La nuova rotta artica è sempre più realtà

Sembra di osservare una caccia al nuovo e sempre più incredibile, e inquietante, record. Se un tempo i mari della Siberia erano considerati solo una distesa di acque e ghiacci irti di pericoli e di desolazione, oggi si guarda a questa remota parte del mondo con occhi nuovi: con lo scioglimento dei ghiacci la rotta artica diventa sempre più percorribile, e gli interessi economici e politici correlati acquistano un ruolo di primo piano. Il mondo artico, e non solo, sta cambiando rapidamente.

Christophe de Margerie: l’apripista

Protagonista della corsa all’artico è la Christophe de Margerie, una nave gassiera russa, che, varata nel 2017 alla presenza del presidente Putin, ha già compiuto diverse imprese uniche. A poche settimane dalla sua entrata in funzione, infatti, divenne famosa come la prima nave mercantile a percorrere tutta la rotta marittima del Nord, partendo dalla Norvegia e attraccando in un porto sudcoreano senza l’ausilio di una nave rompighiaccio. Il tutto in poco più di sei giorni netti. Dati che spinsero il governo di Mosca a investire ancora più risorse in questo ambizioso progetto. Nel febbraio 2021, però, la Christophe ha compiuto il suo grande capolavoro, riuscendo a navigare da Sabetta, base industriale nella penisola di Yamal in Siberia, allo Jiangsu, in Cina, attraversando il Mar Glaciale Artico orientale in pieno inverno. Queste ostiche acque sono, generalmente, solcate tra giugno e novembre, in quanto i ghiacci ne rendevano impossibile la navigazione. Ma oggi, a causa del progressivo riscaldamento globale, il gelo lascia il campo al commercio marittimo, con profonde conseguenze tanto sui rapporti tra i governi di tutto il mondo quanto sull’ecosistema globale.

Quali sono i vantaggi della rotta artica

La rotta artica, o Nothen Sea Route, attira l’attenzione in particolare di Russia e Cina, perché permetterebbe di collegare più velocemente Europa ed Estremo Oriente: oggi la rotta principale passa per il Canale di Suez, mentre passando dallo Stretto di Bering il percorso misurerebbe solamente 5.000 chilometri. Dal 2016 al 2019 il numero di navi che hanno seguito questa rotta lungo la costa siberiana è cresciuto del 58%, registrando, dunque, un importante incremento, anche se la via classica resta, di gran lunga, la preferita. Infatti, se dal canale egiziano nel 2019 sono stati registrate circa 19.000 cargo, le acque nordiche sono state solcate da qualche centinaio di convogli. Sono diverse le difficoltà che le navi devono affrontare nel Mare Artico, a partire dalla presenza di iceberg, le temperature che mettono a dura prova scafi ed equipaggi e il ghiaccio che, comunque, resiste. Inoltre, l’ingente costo di tali viaggi rende questi traffici ancora poco convenienti, sia a causa degli elevati premi assicurativi, che della necessità di essere accompagnati da rompighiaccio. Secondo la Copenhagen Business School queste tratte diverranno economicamente sostenibili solamente nel 2040, eppure gli investimenti nella regione sono in continua ascesa.

Russia e Cina: le risorse energetiche passano da lì

La principale ragione che spinge a favore dello sviluppo della nuova rotta artica è il gas naturale. La Siberia, infatti, è ricchissima di giacimenti del prezioso combustibile, ma, vista la sua posizione geografica, ha difficoltà nel trasporto di tale, come di altre, ricchezze energetiche. Un collegamento sicuro tra i giacimenti artici e la Cina rappresenta un fondamentale obiettivo che sia Pechino sia Mosca vogliono raggiungere al più presto. Se da una parte la richiesta di materie prime ed energia è in continua crescita, dall’altra il Cremlino vuole sfruttare la sua grande ricchezza energetica, ritagliandosi, così, un ruolo nel mondo del futuro. Un chiaro esempio della partership russo-cinese è l’impianto estrattivo di Yamal LNG, situato proprio a Sabetta. Questo enorme e giovane sito estrattivo è di proprietà per il 50.1% di Novatek, società russa semi-statale leader nella produzione di gas, per il 20% e il 9,9% rispettivamente della China National Petroleum Fund e del Silk Road Fund, entrambi fondi di investimento del governo cinese. Le restanti quote appartengono al colosso francese Total. Una via sempre più sicura e percorribile in grado di collegare rapidamente il gas russo ai compratori cinesi è un obiettivo strategico di importanza mondiale. Il progetto della moderna Via della Seta, fortemente voluto da Pechino, che ha già stretto accordi anche con il governo italiano, passa anche dal mare di Ciucki e da Capo Deznev.

Il rapporto critico tra economia e ambiente

Il traffico marittimo nell’Artico, però, rischia di accentuare i già gravi problemi ambientali ed ecologici sia della zona sia dell’intero globo. Se, infatti, il mare a Nord della Russia è altamente inquinato a causa dei fiumi che vi sboccano, a loro volta sfruttati e non adeguatamente protetti dalle attività estrattive e produttive che si svolgono sulle loro sponde, l’incremento della navigazione e del settore minerario non potranno fare altro che andare a peggiorare la precaria situazione esistente. Anche dopo ripetuti disastri ambientali avvenuti sulle sponde russe negli ultimi anni, che hanno occupato le pagine dei media di tutto il mondo, le politiche sostenibili sono quanto di più lontano dalle intenzioni del colosso energetico.

La NOAA, cioè National Oceanic and Atmospheric Administration, nel suo ultimo report annuale circa lo stato di salute dell’Artico, spiega come la situazione stia velocemente degenerando, dato che aumentano caldo e piogge, mentre il ghiaccio, anche dopo annate molto nevose, fatica ad attecchire. Lo scioglimento del permafrost, di cui abbiamo parlato riguardo alla situazione in Groenlandia qui, e l’innalzamento delle acque, con conseguenti modifiche delle correnti oceaniche, sono realtà talmente grandi e ramificate che le politiche ecologiche poste in atto sino ad ora non possono essere in grado di contenere. La navigazione in questa desolata quanto delicata area del mondo inasprisce un cambiamento già in atto in negativo, l’estrazione di nuovi fonti fossili è ben lungi dal rappresentare un cambio di rotta.

La Rotta del Mare del Nord non toglierà il primato ai più classici e frequentati canali di Suez o di Panama. Il mercato che si sta sviluppando velocemente lungo le coste siberiane, però, rappresenta una ricca tratta di nicchia, potenzialmente molto lucrosa, ma anche enormemente dannosa per l’ecosistema artico. La mancanza di tutela dell’ambiente, nel 2021, non mostra più solamente uno scarso rispetto per il mondo che ci circonda, bensì una miopia senza pari. Una rotta che, proprio per le acque e i ghiacci che attraversa, dovrebbe essere controllata, studiata e, al limite più estremo, vietata, ma che in mano a Paesi poco aperti alla critica e al dissenso, e a interessi economici, anche europei, poco lungimiranti, rischia di causare l’ennesimo passo verso un mondo irriconoscibile.

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