Gli incestuosi figli di Adamo ed Eva

“Nessuno si accosterà ad alcuna sua parente carnale per scoprire la sua nudità.”

La Bibbia è chiara riguardo alla tassativa proibizione dell’incesto, tuttavia non manca di narrare numerosi casi di unioni fra familiari.

“Non scoprirai la nudità di tuo padre, né la nudità di tua madre: è tua madre; non scoprirai la sua nudità.” (Levitico, 18:7)

Lot, nipote di Abramo, aveva due figlie e con esse riuscì a fuggire da Sodoma, quando fu distrutta per volere divino a causa dell’empietà dei suoi abitanti. I tre, si narra, si rifugiarono in una grotta. La moglie dell’uomo era stata tramutata in statua di sale, per aver disobbedito alla raccomandazione divina di abbandonare la città senza voltarsi indietro e non c’erano uomini sopravvissuti nelle vicinanze. Le due donne ritenevano però necessario assicurarsi che la discendenza del loro padre continuasse, perciò decisero, prima la maggiore e poi la minore, di dar del vino da bere a Lot per concepire con lui senza che se ne accorgesse né ricordasse in seguito. Da queste unioni nacquero Moab, padre dei Moabiti e Ammon, padre degli Ammoniti.

Sul fatto che queste unioni incestuose siano realmente avvenute non concordano però tutte e tre le religioni che hanno la Bibbia come testo sacro. Per i musulmani, infatti, Lot è un profeta, che avrebbe sacrificato la verginità delle sue figlie ai Sodomiti pur di proteggere i due angeli venuti ad avvisarlo dell’imminente distruzione della sua città, ma che non può aver realmente dato origine a una discendenza incestuosa. Si tratterebbe dunque di una falsità, negata nel Corano.

“Non scoprirai la nudità della tua sorella, figliuola di tuo padre o figliuola di tua madre, sia essa nata in casa o nata fuori.” (Levitico, 18:9)

Convito_di_Ansalonne

Amnon, figlio di re Davide, si invaghì della sorellastra Tamar, donna descritta come bellissima. Consigliato dal cugino, egli si servì di uno stratagemma per restare solo con lei: si finse malato e fece richiesta al padre di avere del cibo preparato da lei. La richiesta fu accolta e, quando Tamar entrò nella sua stanza a portargli il cibo (frittelle), egli abusò di lei e poi la cacciò, con il potere derivatogli dall’essere il primogenito del re, infrangendo anche un’altra legge di allora: quella che imponeva a un uomo che avesse abusato di una donna di sposarla.

La punizione per l’incestuosa violenza venne due anni dopo, per mano dell’altro fratellastro, Assalonne, il quale, dato un rifugio a Tamar e scoperta la colpa di Amnon, lo fece uccidere in occasione di un banchetto, quando era troppo ubriaco per reagire.

Ma la Bibbia non è l’unico testo alla base di religioni che tratta il tema dell’unione fra consanguinei.

Uno dei Jataka, raccolta di storie di incarnazioni passate di Buddha, tratta dei due figli di un sovrano nati da madri diverse, Udayabaddha (Benvenuto) e Udayabaddhâ (Benvenuta), che furono forzati a sposarsi. Il fratello maschio, infatti, non voleva salire al trono e pose come condizione che trovassero nel regno una donna bellissima, uguale a un ritratto d’oro che possedeva. La cercarono ovunque, finché scoprirono che si trattava della sorellastra. I due furono così, a loro malgrado, uniti in matrimonio, ma decisero di rimanere casti e per questo non ebbero eredi, ma si promisero che, se uno dei due fosse morto per primo, la sua reincarnazione sarebbe tornata dall’altra.

A cura di Sara Ottolenghi

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