Ddl Zan: 1091 giorni dopo, dalla Camera al Senato

Il 28 aprile il disegno di legge Zan, che prende il nome dal suo relatore e deputato del Partito Democratico Alessandro Zan, è stato calendarizzato dalla Commissione giustizia, dopo 1091 giorni dal suo arrivo in Parlamento. Si fisserà dunque una data per la discussione e se verrà approvato definitivamente in aula, il progetto potrà essere convertito in legge. Dopo la sua approvazione alla Camera, la legge contro l’omotransfobia, misoginia, abilismo e più in generale contro ogni violenza e discriminazione per orientamento sessuale e di genere, vede la possibilità di essere discussa e messa ai voti anche al Senato.

La sua approvazione in Senato istituirebbe in Italia nuovi reati, oltre all’istituzione di una giornata nazionale contro le discriminazioni e lo stanziamento di quattro milioni di euro all’anno per iniziative di contrasto al fenomeno. Il titolo del Disegno di legge, che raggruppa al suo interno altri disegni di legge e normative precedenti, è definito precisamente come “misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale, sull’identità di genere e sulla disabilità”.

Una definizione ampia attenta a non cadere nel fraintendimento, distinguendo la nozione di sesso da quella di genere, dove con quest’ultima si intende qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse al sesso. Le pene previste per la violazione di questa legge vanno dalla reclusione fino a un anno e 6 mesi o una multa fino a 6.000 euro per chi istiga o commette atti di discriminazione, e fino ai 4 anni di reclusione per chi partecipa o favorisce le organizzazioni, i movimenti e i gruppi che hanno come scopo, o uno degli scopi, l’incitamento alla discriminazione o alla violenza, come già delineato dall’articolo 604-bis del codice penale.

Primi passi

La calendarizzazione al Senato del Ddl Zan è stata invocata con urgenza il 23 marzo, in seguito alla pubblicazione sui social di un video di un’aggressione subita da una coppia di ragazzi da parte di uno sconosciuto. Ma del Disegno di legge Zan non si era più parlato dal 4 novembre, da quando era stato approvato alla Camera con 265 voti favorevoli e 193 contrari. In questa occasione il testo, che originariamente conteneva misure di prevenzione e di contrasto per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, ha esteso maggiori tutele alla disabilità. La possibile approvazione della legge è stata salutata dal presidente della Camera, Roberto Fico, come un passo importante.

Le opposizioni, d’altra parte, hanno fortemente contrastato l’approvazione del Disegno di legge, considerato come “liberticida”, in quanto introduce, secondo queste, “il reato d’opinione”. Le associazioni LGBT+ si sono mostrate favorevoli al provvedimento Zan nella formula in cui è stato presentato alla Camera. Questa, infatti, è vista come una prima vittoria che fa ben sperare sull’approvazione definitiva del provvedimento. La discussione generale alla Camera era iniziata lo scorso 3 agosto, ma in questo contesto le opposizioni, guidate da Lega e Fratelli d’Italia, avevano presentato l’eccezione di costituzionalità, con intento ostruzionistico. Il caso di cronaca ha così riaperto un blocco, facendo riemergere le problematiche e le necessità della nostra società.

Una volta sbloccata la discussione, a fine marzo era stata prevista una riunione dell’organo della Commissione Giustizia, che ha il compito di decidere il calendario dei lavori, ma è stata infine rinviata dal presidente della Lega Andrea Ostellari, che ha così allungato ulteriormente i tempi dell’arrivo della legge al Senato. Lo stesso Ostellari ha successivamente dichiarato che sarà lui stesso il relatore del ddl: «Il regolamento prevede che il relatore di ciascun disegno di legge sia il presidente della commissione, che ha la facoltà di delegare questa funzione. Per garantire chi è favorevole al ddl e chi non lo è, tratterrò questa delega». Questa decisione non è stata esente dalle critiche, soprattutto da chi sostiene il ddl.

Ddl Zan: un risultato che non ha colore politico

Il disegno di legge risponde a una situazione concreta, resa evidente dai continui casi di cronaca all’ordine del giorno. L’Italia è uno dei pochi paesi europei a non avere una norma specifica che protegga adeguatamente le persone della comunità LGBT+. In Inghilterra, il governo conservatore di Cameron ha introdotto nel 2010 la tutela delle persone da vari tipi di discriminazioni, incluse quelle basate sull’orientamento sessuale. Allo stesso modo, la Francia già nel 2004, durante la presidenza di Chirac, aveva introdotto una legge contro l’omofobia, anno in cui ha istituito l’Alta autorità per la lotta contro la discriminazione e per l’uguaglianza.

Nel 2004, il governo portoghese di centrosinistra di Sampaio ha inserito nella Costituzione il divieto di ogni forma di discriminazione basata sull’orientamento sessuale. La Grecia ha introdotto già nel 2005 una legge sulla parità di trattamento indipendentemente dall’origine etnica e dall’orientamento sessuale. Il testo del codice penale della Spagna approvato nel 1995 considera il movente transfobico come aggravante di alcune infrazioni penali.

Secondo l’European LGBTI Survey 2020, in Italia più di una persona LGBT+ su due non fa mai o quasi mai coming out e nove su dieci considerano che il loro paese non si impegni in una lotta efficace ed effettiva contro l’intolleranza e il pregiudizio. Da tempo Arcigay, la principale associazione italiana per i diritti degli omosessuali, parla di un aumento delle segnalazioni dei casi di violenza. La Carta europea dei diritti fondamentali condanna già tutti i tipi di discriminazione per orientamento sessuale, identità di genere e disabilità. La necessità è quindi quella di aggiungere queste specifiche all’art. 604-bis del Codice penale, per non lasciare troppo spazio alle interpretazioni.

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