Turchia: il ritiro dalla Convenzione di Istanbul

Cos’è la “Convenzione di Istanbul”?

La Convenzione del Consiglio d’Europa è il primo trattato vincolante al mondo per la prevenzione, l’eliminazione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne.

L’accordo si chiama “Convenzione di Istanbul” perché fu ratificata per la prima volta nella città turca e la Turchia fu il primo Paese a ratificarlo. Il Consiglio d’Europa ha promosso la Convenzione nel 2011 ed è entrata in vigore nel 2014 ed impone ai governi di adottare una legislazione che persegua la violenza domestica e gli abusi, inclusi lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili.

Il presidente Erdogan fu colui che firmò la Convenzione del 2011 e colui che lo scorso Marzo ne ha ritirato la Turchia con un decreto presidenziale. Si specula sulla motivazione che abbia spinto il presidente turco a cambiare rotta e secondo alcuni analisti l’obiettivo era accontentare i conservatori. Secondo questi ultimi, la Convenzione danneggia l’unità familiare incoraggiando il divorzio e tutti i riferimenti all’uguaglianza venivano strumentalizzati dalla comunità LGBT+.

Inizialmente, Erdogan aveva citato spesso la Convenzione per dimostrare al suo elettorato e agli spettatori internazionali che la Turchia stava avanzando nell’ambito della parità di genere vietando la violenza contro le donne, lo stupro coniugale e le mutilazioni genitali femminili.

Col passare degli anni, e soprattutto col cambio del panorama politico turco che sta diventando sempre più conservatore, Erdogan ha però adottato un carattere sempre più autoritario cedendo alla visione conservatrice che vede la Convenzione come controcorrente rispetto ai principi dell’Islam.

Fiat Oktay, vicepresidente turco, ha commentato il ritiro dalla Convenzione di Istanbul attraverso la piattaforma di Twitter :

La soluzione per elevare la dignità delle donne turche sta nelle nostre tradizioni e nei nostri costumi.

Proteste in Turchia

Dallo scorso agosto in Turchia si protesta assiduamente contro la violenza sulle donne. Le proteste non si limitano a Istanbul ma sono avvenute anche ad Ankara e nelle città di Adana e Antalya (nel sud della Turchia) e Smirne.

Le proteste sono iniziate a causa dei dati recenti sulla violenza domestica e sui femminicidi: l’anno scorso 474 donne sono state uccise secondo i dati divulgati dal gruppo per i diritti “We Will Stop Feminicide Platform”. I dati dimostrano che la maggior parte delle vittime è stata uccisa per mano dei compagni (attuali o precedenti), dai familiari o da uomini che volevano avere una relazione con loro.

Inoltre, soltanto nei primi 65 giorni del 2021 in Turchia ci sono stati 65 femminicidi. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità almeno il 40% delle donne turche è vittima di violenza compiuta dal proprio partner, rispetto a una media europea del 25%.

Le proteste sono aumentate dopo che la Turchia ha iniziato a considerare il ritiro del paese dalla Convenzione. Migliaia di donne sono scese nelle strade di Istanbul con cartelloni che leggevano “Le donne non perdonano la violenza”, “Applicate la Convenzione di Istanbul” e “Lunga vita alla solidarietà femminile”.

Le manifestazioni di protesta sono state incrementate dopo l’ennesimo caso di femminicidio: quello di Pinar Gultekin.

La studentessa universitaria di ventisette anni della provincia di Mugla, di cui è stata inizialmente denunciata la scomparsa, è stata poi trovata morta. La seguente autopsia ha dimostrato che Gultekin è stata strangolata e il suo corpo è stato poi posto in un barile, il quale è stato bruciato e poi coperto dal cemento.

Successivamente, la Polizia ha arrestato il suo ex-fidanzato, Cemal Metin Avci, il quale ha confessato di aver commesso l’omicidio.

La reazione al ritiro di Erdogan

I membri del partito di Erdogan, AKP, hanno annunciato che si occuperanno della violenza domestica tramite alcune riforme giudiziarie e la Convenzione di Ankara che baserà la sua efficacia sull’esaltazione di “tradizioni e costumi”. La risposta delle donne in circoli politici ed intellettuali è stata chiara: la suddetta tradizione turca vede le donne come cittadine di seconda classe.

La reazione americana non è tardata ad arrivare. Il presidente Biden ha dichiarato che il ritiro dalla Convenzione di Istanbul è stata una mossa deludente e uno “sconcertante passo indietro” nella lotta per la parità di genere. Ha poi aggiunto:

Tutti noi dobbiamo fare di più affinché si creino società dove le donne possano vivere libere dalla violenza

I Paesi dovrebbero lavorare per rinforzare e rinnovare il loro impegno nel porre fine alla violenza contro le donne. Non rifiutando trattati internazionali ideati per proteggete le donne e responsabilizzare gli aggressori.

A livello europeo, Josep Borell, alto rappresentate dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, ha affermato che la Turchia sta mandando “un messaggio pericoloso a tutto il mondo” sui diritti delle donne.

Su Twitter, Ursula von der Leyen ha scritto: “Le donne meritano un forte quadro legislativo per proteggerle”.

L’avvocato turco specializzato in diritti umani, Karem Altiparmak, ha affermato che l’abbandono della Convenzione sia stata significativa anche dal punto di vita legale. Lo ha paragonato ad un coup militare in quanto Erdogan ha utilizzato un decreto presidenziale, togliendo al Parlamento il suo potere legislativo.

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