Cara Margherita…


Cara Margherita,

oggi sarai Margherita come la bambina che avrò se il buon Dio me ne concederà una.
Margherita, oggi la società ha fallito con te.

La tua mamma, il tuo papà e tutte le persone che ti circondano hanno fallito.
Mi hai detto che sei contenta per il fatto che non ci vedremo per un po’, dal momento che mi vedi fragile, sbattuta, mi vedi piena di dolore.
E tu non vuoi vedermi così, tu vuoi l’Anna forte e smagliante, la donna con i pantaloni.
Tu ti precludi una parte della realtà: il dolore.

Non ho bisogno del tuo aiuto dolce Margherita, sono io la madre e tu la figlia.
Ma ho bisogno di sapere che tu, in quanto giovane ragazza sei in grado di vedermi tutta quanta: il buono e il fragile, il rosso passione e il nero dolore, come il romanzo che ti ho donato.
Perché non accetti ciò che è dolore?
Perché nessuno lo accetta?
Perché a 60 anni, una donna che porta i segni del tempo e di 3 gravidanze deve avere il corpo e l’atteggiamento di una ventenne?
Le rughe, i seni cadenti, la pelle ammorbidita, i capelli che incanutiscono, le linee lasciate dalle ore dai minuti dalle angosce, questi segni che vengono lasciati sulla nostra carne devono essere celati. Più  nella donna che nell’uomo.

La malattia è un altro grandissimo taboo.
Perché non è possibile integrare il dolore del malato nella società?
Perché fa così tanto orrore?
Quando c’è un parente malato le persone hanno quasi scrupolo a chiederne notizia come se fosse un insulto.
La malattia è parte della vita, mille malattie, mille malanni, non siamo fallibili, Dio non ci ha dato un corpo fallibile.

La morte!
Della morte, che non si parli mai della morte, giovanile, prematura o matura!
La morte deve essere ‘eu’, dev’essere belle e dolce.
Nessuna morte può essere dolce, la morte è un distacco che lacera di dolore i cari che si lasciano sulla terra.
Ma anche la nascita è dolore: si viene al mondo tra lacrime e sangue e placenta spezzata che non ci nutre più, si viene al mondo in un respiro che è uno shock così grande che iniziamo a gridare come pazzi, mamma e bambino, mamma e bambino coperti di sangue e liquidi organici.

Cara Margherita, se non sarai in grado di integrare la bruttezza e la brutalità del dolore nella tua giovane vita, allora non ne avrai mai una visione reale ma soltanto parziale.
Un ragazzo che conosco si dice perdutamente innamorato della realtà, ma quale realtà mi chiedo io?
La realtà è una vecchina sdentata, capelli tra il grigio e il bianco e radi, rughe a ragnatela che giungono fino alle orecchie, ma due bellissimi occhi verde tra il mare e il cielo che fendono quel volto dal dentro.
La realtà è nera di dolore e rossa d’amore, la realtà è quella vecchina terribile con bellissimi occhi verdi, non dimenticarlo Maggy.

di Sharp

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