Fertility che?

Fertility che?

E’ uno scherzo, vero? – ho pensato tra me e me -.

Stando alle informazioni pubblicate sul sito del Ministero della Salute il “Fertility Day” è una giornata dedicata alla sensibilizzazione sul tema della fertilità e sul rischio della denatalità, cioè della diminuzione delle nascite. È la prima volta che un’iniziativa del genere viene istituita in Italia (in altri paesi le iniziative dedicate alla “fertilità” sono più spesso rivolte a chi soffre di infertilità, come in Irlanda e Nuova Zelanda).

Mi venissero a raccontare quello che vogliono (Ministro Lorenzin and Company) ma secondo questa meravigliosa campagna pubblicitaria, la maternità deve essere una priorità per tutte quelle donne che hanno spento 30 candeline (più o meno).

Be, lasciate che vi dica il mio pensiero: da donna che vanta 36 anni di onorato servizio, da madre, da lavoratrice fuori casa 11 ore al giorno.

La maternità è, in primis, un dono. E non frega a nessuna donna che vede lievitare il suo ventre e vede sparire i suoi fianchi, se in quel preciso istante sta contribuendo ad aumentare il tasso di natalità dello 0,00000000001%. Sta donando vita. Sta creando un altro cuore che batte, eccome se batte.

Non sono mai stata una bambina che si disegnava madre con tanti figli. A 16 anni non parlavo con le mie compagne di matrimonio o di abito bianco, né tanto meno a 20 anni sognavo una bella casa e un cane.

Non programmavo la mia vita. Avevo solo le mie idee e mi piaceva quello che facevo.

Nel momento giusto ho deciso IO del mio utero. Perché è mio e me lo gestisco io.

Essere madre è meraviglioso, davvero; il più bel lavoro che esista ma richiede diversi corsi di aggiornamento.

E poi, diciamocelo, passati i momenti di gioia infinita, fai i conti con molto altro (mia cara Ministra a cui faccio le congratulazioni per il matrimonio e un po’ meno per il suo abito). Un punto dolente fra tutti, insieme alla forma fisica, ristabilire un rapporto di coppia da due a tre, ormoni in circolo, è ritornare al tuo caro impiego dopo i mesi che ti spettano di maternità. E tornarci non è semplice perché devi gestire due vite tra le ore di permesso che ti serviranno, l’ansia da inserimento Asilo Nido, telefonate tra un meeting ed un follow up a nonni – baby sitter – e parenti vari a cui chiedi aiuto.

Mia cara Ministra, prima di pensare ai manifesti con la clessidra, immagini di figli unici che sembrano degli sfigati (mia figlia è unica e probabilmente resterà tale ma le farei vedere quanto è solare, socievole, divertente, serena e amorevole con tutti), aiuti  le donne a non sentirsi sempre in dovere di dimostrare il loro valore. Aiuti le donne a farcela. Si adoperi per qualcosa di reale, che le renda orgogliose.

E si tuteli anche Lei… Non si può mai sapere nella vita.

Ah, nel caso, durante la maternità, potrebbe sempre pensare di completare gli studi. In bocca al lupo!

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