Intervista a Cristina Erhan: la musica come strumento universale

Cristina Erhan è una giovanissima cantante italo-moldava – anzi, forse definirla solo “cantante” è riduttivo. Suona, scrive testi di pura poesia e trasmette un numero infinito di emozioni in ogni suo pezzo, dalle cover agli inediti. Di questi ultimi finora ne abbiamo solo due, Casinò Tempesta. Si potrebbe pensare che sia ancora troppo poco materiale per avere un giudizio sulla sua musica, ma fidatevi di noi: Cristina ha davvero tanto da dare, e ce lo racconta nell’intervista che le abbiamo fatto.

L’intervista a Cristina Erhan

Ciao Cristina, grazie per la tua disponibilità. Partiamo da una domanda semplice: la Moldavia è sempre stata una nazione con un’immensa cultura musicale; pensi che la tua passione per la musica sia nata anche per questo? Cosa ti ha spinto a iniziare?

La musica ha sempre fatto parte della mia vita in qualche modo e questo ha sicuramente influito su di me. Ho fatto parte del coro della scuola dalle elementari e per nove anni mi sono ritrovata a cantare o a essere circondata dalla musica quasi quotidianamente. Le nostre feste poi sono fatte al 99% di musica e di balli. Penso che tutto questo abbia avuto un peso importante e che mi abbia aiutato a coltivare la mia passione. Non penso ci sia un qualcosa che mi abbia spinto a cominciare, non penso fosse una scelta razionale in questo senso. Lo vedo come un percorso graduale, qualcosa di stratificato, nato in modo naturale. Penso di aver fatto piccole scelte durante gli anni che mi hanno portato qui oggi.

Nelle tue canzoni racconti, tra le altre cose, di ricerca della propria identità; pensi che la musica possa aiutare a trovarla?

Penso che la musica sia uno strumento universale, è affascinante quanto una canzone o una melodia possa darci. Secondo me può insegnarci tanto e spesso ci fa notare cose di cui normalmente non ci accorgiamo. 

Quando scrivo mi lascio andare completamente, non ho filtri, lascio scorrere pensieri ed emozioni insieme. Spesso infatti le canzoni sono quasi improvvisate, scritte di getto. Rileggendo il testo o suonando di nuovo la canzone inizio a vedere più chiaro, mi aiuta a decifrare quello che ho in testa e spesso anche a capire chi sono e cosa voglio realmente.

Di cosa preferisci occuparti quando scrivi un pezzo? La melodia o il testo?

Penso che l’unica costante sia la solitudine. Scrivere è una cosa molto intima per me, per cui devo essere completamente sola. Ho notato che al buio si crea un’atmosfera quasi romantica, soprattutto se da fuori entra un po’ di luce e si riesce a creare qualche gioco di colore. Poi tendo a distrarmi facilmente quindi quando suono o scrivo cerco di fare solo quello, altrimenti mi perdo via.

Nella tua musica, finora, ti sei messa molto a nudo. Hai paura di esporti così tanto o senti di star diventando più sicura nel farlo?

Devo ammettere che mi fa un po’ paura. In generale, tendo a condividere poco di me, soprattutto se si tratta di cose importanti, e raramente mi apro parlando dei miei sentimenti. Nella musica lo faccio con più libertà perché le canzoni nascono come un dialogo con me stessa. Adesso però finiscono per essere pubblicate e ascoltate da altre persone. Nonostante io utilizzi delle metafore, esse si riferiscono comunque a cose molto intime e questo mi fa sentire un po’ vulnerabile. Mi piace pensare però che qualcuno possa rispecchiarsi nelle mie canzoni, renderle proprie, adattarle alla propria situazione e magari trovare conforto. Penso anche che potrebbe essere un buon esercizio per me, per imparare a raccontarmi di più.

Cristina erhanHai scritto Casinò ben due anni fa; come mai hai deciso di pubblicare come singolo d’esordio Tempesta e non questo?

Anche se scritte a distanza di un anno, sono due canzoni che hanno molto in comune. Anzi, potrei quasi dire che parlano delle stesse cose. Quando ho scritto Tempesta ero molto contenta e l’ho fatta subito sentire a Simone Castello e Federico Carillo. Abbiamo deciso di registrarla e durante la produzione del brano mi rispecchiavo sempre di più nei suoni e nelle parole. Forse Tempesta è la versione più recente di me, del mio modo di vedere le cose e di raccontarle e penso fosse giusto farmi conoscere proprio per come sono ora. 

Nonostante la giovane età hai già partecipato a diversi eventi importanti, come il #TalenTARM all’Alcatraz. Qual è il momento più emozionante che tieni a cuore di queste serate?

Un momento a cui ripenso spesso è legato proprio a #TalenTARM e al palco di Alcatraz, ma è una situazione che vivo anche durante le altre esibizioni. È il momento dove sono sul palco, ho le luci sparate negli occhi e sento un po’ le gambe tremare perché ho paura di sbagliare le parole. Poi mi lascio andare e sento il pubblico cantare insieme a me: in quell’attimo mi spunta un sorriso. È lì che riesco a capire di voler continuare a cantare e di rendere quel tipo di esperienza una costante.

Concerto dei sogni? Sia da vivere in prima persona come artista, sia uno a cui assistere.

In questo momento il mio sogno sarebbe suonare su uno dei palchi del MiAmi Festival. Sono anni che ci vado in qualità di spettatrice e mi piacerebbe molto viverlo anche da artista. C’è un’atmosfera magica durante il festival, sembra quasi di stare altrove per qualche giorno. 

Dopo un anno di Covid e restrizioni direi che ci sarebbero troppi concerti a cui sogno di andare, ho ancora i biglietti del concerto di Willie Peyote dell’anno scorso e sogno di rivivere il MiAmi. Un’altra esperienza a cui penso da un po’ di anni sarebbe lo Sziget Festival a Budapest, secondo me è da provare.

Hai affermato di avere una relazione particolare con il tramonto, riesce a farti provare mille emozioni diverse; se fosse una canzone, quale sarebbe? 

Sono poco costante con la musica, mi annoio anche abbastanza facilmente per cui vario molto anche in termini di genere. Da poco ho riscoperto gli Alt-J e penso che Taro possa essere per me la versione musicale del tramonto. Il mood della canzone in generale, le linee melodiche e la voce del cantante riescono a trasportarmi. Guardare il tramonto con questa canzone nelle cuffie sarebbe la combo perfetta per me. 

Il lockdown è sicuramente stato un periodo molto pesante, sotto tutti i punti di vista; sei però riuscita a trarne qualcosa di positivo?

Quello che ho cercato di fare quest’anno è stato lavorare su me stessa, ascoltarmi di più e capire meglio cosa volessi. Penso che la cosa positiva del lockdown sia proprio il tempo che abbiamo avuto a disposizione per dedicarci a noi stessi. Ho avuto molto più tempo di riflessione, sono riuscita anche a vedere le cose “da fuori”, in modo un po’ più distaccato. Non è niente di concluso però, sto continuando a farlo e spero che presto riuscirò a vederne i risultati.

Ascolti tanta musica italiana (Voina, Willie Peyote etc.). C’è invece qualche artista internazionale che ti ispira particolarmente? (Personalmente, se non la conosci, consiglio tantissimo Arlo Parks)

Negli ultimi mesi ho cominciato ad ascoltare molta più musica internazionale, ci sono un sacco di artisti che mi piacciono. Girlinred per esempio mi aveva fatto molta compagnia durante il primo lockdown, ho ascoltato molto anche Billie Eilish. Un’altra artista che vale secondo me è KingPrincess, l’ho scoperta con 1950 e me ne sono innamorata. Artisti che ho scoperto più recentemente invece sono i Foals, The Jungle Giants, Wallows, Dayglow e la lista va avanti per un po’.

Pensa a quando hai iniziato a fare musica, proprio agli inizi; pensa poi a dove ti trovi adesso. Di cosa sei più fiera nel tuo percorso musicale? 

Direi due cose: aver superato le mie paure ed essere cresciuta negli anni. Sono molto timida quindi salire sui palchi le prime volte era davvero un’impresa, pensa a quando sono dovuta salire su quello dell’Alcatraz. Però sono contenta di essermi messa in gioco, altrimenti non avrei vissuto tanti bei momenti.

Sono anche contenta di vedermi evolvere, soprattutto dal punto di vista della scrittura e di sicurezza in quello che faccio. Suonando un po’ di canzoni vecchie mi rendo conto di quanto siano diverse, forse perché ero diversa anche io. Sento che pian piano inizio a sperimentare un po’ di più, a ricercare di più i testi e la melodia e questo mi dà anche molta più soddisfazione.

FONTI

Materiale gentilmente offerto da Costello’s

CREDITS

Copertina: Clizia B

Artwork by Veronica Moglia

 

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