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Una tragedia che si ripete: Rana Plaza e i grandi Brand

Sono passati ormai otto anni dalla tragedia di Rana Plaza, e tuttora non si fa abbastanza per proteggere e tutelare i lavoratori tessili.

Finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui.

La tragedia in Bangladesh

Nel 2013 morirono 1134 impiegati a causa del crollo di un grande complesso manifatturiero di ben otto piani a Dacca, in Bangladesh. La drammatica vicenda ha scatenato molta indignazione: tantissimi attivisti si sono mobilitati sin da subito per denunciare l’accaduto cercando di creare maggiore consapevolezza soprattutto da parte dei consumatori, che spesso ignorano quello che si cela dietro al capo acquistato.

Mortalità, diritti negati, sfruttamento. Tutto ciò non è svanito, permane come una malattia all’interno della nostra società, del modo di pensare e concepire la realtà. Un urlo vivido, silenziato da chi porta avanti i propri interessi calpestando senza riguardo la vita di milioni di lavoratori. Cosa siamo diventati o cosa siamo sempre stati? Perché ancora si verificano episodi così drammatici?

I grandi Brand del fashion system negarono di essere al corrente del fatto che i loro capi d’abbigliamento venissero prodotti nello stabilimento di Dacca, per questo motivo gli attivisti decisero di scavare con le proprie mani, proponendosi come fine quello di cercare etichette del brand e di mostrare il legame tra le aziende di moda e lo stabilimento tessile situato in Bangladesh.

Dopo tutto questo tempo la situazione rimane critica, si è fatto ben poco e molti lavoratori continuano a perdere la vita senza nessun intervento deciso e mirato a eliminare tali soprusi e violazioni. Perché l’Europa non si mobilita per mettere fine a questo scempio? Perché la maggior parte delle super potenze internazionali finge di non vedere?

Le risposte a tali domande contengono argomentazioni complesse e varie che mirano soprattutto al soddisfacimento dei propri interessi e guadagni, ma non solo.

La tragedia attuale

Eppure realizzai per davvero quanto caotica e in prestito fosse la mia fortuna, la fortuna d’essere nato sulla guancia giusta del mondo, soltanto quando un vecchio, per strada, pianse e disse: “Sei bianco come Dio”.

[…] Il modo migliore per creare speranza in luoghi che paiono esserne privi è alzarsi e mettersi al lavoro. Esci e impegnati per migliorare le cose, perché se aspetti non lo faranno mai. Il mondo riflette il tuo stato d’animo: riempi te stesso di speranza, e la speranza fiorirà tutto intorno a te.

Nel 2020 dodici operai tessili sono stati uccisi da un’esplosione in uno stabilimento del Gujarat, in India;  nel marzo dello stesso anno, in Cairo, sono morte una decina di persone, ferite da un incendio in una fabbrica che produceva abiti. Pochi mesi dopo, sempre in Egitto, crollò un edificio di dieci piani; morirono 8 lavoratori, mentre i feriti furono 29. Ritornando in Bangladesh, recentemente si è verificato uno tra i tanti incendi in uno stabilimento tessile, i feriti sono stati 42.

L’accordo

Dopo il 2013, più di 200 brand tra cui H&M, Zara, Index e Adidas hanno firmato l’Accord on Fire and Building Safety, un contratto vincolante che assicura che i lavoratori tessili del Bangladesh lavorino in un ambiente in piena sicurezza. I controlli sono iniziati e ne sono stati portati a termine 38.000; più di 1600 stabilimenti controllano le condizioni di vita di milioni di impiegati tessili.

L’accordo scade questo mese e molti attivisti si stanno muovendo per chiedere ai brand di firmare un altro contratto che sia internazionale, al fine di garantire la sicurezza dei lavoratori tessili anche in altri Paesi ed estendere la prerogativa a livello globale.

Pandemia: il Covid-19 ha reso tutto più complicato

In un Paese come il Bangladesh, praticare il distanziamento sociale o obbligare gli operai a portare la mascherina fino a quindici ore al giorno, in stabilimenti bollenti, non funziona. […] È diventata una questione del tipo ‘lascio la mia famiglia senza mangiare o rischio di prendere il Covid-19? Naturalmente la famiglia ha la priorità’.

La pandemia ha messo in risalto ulteriori e già esistenti problematiche. Molti lavoratori tessili hanno perso il lavoro o ne è stato ridotto l’orario. Uno studio condotto da Waker Rights ha riportato dati sconvolgenti: l’80% dei lavoratori non riesce a trovare un impiego dall’anno scorso.

Dal 14 aprile il Bangladesh è ancora in quarantena per via dell’aumento dei contagi. Quello che impressiona è che il settore tessile è stato esonerato nonostante l’elevato rischio. Si aggiunga a questa situazione, critica e dannosa, il fatto che i fornitori sono costantemente messi sotto pressione. Il motivo si traduce nella produzione dei capi d’abbigliamento con scadenze strette e a prezzi ridotti. Si teme che la vicenda possa peggiorare con i brand che cercheranno di recuperare i guadagni persi durante gli scorsi dodici mesi.

In concomitanza alla pandemia sono aumentate le attività anti-sindacali, una conseguenza dei licenziamenti tra i membri dei sindacati e attivisti del lavoro. Questo caso ha ridotto la capacità degli impiegati di prendere un salario adeguato e di far rispettare i propri diritti.

Con il Covid-19 sono aumentati anche i casi di molestie sul lavoro, fra cui quelli di violenze sessuali. Riportiamo il caso di una giovane ragazza ventenne, Jayasre Kathiravel, lavoratrice tessile violentata per mesi e uccisa dal suo supervisore in uno stabilimento deputato al fornimento di H&M in India.

Il colosso ha dichiarato di aver immediatamente attivato un’inchiesta indipendente per indagare sulla tragica vicenda e sulle molestie perpetuate.

 

Il ruolo dei consumatori

Spesso quando si leggono queste notizie si pensa che siano questioni lontane dal nostro ordinario o dalla quotidianità: questo ci rende un po’ tutti privi di azione, ci fa pensare: “Non posso farci niente”. Questo è il vero problema, il vero cancro che si sta diffondendo in maniera capillare all’interno della nostra società; talmente infido che ha raggiunto le periferie del sistema mondo in cui siamo costantemente immersi.

I consumatori possono compiere molte azioni, come cercare di responsabilizzare i brand o, nel momento in cui si acquista un capo, accertarsi della sua provenienza. Inoltre, ci si può tenere sempre informati e soprattutto denunciare le violazioni.

La libertà è uno dei doni più preziosi dal cielo concesso agli uomini: i tesori tutti che si trovano in terra o che stanno ricoperti dal mare non le si possono agguagliare: e per la libertà, come per l’onore, si può avventurare la vita, quando per contrario la schiavitù è il peggior male che possa arrivare agli uomini.


FONTI

Vogue.it

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