprio segnalare la distinzione tra i sessi. Anche il dress code ci teneva a precisarlo: per gli eventi dopo le 18:00 era completo per lui e abito da sera per lei, possibilmente lungo, almeno fino all’arrivo del celebre Little Black Dress. 

L’androginia di Marlene Dietrich

Ad abbozzare una prima rivoluzione di stile fu una donna, anzi una diva, Marlene Dietrich nel film Marocco di Josef Von Sternberg, 1930. Marlene fu la prima a imporre sulla scena del cinema uno stile androgino, mascolino, ma allo stesso tempo iper femminile. Grazie al costumista Travis Banton, la Dietrich tratteggia lo stile che la caratterizzerà sia dentro sia fuori dal set, tra completi maschili, cravatte e cappelli indossati con assoluta nonchalance e sicurezza.

Forse per l’immaturità dei tempi, negli anni Trenta lo stile androgino non si impose nella vita quotidiana fuori dal grande schermo. Per le donne indossare i pantaloni era considerato ancora sconveniente, quasi un affronto alla tradizionale immagine maschile. Solo l’audace attrice hollywoodiana poteva permettersi il lusso di indossare completi senza destare troppo scalpore, forse perché legata alla finzione cinematografica.

 

 

Yves Saint Laurent

Tutto cambia grazie all’enfant prodige della moda, Yves Saint Laurent, che poco più che ventenne si ritrova alla direzione artistica della maison Dior. Il suo carattere è noto al mondo fin da subito: audace e rivoluzionario, pronto a sovvertire i codici dell’abbigliamento. Sarà infatti lui, a partire dal 1966, a vestire le sue muse con abiti tradizionalmente maschili, donando loro quel concetto di indipendenza tanto legato all’abbigliamento. 

Ed ecco “Le smoking”, il completo coordinato giacca-pantalone rielaborato per vestire una nuova femminilità, non più bisognosa di un miniabito per essere seducente. Silhouette aderente, un solo bottone, reverse in seta e a contrasto: Yves prende la giacca maschile, simbolo del suo potere, e ne modella una in versione femminile, perché, così facendo, donerà alle donne la stessa indipendenza di un uomo.

Inizialmente troppo innovativo e fuori dagli schemi per l’alta moda francese, l’esperimento di Yves prende il volo grazie alla collezione Yves Saint Laurent Rive Gauche, destinata a una clientela più giovane e democratica. Il merito va anche a Catherine Deneuve, attrice e icona di stile più volte vestita dallo stilista, sia nella vita sia nei film in cui recitava. 

Rivoluzione Armani

A consacrare definitivamente il tailleur nell’olimpo della moda femminile fu infine Giorgio Armani, figlio di una nuova generazione di stilisti italiani pronti a mettere in atto una rivoluzione di stile.

Se Yves contribuì donando alla donna una versione femminile, Giorgio Armani compie il passo definitivo: crea un completo ibrido, unisex, non più soggetto a definizioni di genere. La silhouette resta quella maschile, ma meno rigida e fluida sul corpo, grazie all’utilizzo di tessuti tradizionalmente presenti negli abiti femminili. Il risultato è un capo che si presta a uomini e donne indifferentemente, le differenze sono quasi impercettibili. È il trionfo di uno stile androgino e di una donna che può finalmente essere libera di indossare ciò che vuole per mostrare la propria personalità.

Lo smoking contemporaneo

Arriviamo quindi a oggi, con completi oversize che dominano le passerelle (digitali) e le riviste. Non c’è marchio che non ne abbia dato la sua personale interpretazione, in particolare per la primavera-estate 2021. Intramontabili sono Giorgio Armani, Max Mara, Alberta Ferretti, Altuzarra: i tessuti sono fluidi, cadono e accarezzano il corpo senza costrizioni, la struttura si riduce al minimo essenziale. Libertà, femminilità e formalità quanto basta per un meeting su zoom.


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