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Le fiabe cambiano il finale: e vissero tutti politicamente corretti

I molti bambini cresciuti addormentandosi in compagnia di Cappuccetti Rossi, Lupi Cattivi e principesse da salvare saranno pronti a rabbrividire. La fiaba di Cappuccetto Rosso non ha passato il vaglio della censura. La motivazione assunta è che risulterebbe essere una storia sessista. La notizia è partita dalla Spagna ormai un po’ di tempo fa, ma in molti paesi le associazioni, spesso di genitori, passano in rassegna montagne di libri destinati ad allietare i loro pargoletti per verificarne intenti ed intenzioni educativi.

L’atteggiamento revisionista non è certamente storia recente. Tuttavia, gli strenui sostenitori della causa non sono mai del tutto spariti. Fenomeno, questo, che vede coinvolta anche l’Italia.

Le fiabe di ieri per i cittadini di domani

A riprova che l’argomento sia un’annosa questione, il caso del libro di James Finn Garner. Il satirico autore statunitense ha scritto Fiabe della buonanotte politicamente corrette, pubblicato nel 1994 e tradotto in una ventina di lingue. Nel suo libro Garner rivede, secondo lo sguardo del moderno bambino del XXI secolo alcune celeberrime fiabe. Così, il classico Pinocchio che si lascia condurre dalla “maraviglia” incappando in rocambolesche avventure, si trasforma in un percorso di autodeterminazione in cui il giovane burattino di legno sceglie addirittura il suo nome e cosa desidera diventare da grande. Riadattato anche il personaggio di Cappuccetto Rosso che porta il cestino “di frutta fresca e acqua minerale non perché è un lavoro da donne, bensì perché aiuta a generare un senso di comunità attraverso un gesto generoso”.

Fiabe ricettacolo di pregiudizi?

A risciacquare i panni nel metaforico Arno del politically correct (o più propriamente della political correctness) anche Cenerentola, Raperonzolo e Alice nel Paese delle Meraviglie per un totale di cento storie. Garner stesso motiva cosa lo ha portato a rimettere mano a quelli che si considerano pressoché dei classici intoccabili.

Spesso le storie sono sessiste, discriminatorie, ingiuste, culturalmente cariche di pregiudizi e, in generale, umilianti per streghe, animali, e personaggi fantastici in generale. Ci piacerebbe pensare che le future generazioni di lettori di fiabe possano apprezzare lo sforzo di liberare le storie da qualsiasi forma di pregiudizio e influenza culturale che giunge da un passato non più attuale.

Insomma, sembra che a forza di sentirsi leggere la storia di Biancaneve e i sette uomini di bassa statura gli adulti di domani, cresciuti in un’atmosfera di accettazione, saranno in grado di vedere le diversità fisiche come un valore aggiunto. Il mondo, poi, pullulerà di giovani donzelle che non se ne staranno con le mani in mano ad attendere che il loro principe azzurro arrivi sul bianco destriero. Saranno, invece, donne consapevoli della propria forza e del proprio valore.

Il punto di vista della psicologia

Anche la psicologia ha ben compreso il valore che la fiaba ha nella formazione della maturità sociale di una persona. In particolare, Bruno Bettelheim, psicoanalista noto soprattutto per gli studi sull’autismo, ha cercato di cogliere la relazione tra le fiabe e il processo di costruzione dei significati che il bambino attribuisce alle sue esperienze. Processo che parte dal comprendersi al meglio per giungere poi a capire meglio anche gli altri. Oltre al fondamentale ruolo dei genitori emerge la significatività del contesto culturale. Ecco allora che si dipana la relazione con la fiaba e la letteratura per l’infanzia in toto, che veicola proprio l’essenza dei principi culturali significativi per quel momento storico.

A questo si aggiunge la secondaria, ma non per importanza, funzione della fiaba. Quella di “aiutare il bambino a sviluppare il suo destino, a chiarire le sue emozioni, armonizzarsi con le sue ansie e aspirazioni e al contempo suggerire soluzioni ai problemi che lo attraversano.”

Il giusto equilibrio tra il toccare tutti gli aspetti della personalità e al contempo promuovere un senso di fiducia in sé e nel futuro.

Catarsi e custode di atavici archetipi

Si rivela, in questo modo, il ruolo catartico che la fiaba ha. Sul piano del contenuto manifesto le classiche storie possono ormai risuonare estemporanee, completamente scollegate dalla realtà. Tuttavia, toccano gli aspetti archetipici che sono trasversali alle differenti epoche storiche in quanto appartenenti alla stessa natura dell’uomo. Aspetti che riguardano maggiormente i problemi interiori e le possibili giuste soluzioni. Tutto ciò che costituisce la natura autointerrogativa dell’uomo. La fiaba, con il suo linguaggio semplice e concreto, riesce a veicolare le grandi questioni universali della vita attraverso elementi e situazioni tangibili e pertanto comprensibili al bambino.

Ancora Bettelheim afferma che le fiabe “parlano delle gravi pressioni interiori del bambino in un modo che egli inconsciamente comprende e offrono esempi di soluzioni, sia permanenti sia temporanee, a pressanti difficoltà”.

Il messaggio verso chi vorrebbe storie dove tutto fila liscio, edulcorate, senza immagini cruente e che favellino solo della realtà conscia è piuttosto chiaro. Il rischio è di tralasciare l’altra metà delle esperienze che il bambino attraversa nel suo processo di crescita. Effettivamente, c’è chi imputa a questa tendenza ad alleggerire i contenuti la fatica che poi si riscontra nei bambini nell’affrontare le sane piccole frustrazioni quotidiane di winnicottiana memoria.

Restituire il suo ruolo al lupo cattivo

In Italia ci pensa lo scrittore e conduttore Carlo Lucarelli a rivendicare il diritto del lupo ad essere cattivo. Nella sua trasmissione “In compagnia del lupo. Il cuore nero delle fiabe”, lo scrittore parmense svela che il lato noir nelle storie per l’infanzia non è tanto quello di lupi, streghe e magie nere. È, piuttosto, la realtà ad esse sottostante che spesso assume i toni più macabri.

Mostri e fattacci di sangue hanno sempre fatto fare un salto sulla sedia a tutti i bambini. Dentro però, c’è molto di più. Oltre a personaggi bellissimi e una tecnica narrativa sempre efficace, nelle fiabe c’è la capacità di raccontare il contesto storico in cui sono nate, con le sue problematiche e le sue contraddizioni, attuali adesso come allora. Uno specchio dei tempi e del cuore umano. Come un noir, appunto.

La fiaba come spazio di transizione

Insomma, che si preferisca Cenerentola oppure Raperonzolo, la questione poco cambia; la fiaba conserva intatta, nel corso degli anni, la sua accezione di uno spazio altro, uno spazio neutro e di transizione dove al bambino è concesso esperire in sicurezza il suo oscuro mondo emotivo che lo transita verso l’età adulta. La buona educazione, quella che porta a non dire “vecchia” a qualcuno, ma a preferire un più morbido “persona di una certa età” resta ancora a carico dei genitori.


FONTI

Sociologia.tesionline.it

Bruno Bettelheim, Il mondo incantato, Feltrinelli, 2013

Carlo Lucarelli, In compagnia del lupo. Il cuore nero delle fiabe, SkyArte

Finn James Garner, Fiabe della buonanotte politicamente corrette, Frassinelli, 1994

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