Dipinto di Telemaco Signorini

Muse mute e invisibili: Camille Claudel, la scultrice dell’ombra

A scuola, durante l’ora di storia dell’arte, è raro studiare opere realizzate da artiste. L’arte non è un’attività autonoma e libera, ma soggetta alle accademie, alle istituzioni culturali, agli organismi economici e familiari. Le donne sono state tenute lontane dalle professioni artistiche e dalla formazione fino al 1870. Per questo, quando visitiamo i musei, la presenza di figure femminili come soggetti dei quadri è ampiamente diffusa, mentre è più difficile imbattersi in opere di donne esposte. La difficoltà ad accedere ai luoghi di istruzione e formazione e alle botteghe degli artisti impedì quindi a lungo alle donne di emergere e dimostrare il proprio talento.

 “Where Are The Women Artists?” 

Fin dal Rinascimento, le accademie d’arte erano riservate agli uomini, limitando fortemente le possibilità di formazione per le donne. Spesso relegate al ruolo di muse o soggetti passivi delle opere d’arte, le artiste dovevano faticare il doppio per essere riconosciute e apprezzate per il loro talento. Inoltre, le tematiche affrontate dalle artiste venivano spesso considerate frivole o di scarso valore artistico: la vita domestica, le relazioni familiari e l’interiorità femminile erano ritenute inferiori rispetto alle scene storiche, mitologiche o religiose tradizionalmente appannaggio degli artisti uomini.

Il problema principale fu l’assenza di opportunità per apprendere ed esercitarsi con tecniche e mezzi adeguati. Le donne dovettero lottare e spesso vennero derise o etichettate in modo dispregiativo per aver inseguito le proprie aspirazioni. Lacerate da una costante ambivalenza, divise tra aspirazioni e aspettative sociali, si sentivano indebolite nella loro autostima, combattute tra ciò che volevano essere e ciò che la società pretendeva da loro.

Del sogno che fu la mia vita, questo è l’incubo

Camille ClaudelCamille Claudel è la prima scultrice che raggiunge la notorietà per il suo genio e per la sua bravura, che vive sola, possiede un atelier con i suoi modelli e i marmi. Nonostante ciò, è conosciuta principalmente per essere stata l’allieva e amante di Auguste Rodin e la sorella del poeta Paul Claudel. Quest’ultimo la descrisse così: 

“Mia sorella Camille aveva una bellezza straordinaria, ed inoltre un’energia, un’immaginazione, una volontà del tutto eccezionali. E tutti questi doni superbi non sono serviti a nulla: dopo una vita dolorosa è pervenuta ad un fallimento completo”

La famiglia ha accuratamente occultato la vicenda di Camille Claudel per via dello stigma connesso alla malattia mentale.

“Mi si rimprovera (crimine spaventoso) di aver vissuto da sola, di passare la mia vita con dei gatti, di avere manie di persecuzione! È a causa di queste accuse che sono incarcerata come un criminale, privata della libertà, privata del cibo, del fuoco e delle comodità più elementari” 

Camille Claudel nasce a Fère-en-Tardenois nel 1864, dopo la prematura morte del fratello maggiore. Con la madre sviluppa un rapporto complesso e anaffettivo, mentre il padre la supporta, incoraggiandone il talento artistico. Nel 1881 si trasferisce con la famiglia a Parigi, dove riesce ad entrare all’Accademia Colarossi, l’unica istituzione artistica aperta anche alle donne. Grazie al suo talento viene presentata come l’allieva più dotata a Rodin, che rimane colpito inesorabilmente dalla bellezza, dalla giovinezza e dal genio artistico della scultrice. Camille divenne modella e musa ispiratrice di Rodin. È un’allieva così abile da aiutarlo nella realizzazione di mani e piedi per le sculture della Porta dell’Inferno.

Un amore segreto

Rodin ha da molti anni una relazione con una giovane donna di buona famiglia, ma ciò non gli impedisce di avere una storia d’amore con la giovane allieva. Così si incontrano di nascosto in un castello lontano dagli occhi di tutti.

Rodin la ama intensamente:

«Ti amo con furore», le scrive, «abbi pietà di me, crudele, abbi pietà. Non posso passare un giorno senza vederti, diventerei pazzo. Non esistono altre donne, la mia anima ti appartiene. Non ci credi, ma io piango…»

Maestro e allieva diventano ben presto amanti. Camille Claudel dà nuova linfa vitale all’arte di Rodin: le sue figure si addolciscono, diventano più morbide e sensuali. Nel frattempo, lui le insegna come infondere vita nel marmo. La carriera di Camille Claudel decolla, ma il lungo rapporto tormentato che la lega al suo mentore finisce per consumarla. Nonostante le sue promesse, lo scultore si rifiuta di sposarla non riuscendo neanche ad ottenere il relativo riconoscimento pubblico della sua posizione. Oltre ad essere distratto da altre amanti, Rodin è legato da molti anni a Rose Beuret, la donna che gli ha dato un figlio e che, alla fine, deciderà di sposare.  

Da passione d’amore e d’arte, Rodin diviene per Claudel una persecuzione: 

“Conosco la mano malevola che lavora nell’ombra per allontanare da me tutte le amicizie, tutte le buone volontà, perché io arrivi a implorare il suo aiuto e lo faccia passare per un benefattore”

Il risentimento nei confronti di Rodin logora la sua intera esistenza, non venendo distratta neppure dalla relazione con Debussy. Si trascura e la sua salute mentale diventa sempre più fragile. Muore nel manicomio di Montfavet nel 1943, dopo quarant’anni di internamento. 

Camille Claudel Scultura
L’età matura, 1898, Museo Rodin di Parigi.

La massima gloria di una donna è che non si parli di lei

La storia di Camille è stata raccontata allo scopo di completare quella di Rodin. La sua vita non era considerata al di fuori della sua relazione con l’artista. Camille è vissuta all’ombra dell’uomo che amava: infatti, per molto tempo, la sua figura era conosciuta solamente in quanto allieva e amante, come se non avesse una vita propria. Il suo destino era legato a quello di Rodin.

La presentazione delle donne avveniva soltanto in rapporto agli uomini. Le donne sono state relegate in ruoli marginali: muse, comparse e presenze silenziose. I loro temi venivano considerati di minore importanza, perché riguardavano mondi domestici e privati nei quali le stesse convenzioni sociali le avevano confinate. Era difficile emergere in un mondo fatto ad immagine e somiglianza degli uomini. Il gentil sesso era oggetto dell’interesse degli uomini dai quali esclusivamente era descritto. Come musa ispiratrice, la figura femminile pervade la poesia, la letteratura e l’arte.

C’è un netto contrasto: nel mondo immaginario la donna domina la vita dei re; invece nella storia è assente. Per prima cosa le donne hanno dovuto scavalcare il muro delle opinioni maschili che blocca ogni loro azione. Lo sconforto vinse molte ragazze  le quali ritenevano di non essere in grado di riuscire nei loro progetti. Camille è quella donna che a metà Ottocento ha lottato per praticare la sua arte infrangendo molte regole e tabù, e riuscire a studiare a Parigi nonostante le pressioni della madre severa e distante. 

Un «percorso dell’esclusione» 

Camille trascorse gli ultimi anni della sua vita nella solitudine del manicomio, abbandonata da tutti e soprattutto dalla famiglia. Neppure Paul, il suo caro fratello, rispondeva alle sue lettere nelle quali chiedeva di farle visita e di aiutarla ad uscire. Nessuna di quelle lettere venne spedita, finivano tutte nelle cartelle cliniche come prova della malattia. La sua arte era stata messa a tacere, anche la sua voce doveva divenire muta per timore ancora dello scandalo sociale. 

Gli ospedali psichiatrici divennero i luoghi predisposti a gestire l’“anormalità” fino a farne perdere le tracce. Ci sono pregiudizi verso la femminilità, per cui bastava condurre uno stile di vita non conforme alle aspettative per essere internate.

Loquace. Instabile. Incoerente. Stravagante. Capricciosa. Eccitata. Insolente. Indocile. Bugiarda. Impertinente. Cattiva. Prepotente. Ninfomane. Impulsiva. Nervosa. Erotica. Allucinata. Irrequieta. Ciarliera. Irriverente. Petulante. Maldicente. Irosa. Piacente. Smorfiosa. Irritabile. Clamorosa. Minacciosa. Rossa in viso. Esibizionista. Menzognera. Dedita all’ozio. Civettuola. Questo era l’elenco che raccoglieva le trentatré sintomatologie per le quali durante il ventennio fascista si poteva internare una donna. 

Spesso erano le famiglie stesse che chiedevano il ricovero di una congiunta, perché intollerante alla disciplina, poco incline alla cura della casa, desiderosa di spendere qualche soldo in futilità. Gli uomini tornati dalla guerra trovarono donne cambiate, perseguitate dai ricordi, non più capaci di accudire la famiglia. Il manicomio, affollato da donne “sane trattate come pazze solo per punizione”, diventava uno strumento per punire e controllare. L’internamento diventò il modo più sbrigativo per liberarsi di uno scomodo problema.

Dopo che le donne avevano cominciato ad uscire dalla loro condizione di subalternità per conoscere il mondo esterno, i loro mariti e gli uomini, sentendosi minacciati, le hanno dichiarate pazze e rinchiuse di nuovo tra alte e spesse mura. 

Una stanza tutta per sé

Camille Claudel scultura
Il valzer, 1883-1905, Museo Rodin di Parigi.

Il Musée Camille Claudel a Nogent-sur-Seine è stato aperto nel 2017 per esporre le sue sculture e restituisce dignità ad un’artista dimenticata. Finalmente le è stato riconosciuto il suo valore come scultrice e ha avuto uno spazio dedicato tutto a lei. Non è più solamente l’amante nella vita di Auguste Rodin.

Camille non ha potuto dedicare tutto il suo tempo all’arte e alla scultura perché non poteva studiare senza essere continuamente interrotta da qualche problema personale o dai rimproveri della madre e del fratello che ritenendo di farlo per il suo bene le imponevano come comportarsi. Invece che pensare alla sua carriera come gli altri artisti doveva svolgere altre attività come quelle domestiche senza nessuno ad aiutarla. Nelle lettere rimpiange spesso di non aver usato i soldi per comprare bei vestiti e cappelli per andare agli eventi dove fare esperienza. Suo fratello ha potuto fare la vita del poeta e scrivere i suoi versi nel suo studio senza difficoltà.

Alla fine, Camille cedette al peso opprimente delle aspettative, della solitudine e dell’incomprensione. La situazione peggiorava perché erano incomprese e spesso queste emozioni, quando non erano ignorate e minimizzate, venivano medicalizzate e interpretate come sintomi di disturbi psichici. Storie come la sua attendono ancora di essere scoperte e raccontate.

Fonti

Credits

  • Copertina, La sala delle agitate al San Bonifazio in Firenze, 1865, Telemaco Signorini, Galleria internazionale d’Arte Moderna Ca’ Pesaro, Venezia.
  • Immagine 1
  • L’età matura
  • Valzer

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.