Un’attivista climatica per il continente africano: Vanessa Nakate

Abbiamo tutti sentito parlare della svedese Greta Thunberg e dei suoi preziosissimi Fridays For Future. Fortunatamente, però, Greta non è sola. In tutto il mondo sono sempre di più gli attivisti che si battono per la giustizia climatica e per lo sviluppo sostenibile: tra costoro, c’è l’ugandese Vanessa Nakate. Ispirata proprio da Greta, la giovane attivista africana ha iniziato a scioperare per il clima da gennaio 2019. E non si è più fermata.

Vanessa ha da poco compiuto ventiquattro anni ed è una studentessa di gestione aziendale presso la Makerere University Business School, a Kampala, capitale dell’Uganda. Dopo aver sentito parlare delle manifestazioni dei Fridays For Future, ha iniziato ad informarsi autonomamente sul cambiamento climatico, un tema che normalmente non viene trattato nelle scuole. Ha quindi deciso di protestare, sola, di fronte al Parlamento dell’Uganda, con un cartello che recitava “Amore verde, pace verde”.

 Nonostante le derisioni dei compagni di corso, Vanessa non si è data per vinta e ben presto molti altri giovani hanno iniziato a partecipare ai suoi scioperi, volti in particolare alla salvaguardia della foresta pluviale congolese, da tempo minacciata dalla crescente deforestazione. Si tratta di una vera emergenza ambientale, perché ingenti parti di foresta vengono distrutte a causa degli incendi, che spesso hanno natura dolosa. Le informazioni che abbiamo a riguardo sono però scarse, perché ben pochi media occidentali si sono occupati di questa minaccia.

L’attivista ugandese vuole lottare proprio contro questo problema: basta ignorare l’Africa, basta mettere da parte i diritti degli abitanti di un continente così vasto, eppure così scarsamente considerato. Per questo ha fondato il Youth for Future Africa, che si è poi trasformato nel Rise up Climate Movement, con lo scopo di dare voce agli attivisti africani.

Nel dicembre 2019, Vanessa è stata selezionata, insieme ad un piccolo gruppo di giovani, per partecipare al COP25, ovvero la 25a conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, la quale si è tenuta a Madrid, presenziata dal governo cileno. Questa conferenza si è rivelata un fallimento secondo molti ambientalisti, perché gli accordi previsti sono stati in gran parte rinviati. Lo stesso segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, si è dichiarato deluso da questa conferenza, nella quale i leader mondiali hanno dimostrato di non percepire l’urgenza del problema climatico.

In seguito, Vanessa ha partecipato al World Economic Forum, svoltosi a Davos (Svizzera), nel gennaio 2020. Qui, la giovane ha sperimentato in prima persona che cosa significa essere totalmente ignorata dalla stampa occidentale. Infatti, la Nakate ha tenuto, con altre attiviste, una conferenza stampa dedicata al clima, nel corso della quale ha invitato aziende, banche e governi a sovvenzionare i combustibili fossili. In una delle prime foto messe in circolazione dall’agenzia internazionale Associated Press (AP), però, figuravano soltanto quattro attiviste: le svedesi Greta Thunberg e Isabelle Axelsson, la tedesca Luisa Neubauer e la svizzera Loukina Tille. Benché nella foto originale fosse presente anche Vanessa, l’unica africana del gruppo, la sua figura era stata tagliata dall’immagine.

Un acceso dibattito è subito sorto sui social. Per Vanessa, è stata l’ennesima dimostrazione di quanto il Sud del mondo venga scarsamente preso in considerazione. Su Twitter, ha commentato amara:

“You didn’t just erase a photo. You erased a continent. But I am stronger than ever”

Numerosi sono stati i messaggi di solidarietà nei confronti della giovane ugandese. Quasi quanto le critiche nei confronti di AP. Il portavoce dell’agenzia ha in seguito affermato che è consuetudine di AP pubblicare foto nel momento in cui arrivano, pertanto chi l’ha resa nota non era semplicemente consapevole che la fotografia fosse incompleta. Per tale ragione, AP non si è scusata con Vanessa Nakate, ma ha solamente modificato la galleria fotografica della notizia.

Nell’ultimo anno, Vanessa ha messo in evidenza più volte il fatto che i paesi più poveri ed emarginati sono anche i più colpiti dalla crisi climatica. Non si può ignorare questo dato fondamentale. Sono molti i paesi africani che pagheranno le spese dello stile di vita insostenibile dei paesi “sviluppati”. La ragazza ha denunciato questo fatto in un accorato discorso tenutosi nell’ottobre 2020 alla Desmond Tutu International Peace Lecture. L’attivista ha sottolineato le correlazioni tra cambiamento climatico e povertà, parlando dei disastri naturali che hanno afflitto il suo continente negli ultimi tempi: il ciclone Idai che ha colpito il Mozambico, gli allagamenti nella zona del Lago Vittoria, le locuste in Etiopia, solo per citarne alcuni.

Vanessa ha invitato i leader mondiali a uscire dalla loro comfort zone e ad agire rapidamente, perché è davvero una questione di vita e di morte. L’Africa, il continente con il più basso livello di emissioni di CO2, sta subendo già adesso le più pesanti conseguenze della crisi climatica. L’attivista, inoltre, ha recentemente scritto una lettera rivolta al neoeletto Joe Biden e alla vicepresidente Kamala Harris, nella quale li incalza con una serie di domande, chiedendo se sono davvero disposti ad agire per porre fine al cambiamento climatico. Afferma che in Africa questa catastrofe sta colpendo soprattutto donne e bambini, e domanda provocatoriamente se il presidente e la sua vice siano dalla loro parte, per costruire un mondo più equo, in un pianeta vivibile.

Per il suo impegno ambientalista, Vanessa Nakate è stata inserita dalla BCC tra le cento donne più illuminanti ed influenti del 2020. Un elenco composito, dove troviamo donne provenienti da differenti paesi, con età e obiettivi ben diversi. Trovare tra questi nomi quello dell’attivista ugandese può davvero dare speranza per il futuro dell’Africa e del mondo intero.

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