Da Mars1960 a Perseverance, il viaggio per Marte continua

L’esplorazione di Marte

Il viaggio verso il pianeta rosso inizia negli anni ’60, quando sia l’Unione Sovietica e gli Stati Uniti inviano su Marte una grande quantità di sonde senza equipaggio per raccogliere informazioni sul passato di questo pianeta.

Per la prima volta, nel 1960, il programma spaziale sovietico lanciò due sonde (Mars1960A e Mars1960B) con lo scopo di raggiungere Marte per effettuare dei voli ravvicinati sul pianeta, ma entrambe fallirono. Dal 1960 al 1964 l’Unione Sovietica tentò di raggiungere Marte per 6 volte senza mai riuscirci.

Nel 1964 la NASA decise di lanciare due sonde identiche, Mariner 3 e Mariner 4, verso Marte con la speranza di effettuare i primi sorvoli intorno all’orbita del pianeta. Il 14 luglio del 1965 la sonda Mariner 4 raggiunse Marte, fornendo, per la prima volta nella storia, le immagini ravvicinate di un altro pianeta. Quasi dopo un decennio dal lancio della prima missione, l’Unione Sovietica, nel 1971, preparò e inviò con successo altre due sonde. La prima si distrusse durante la discesa nell’atmosfera, mentre, la seconda portò sul suolo marziano il proprio lander che, però, rimase in funzione solamente per pochi secondi dopo l’atterraggio. Nel 1976, la NASA, con due sonde appartenenti al programma Viking, raggiunse la superficie del pianeta e grazie ai lander vennero inviate le prime immagini dettagliate e colori di Marte.

Il primo rover e la “Mars Exploration Rovers”

Dopo quasi un ventennio di insuccessi, nel 1997, la sonda Mars PathFinder atterra sul pianeta rosso. Essa trasportava un piccolo rover che esplorò Marte per alcuni metri nei dintorni del sito di atterraggio. Nell’estate del 2003 la NASA diede il via a un ambizioso progetto, l’obiettivo era quello di portare sul pianeta due rover capaci di esplorare ed esaminare dettagliatamente la superficie marziana.

I due rover gemelli, Spirit e Opportunity, vennero lanciati rispettivamente il 10 giugno e il 7 luglio del 2003 e atterrarono nel gennaio del 2004. Entrambi furono progettati per resistere sul pianeta per circa 90 sol (termine utilizzato per indicare la durata del giorno solare medio su Marte), ma tutti e due i rover superarono di gran lunga le aspettative. Opportunity è rimasto operativo fino al 10 giugno del 2018 (sol 5111). Negli anni il rover ha compiuto molte ricerche e analisi, ha scoperto il primo meteorite su un altro pianeta, è sopravvissuto a diverse tempeste di sabbia che ne avrebbero potuto compromettere il funzionamento e ha stabilito il record di longevità di una missione su Marte. A seguito di una grossa tempesta di sabbia nel 2018 il rover ha smesso di inviare segnali verso la terra e il 13 febbraio del 2019 la NASA ha dichiarato conclusa la missione.

Mars 2020 e il lancio di Perseverance

Basandosi sulla missione esplorativa del rover Curiosity, arrivato su Marte nel 2012 e attualmente ancora in funzione, la NASA ha deciso di mandare sul pianeta un nuovo rover, Perseverance.

Ci sono voluti più di sette anni per la programmazione e la preparazione della missione Mars 2020, in particolare, ha ricoperto un ruolo determinante il lavoro svolto da centinaia di persone presso il Jet Propulsion Laboratory (JPL) della NASA, che si occupa delle missioni esplorative che comprendono l’utilizzo di sonde e rover. Simile al suo predecessore Curiosity, il nuovo modello presenta diverse migliorie. Le dimensioni sono aumentate e gli specialisti del JPL hanno progettato delle nuove ruote in modo tale da renderle più resistenti e versatili rispetto a quelle dei rover precedenti.

Hanno subito delle modifiche anche le fotocamere, che ci permetteranno di avere foto più dettagliate e soprattutto consentiranno uno studio più approfondito della superficie marziana. Inoltre Perseverance trasporta un piccolo drone, di nome Ingenuity, con il quale si effettueranno dei test di volo. Se tutto andrà come previsto, diventerà il primo oggetto, nella storia delle esplorazioni, a decollare dal pianeta e a esploralo.

La missione ha avuto il via il 30 luglio del 2020, quando Perseverance ha lasciato la terra a bordo del razzo Atlas V partito dal centro di Cape Canaveral. Da quel momento in poi, superata l’atmosfera terrestre, ha viaggiato per oltre 470 milioni di chilometri, per circa sei mesi, ad una velocità di quasi 20 000 km/h fino al 18 febbraio del 2021, quando ha raggiunto Marte.

L’atterraggio

«I sette minuti di terrore».

La NASA ha così definito gli ultimi momenti del viaggio del rover prima dell’atterraggio, durante la fase di discesa sul pianeta. In questi sette minuti Perseverance ha dovuto compiere una serie di delicate manovre per riuscire ad atterrare e, vista la distanza considerevole dalla terra, ha effettuato il tutto in maniera completamente automatica, senza l’aiuto di nessuno dei componenti del JPL.

L’atmosfera di Marte, rispetto a quella terrestre, è molto rarefatta e, di conseguenza, gli oggetti che la attraversano non rallentano più di tanto. Durante la discesa, dopo circa 4 minuti, Perseverance viaggiava ad una velocità di 1 600 chilometri orari rispetto alla velocità del pianeta e, per evitare lo schianto, quando era a 11mila metri dal suolo ha aperto un enorme paracadute per rallentare la discesa. Una volta sganciato dall’involucro che lo ricopriva, quando mancava poco più di un minuto all’atterraggio, è entrato in funzione una sorta di argano che accendendo i suoi razzi ha rallentato ulteriormente la caduta del rover, aumentando la stabilità della discesa.

A questo punto l’argano ha poi fatto calare lentamente Perseverance verso la superficie rendendo l’atterraggio il più sicuro possibile. Una volta lasciato a terra il rover, l’argano si è allontanato dal sito per evitare di creare interferenze con il lavoro che Perseverance dovrà svolgere.

L’ingegnera Swati Mohan ha narrato tutta la procedura e, al momento dell’atterraggio, pronunciando le parole «touchdown confirmed» ha fatto esplodere di gioia tutto il personale del JPL che stava assistendo in diretta all’evento.

La missione di Perseverance

Adesso che il rover è sano e salvo sulla superficie del pianeta, avrà inizio la sua vera missione. Dovrà quindi cercare una risposta alla domanda: siamo soli nell’universo?

Oltre ad avere lo scopo di fornire materiale fotografico di qualità sempre maggiore, il rover avrà la possibilità di analizzare in maniera dettagliata il suolo e le rocce di Marte.

La NASA ha scelto il sito in cui è atterrato il rover in maniera specifica, sulla base di studi svolti negli ultimi anni. Infatti Perseverance si trova in un cratere largo quasi 50 chilometri, denominato Jezero. Si pensa che un tempo questo cratere potesse ospitare un lago nel quale sfociava un grande fiume. La speranza è quella di trovare fossili e minerali che possano provare la presenza di essere viventi nel passato del pianeta rosso. Il rover ha con sé 43 provette di titanio con le quali potrà immagazzinare i campioni che raccoglierà grazie ad un particolare trapano di cui è fornito. Queste speciali provette hanno la capacità di poter resistere per 20 anni su Marte, ciò dovrebbe permettere l’organizzazione di missioni per il recupero dei dati da studiare.

Nei primi giorni il team che si occuperà della missione ha in programma di verificare che i sistemi a bordo del rover siano tutti in funzione perfettamente. Una volta fatti questi accertamenti avrà inizio l’esplorazione.

La missione di Perseverance è appena iniziata e il viaggio per Marte continua.


FONTI

ilpost.it

nationalgeographic.it

CREDITS

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