un modo per dirlo

Un modo per dirlo

Era morto da due anni e adesso lavorava alla Morpheus. Stava ancora pensando al sogno consegnato la sera prima, quando il nuovo fascicolo piovve sulla scrivania come una colomba morta. Si allungò per leggere meglio il nome. Non poteva crederci. Attese che l’assistente scomparisse oltre la soglia e lo aprì saltando la parte anagrafica. Fermò l’indice alla voce lutti. La nonna materna, quando lei. In terza superiore la sua amica del. A 29 anni il suo ragazzo Giambo si uccise per. Nessun dubbio, era Nora.

Giambo chiuse il fascicolo e si lasciò andare sulla sedia. Avrebbe voluto chiederle scusa. La buona notizia era che poteva farlo quella stessa notte. La cattiva? Il codice deontologico della Morpheus: niente sceneggiature scritte per conoscenze ancora in vita. Se lo avessero beccato…

Provò a scriverne uno. Poi ne scrisse un altro, e questa volta era buono, ma ancora troppo lineare. Ripensò alla fatica di scrivere da vivo, al peso di dare immediatezza a ciò che immediato non è: il materiale umano. A fine giornata ce l’aveva: un sogno curvo e viscerale come un occhio in fondo a un altro occhio. Quando lo consegnò, sulla Terra l’emisfero nord iniziava a sfumare nel sonno.

Quella notte Nora non fece sogni diversi dal solito. Forse neanche sognò, o sognò senza ricordare cosa. Ma qualche giorno dopo, di ritorno da una festa coi colleghi di produzione, accese il computer e per la prima volta in vita sua iniziò un soggetto per una sceneggiatura. “Un modo per dirlo”, diceva il titolo.


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