CHERNOBYL, 30 ANNI DOPO

26 aprile 1986, piena notte, esplode il reattore numero 4 della centrale nucleare di Chernobyl, Ucraina, a causa dell’ incendio di grafite presente nel nocciolo. Una quantità incredibile di isotopi radioattivi si disperde nell’ atmosfera, un danno di una portata talmente sconvolgente, da renderlo il primo incidente nucleare della storia ad essere classificato al livello 7 della scala INES.

Gli impatti dell’ evento furono enormi, su tutti i fronti, da quello delle perdite effettive, a quello delle vittime di malattie degenerate negli anni a seguire, passando per i danni ambientali, arrivando alle implicazioni sull’ economia e quelle sul piano politico. Un evento senza precedenti, che non ha risparmiato niente e nessuno, che è arrivato ad influenzare la vita della popolazione di mezza Europa e, indirettamente, del mondo intero.

Per quanto riguarda la strage di uomini, non possiamo fermarci alle 57 vittime che hanno perso la vita nell’ incidente, anzi. L’ UNSCEAR (Comitato scientifico delle Nazioni Unite per lo studio degli effetti delle radiazioni ionizzanti) ha stimato circa 4000 casi di decessi per tumore, causato dalle radiazioni, numero che cresce negli anni successivi per via del protrarsi dell’ inquinamento atmosferico.

Ovviamente i tumori sono il primo disagio alla salute che viene in mente quando si parla di Chernobyl, ma anche le malformazioni meriterebbero un capitolo sostanzioso. Si trattò di mutazioni veramente significative, definite addirittura impressionanti, di cui molti fanno anche fatica a parlare.

L’ ambiente circostante ha subito (e ancora ne porta i segni) dei mutamenti ambientali curiosi, che rappresentano uno dei più immediati segnali del disastro. Tanto per fare qualche esempio; una piccola foresta di pini della zona era diventata totalmente rossa e le rondini hanno subito una mutazione genetica. Alcune specie animali hanno smesso di fare la loro comparsa.

Ma cosa stava vivendo la popolazione bielorussa nei giorni immediatamente successivi al disastro? Cosa sapevano? Cosa sapeva tutto il resto del mondo? Quali erano le notizie al qua e al di la del muso che anora divideva l’ Europa?

Siamo già al 28 di aprile quando il mondo prende coscienza del disastro, da Stoccolma e Helsinki viene avvertito l’ allarme e si diffonde la notizia, che in Italia arriva tramite l’ Ansa nel pomeriggio, mentre le autorità sovietiche iniziano a negare, fino alla sera dello stesso giorno, quando viene diffuso un flash dalla Tass.

Il giorno seguente la catastrofe è su tutte le prime pagine delle maggiori testate d’Italia e del mondo e così, nei giorni successivi, si susseguono le ultime novità riguardanti le disposizioni sui rischi alimentari e sugli accorgimenti da portare avanti per evitare contaminazioni, nonché aggiornamenti sull’ allarmante situazione nell’ Unione Sovietica e sugli spostamenti che la popolazione sta facendo per scappare dalla nube radioattiva.

A Chernobyl intanto nessuno si rendeva conto della tragedia che si era consumata a pochi chilometri dalle loro case e, per tanto tempo, si è continuato a vivere all’ oscuro dei fatti. Le famiglie erano state allontanate dalle loro case, avrebbero vissuto in aree attrezzate campeggio, nelle quali erano state portate con autobus organizzati. Continuavano lì le loro vite senza avere idea dell’ entità del danno che avevano subito. D’altra parte, potevano sapere. I bambini giocavano, si cucinava la carne (radioattiva) alla griglia, per tutti, famiglie riunite, alcuni lo vedevano quasi come una divertente occasione di campeggio in compagnia.

E per noi oggi, cos’è Chernobyl? Una ragazza bielorussa che vive in Italia, durante il racconto delle sue testimonianze ha detto “ io sono rimasta sconvolta dal fatto che ragazzi che hanno 20/25 anni si riferiscano a Chernobyl come ‘ qualcosa di cui hanno sentito parlare’”. Ebbene sì, tutti sanno che cosa è stato, ma in fondo lo hanno capito in pochi, un disastro di ieri di cui avere una conoscenza permetterebbe una maggior consapevolezza di temi dell’ oggi.

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