La street art di Gec: tra impegno civile e opere collettive

È Gec (all’anagrafe Giacomo Bisotto), street artist cuneese, a vincere il progetto europeo Eti per il 2021, con la proposta artistica Wine in progress. L’intento è la riscoperta della tradizione di un territorio ormai sovraesposto al turismo e alla mercificazione dei suoi prodotti. Recuperare la storia di cui è pregna la terra delle Langhe significa valorizzare la memoria di uno dei luoghi più suggestivi d’Italia.

Per portare a termine il proprio intento, Gec si avvale di una modalità a lui consueta: la partecipazione del pubblico. Tramite Instagram e Facebook, il suo pubblico è chiamato a collaborare, inviando foto che ritraggano la storia della loro famiglia, legata al duro lavoro nei terreni vitivinicoli intorno ad Alba. L’opera finale sarà un pezzo di arte collettivo, nel quale la visione dell’artista intreccia storie e memorie di un’Italia passata.

Tra street art ed opere collettive

Artista eclettico, tra le mani di Gec ogni superficie può convertirsi in una tela bianca. Le sue opere sono installazioni temporanee e non autorizzate sui muri delle principali città italiane (ma anche dietro a qualche angolo di New York e per le strade di Parigi) o quadri esposti nelle gallerie d’arte. Nella visione dell’artista, il fatto stesso che le opere siano effimere, in quanto soggette alle intemperie, ne costituisce un valore aggiunto. Le installazioni temporanee sui muri della città non portano firma, anche se il suo stile è inconfondibile.

La sua arte stimola quindi suggestioni inedite, invitando a riflettere su temi di interesse sociale, come il rapporto tra uomo, natura e tecnologia. Ma anche i disagi di classe, la disoccupazione e, in generale, i problemi legati al nostro particolare periodo storico. Nella sua visione, il compito degli artisti oggi è di creare opere d’arte che immortalino la realtà contemporanea. E questo lui lo fa in modo magistrale.

Quale che sia la natura dell’opera, che si trovi in strada o esposta in una galleria, una dinamica ricorrente nelle creazioni di Gec è la partecipazione attiva. Tramite call to action sulle proprie pagine social, l’artista invita i propri follower a partecipare nei modi più disparati, creando in questo modo, più che opere collettive, delle vere e proprie raccolte delle storie d’Italia.

Generazione senza miti

A prima vista, l’opera forse più iconica di Gec lascia attoniti. Il profilo di Marilyn è inconfondibile, ma la particolare rappresentazione, con le cuffie da centralinista alle orecchie, crea disorientamento. Sullo sfondo si intravedono delle scritte: sono decine di fogli di appunti di studenti universitari. Gec ha chiesto loro di inviargli gli appunti dell’esame più difficile che hanno dovuto sostenere all’università. Le loro parole, scritte fitte su decine di fogli di carta, sottolineate, cerchiate, rilette chissà quante volte, fanno da sfondo all’opera. Il titolo, di per sé esplicativo, è 89.24.24 – Generazione senza miti.

L’intento dell’artista è di creare provocatoriamente un contrasto tra l’immagine dell’icona fascinosa per eccellenza e il ruolo di centralinista di un call center, uno dei lavori più alienanti del nostro tempo. La sovversione dei ruoli è inaspettata, l’effetto sullo spettatore è contemporaneamente di straniamento e di avvicinamento. Questo perché Gec ha la capacità di arrivare, con le proprie opere, a colpire la sensibilità di un pubblico molto ampio e variegato.

In questa, come in molte altre delle sue opere, lo stile è minimalista, semplice, fatto di linee nere e spazi bianchi. Pur nella loro semplicità, esse riescono a proporre una visione sovvertita dell’ordine delle cose, invitando la mente a trovare soluzioni cui non è avvezza, che esulano dai normali schemi di pensiero, verso interrogativi riguardo la vita di tutti i giorni.

L’impegno civile

Una delle opere dove è più evidente l’impegno politico e sociale di Gec è Omaggio a Pellizza da Volpedo. La call to action è stata avviata via Facebook, dove l’artista ha invitato il proprio bacino di follower a inviargli caratteri particolari della loro silhouette in forma anonima. L’intento di Gec era quello di rappresentare coloro che, per motivi geografici o di altro genere, non fossero riusciti a recarsi in Val di Susa per unirsi alle proteste No-Tav. I loro profili sarebbero andati a comporre la folla del quadro, riproduzione dell’avanzare lento e inesorabile della folla di Quarto stato.

Il poster è stato affitto a Giaglione, vicino a Chiomonte, uno dei luoghi simbolo sui quali si incardina la battaglia No-Tav della Val di Susa. L’opera è stata in seguito danneggiata ad opera di vandali rimasti sconosciuti, ma è lo stesso Gec a riconoscere che tali rischi fanno parte del gioco, e forse, aggiungiamo noi, anche del fascino delle sue installazioni.

I Gratta&vinci: il sipario sulla città

Cala la notte è una monumentale opera di sei metri per tre, realizzata utilizzando all’incirca dodicimila Gratta&vinci raccolti grazie alla partecipazione del pubblico. Ad affiancare Gec nella realizzazione vi è stato anche il gruppo “Fate il nostro gioco”, ideato dai torinesi Paolo Canova e Diego Rizzuto (un matematico e un fisico), che da anni si dedica allo studio dell’inganno del gioco d’azzardo.

L’immagine evoca un senso di attesa, forse di un cambiamento che possa finalmente portare a una svolta della vita, a una ricchezza salvatrice, mentre si attende che passi la notte. Questa è solo una delle interpretazioni cui conduce l’opera di Gec, la quale volutamente lascia aperte più opzioni interpretative. L’opera, di estrema suggestione, è apparsa anche in un documentario, fruibile tramite la piattaforma Prime Video, dal titolo Vivere alla grande.

In 6 metri per tre di lavoro ci sono 2073 Gratta&vinci. Il totale del valore di acquisto è di 10377 euro spesi per acquistarli. In Italia ogni 32,5 secondi si spendono questi 10377 euro. E lo 0,82% è la probabilità che tra tutti questi Gratta&vinci ce ne sia almeno uno che ti faccia vincere questi diecimila euro.

La Biennale di Venezia

La tematica del gioco d’azzardo è stata al centro anche di un’altra installazione di Gec, realizzata nel 2012 nell’ambito della Biennale di Venezia, il cui tema era Epidemic Happyness. L’artista cuneese aveva disseminato la laguna veneziana di girandole, realizzate con Gratta&vinci, in seguito portate via sia dai bambini che dagli adulti. Il desiderio irrazionale e al contempo impulsivo dei bambini di prenderle è il filo rosso della metafora che collega l’opera al desiderio, irrazionale e impulsivo, del giocatore d’azzardo.

L’impegno sociale di questo artista e il suo talento nel saper fornire spunti di riflessione su tematiche sociali di interesse comune lo rendono sicuramente un riferimento sul panorama nazionale.


CREDITS

Tutte le immagini provengono dalla pagina Instagram di Gec, per gentile concessione dell’artista

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