Il ruolo della NATO secondo ASSP UniMi

 

In tutta Italia ormai sono sorte le ASSP, acronimo di Associazione Studenti Scienze Politiche, che servono come banco di prova agli studenti della facoltà prima di inserirsi in un contesto lavorativo reale. Quella della Statale di Milano nasce nel maggio 2015 grazie a uno dei ragazzi iscritti alla facoltà di Comunicazioni Internazionali, il quale aveva assistito all’incontro di una ASSP di un’altra città. Con altri studenti del suo stesso corso, spinti dalla voglia di colmare il divario tra mondo scolastico e mondo lavorativo, passano due mesi a regolarizzare il tutto. Durante le  tavole rotonde, votando a maggioranza, creano lo statuto ufficiale della ASSP UniMi ed eleggono il tesoriere, il segretario e il presidente d’associazione attualmente in carica Dario Caponigro. Dopo questa prima esperienza diplomatica democratica, nel settembre 2015 cominciano a prendere forma i primi eventi, che concretizzano la ragione di esistere dell’associazione. Grazie ad un professore referente della facoltà di Comunicazione Internazionale della Statale, i ragazzi ottengono il permesso di utilizzare alcune aule per le conferenze. Queste ultime sono rivolte a chiunque sia interessato, con ingresso gratuito, ad informarsi ed approfondire le proprie conoscenze sull’attualità. Di volta in volta invitano un esperto a parlare dell’argomento che sentono il bisogno di indagare.

Giovedì 3 Marzo ha avuto luogo, nell’aula studio di via Laghetto, la conferenza che riguarda il ruolo della NATO (North Atlantic Treat Organization) nelle scacchiere internazionali.

La domanda sorge dalla prerogativa che aveva fatto nascere la NATO stessa nel 1949, cioè l’esigenza durante la guerra fredda, di consolidare le alleanze del mondo occidentale per la sicurezza nell’area atlantica contro l’URSS. Una volta caduto il muro di Berlino, che necessità ha avuto questa lega politica e militare di continuare ad esistere? La ASSP chiama Paolo Iancale, direttore di Zeppelin-una rivista sulla politica internazionale, a rispondere al loro quesito. L’appuntamento era alle 18, che per i milanesi vuol dire automaticamente “aperitivo”, infatti non mancavano vino, focaccia e pizza per distendere gli animi. Le sedie erano quasi tutte riempite da ragazzi di vent’anni, fatta eccezione per qualche signore di mezza età. Paolo Iancale introduce l’argomento narrando le origini della NATO ed elencando alcune date chiave della sua storia. L’ultima è quella fatidica dell’11 settembre 2001 in cui gli Stati Uniti, in seguito agli attacchi terroristici, invocarono l’articolo 5, dichiarando una zona dell’area nord atlantica sotto attacco e richiedendo una reazione militare da parte dei membri della NATO. La coalizione internazionale sembra quindi aver perso il suo antico nemico, ma non la sua funzionalità di organizzazione militare, entrando in una guerra che continua ancora oggi. Paolo Iancale analizza il ruolo degli USA all’interno della coalizione, aiutandosi con alcuni grafici che mostrano le quote all’interno della NATO e gli investimenti nel traffico d’armi dei vari paesi. Ne risulta una predominanza americana, che si fa angelo custode della declinante Unione europea, a patto che durante le missioni di guerra in giro per il mondo abbia un ruolo e che appoggi le decisioni degli Stati Uniti rispetto alla politica estera. In questo modo, allude Iancale, l’UE può continuare a non schierarsi nelle questioni più scottanti, a non investire cifre ingenti in spese militari, ma a preoccuparsi delle proprie problematiche interne, quali la crisi economica e l’afflusso sempre più insistente di migranti semiti e africani. Il discorso continua prendendo in analisi la posizione della Russia. Paolo Iancale illustra la sua teoria secondo la quale il tipico comportamento russo sia arrivare con i soldi dove non riesce ad arrivare con la diplomazia. Fa l’esempio del Montenegro, unico sbocco sul Mediterraneo che potrebbe essere un alleato russo. Gli Stati Uniti, consapevoli dell’importanza che ha per la Russia avere questa base, soprattutto se si guarda ai disordini che dal medio oriente sembrano stare dilagando in Europa attraverso il mare, stanno spingendo lo stato ad entrare nella NATO. Democraticamente parlando sarebbe un vantaggio per il Montenegro, se non che i ricchi imprenditori russi marcano il terreno comprando spiagge, stabilimenti balneari, palazzi, hotel al quale ha libero accesso solo il cittadino russo. Un po’ grazie a queste affermazioni provocanti, un po’ grazie al vino disinibitore, il pubblico si rende attivo prendendo parola per dire la propria opinione o per fare domande, alle quali l’ospite risponde restando il più obbiettivo possibile, aperto al dialogo con i ragazzi per uno scambio alla pari. La discussione si conclude con applausi e strette di mano. I partecipanti, dopo aver parlato per tre ore di guerra, armi e disagio, si spostano nel locale di fronte all’aula studio per godersi la pace del paese in cui vivono. Con le mani legate, per ora, rispetto a decisioni di portata internazionale, bevono e ridono, consapevoli del privilegio che hanno di potere ancora parlare con distacco di operazioni militari ed alleanze internazionali.


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