I nuovi social network della destra ungherese e polacca

I social media sono diventati i mezzi principali di divulgazione di notizie e non solo. E se un tempo erano nelle mani esclusive dei giovani, ora vengono utilizzati da qualsiasi fascia d’età e ci si imbatte molto facilmente in dibattiti di qualsiasi natura, soprattutto politica.

Di conseguenza si parla sempre di più del fenomeno della “polarizzazione”, di come questo si realizzi con molta facilità online e di come possa portare a gravi conseguenze, come l’estremizzazione politica e i possibili conseguenti atti di terrorismo.

Recentemente, sono sorti interi social network dedicati a categorie di persone specifiche. Il social network americano Parler è quello esemplificativo di questa nuova usanza.

Ungheria e Polonia e i loro nuovi social network

La Polonia e l’Ungheria hanno seguito l’esempio americano. I due Paesi sono stati accusati più volte dall’UE di limitare la libertà di espressione e di stampa, in dissonanza con i principi europei. Non a caso nei due Paesi si sono diffusi due social network che si focalizzano principalmente sulla circolazione di idee di estrema destra.

In Polonia, il social si chiama Albicla ed è stato presentato durante i primi mesi del 2021 dall’editore del settimanale di destra «Gazeta Polska». Tomasz Sakiewicz è anche colui che ha sostenuto la campagna degli stickers “LGBT Free Zone”, la quale promuoveva chiaramente l’omobitransfobia.

Il nome del social network deriva dal latino albus aquila che significa “aquila bianca”, il simbolo della Polonia. Il social ha avuto un grande seguito, soprattutto grazie al sostegno del partito di estrema destra Diritto e Giustizia. Il primo ministro polacco, appartenente a quest’ultimo partito, aveva già espresso il suo dissenso nei confronti dei social mainstream. L’occasione era stata l’espulsione dai social media come Facebook e Twitter dell’ex-presidente americano Donald Trump. Il commento del primo ministro polacco Morawiecki è stato:

Né gli algoritmi né i proprietari delle multinazionali dovrebbero decidere cosa è giusto e cosa è sbagliato.

Il presidente ha poi incitato i social network in discussione a permettere la diffusione e condivisione dei contenuti della destra populista.

L’Ungheria, invece, ha lanciato Hundub. Questo social è denominato così a partire dal nome dello Stato e dalla parola “alveare” che in ungherese si dice dub. In questo caso, la piattaforma è stata sviluppata da una compagnia privata con sede nella città di Belize ma a detta del quotidiano «Magyar Nemzet», che sostiene apertamente il primo ministro Orbán; Hundub è il social che dovrebbe sostituire Facebook perché non censura i politici ungheresi.

Perché nascono queste piattaforme di destra?

Il motivo principale che porta alla nascita di social network di questo tipo è il fatto che piattaforme come Twitter e Facebook censurano contenuti estremizzanti. Spesso, si tratta di contenuti dell’estrema destra che incitano alla discriminazione violenta e che sono creati da parte di funzionari governativi.

L’obiettivo, quindi, sarebbe liberarsi di questa “censura” dei social network mainstream e garantire la libertà di espressione. Ma allo stesso tempo, per esempio, Albicla ha rimosso degli account finti di Donald Trump o Papa Giovanni Paolo II, finendo per contraddire i propri stessi principi, visto che censurando dei profili ha operato una forma di limitazione della libertà di espressione.

Dato che i social network sono relativamente “recenti”, le leggi che tutelano i diritti delle persone sui social sono ancora in via di definizione. L’Unione Europea cerca costantemente un equilibrio tra la garanzia della libertà di parola e il blocco della diffusione delle fake news e delle istigazioni discriminatorie (razziste, omofobe, sessiste etc.). I governi dovrebbero quindi avere il ruolo di tutelare i cittadini partecipando attivamente nel mondo digitale, ma al contrario i Paesi come l’Ungheria e la Polonia hanno scelto l’approccio opposto, ossia permettere alle piattaforme social la condivisione di qualsiasi contenuto.

Tuttavia, va specificato che Hundub vieta comunque l’incitamento a commettere atti criminali e simboli filo-totalitari, in linea col codice penale ungherese. Il social ungherese, inoltre, chiede ai propri iscritti di non condividere video o immagini violente o a sfondo sessuale.

Il motore principale di queste piattaforme è dunque la loro avversione per Facebook e Twitter, che a detta del primo ministro polacco “controllano e decidono cosa è giusto e cosa è sbagliato”.  Il pensiero degli esponenti di destra di questi Paesi è che i social mainstream censurano opinioni che sono del tutto legittime solo perché vanno contro l’ideologia di sinistra, limitando così la libertà di espressione.

I problemi delle piattaforme 

Le adesioni degli utenti sono state molte, soprattutto nei primi mesi di apertura delle piattaforme: Albicla conta più di 70mila iscritti, mentre Hundub ne conta circa 40mila. I numeri però rimangono minimi se confrontati a quelli di piattaforme come Facebook, che conta 23,5 milioni di utenti in Polonia e circa 7 milioni in Ungheria. Ma nonostante il pubblico limitato, queste nuove piattaforme restano esemplificative della ricerca da parte della destra di nuovi spazi digitali su cui esprimersi.

Le due nuove piattaforme hanno però già presentato dei problemi di sicurezza informatica. Gli hacker sono stati in grado di cambiare l’aspetto di Albicla e sostituire i colori del logo con quelli della bandiera LGBT+. Inoltre, si sono resi pubblici i dati di circa diecimila account, violando quindi la privacy degli iscritti. Questi bug di sicurezza non sono da poco conto.

Il problema principale di queste piattaforme è il fatto che nonostante tutte le premesse, restano dei social network filo-governativi, in questo caso di due stati semi-autoritari. Infatti, molti critici, come Adrian Shahbaz, direttore del programma “Tecnologia e Democrazia” della ONG Freedom House, affermano che questi Paesi sono gli stessi che rappresentano il pericolo maggiore per la libertà di stampa e che ora cercano di cambiare retorica, raccontandosi come vittime di censura.

Il partito polacco di estrema destra “Diritto e Giustizia” è già nel bel mezzo del processo di centralizzazione e controllo delle fonti di informazioni dello stato. Albicla è solo uno degli step. Il piano è rendere i mass media nazionali di nuovo propagatori dei “valori polacchi”. Per esempio, TVP, la multinazionale di media più grande della Polonia, era indipendente dal punto di vista editoriale, ma nel 2015 “Diritto e Giustizia” è riuscito a sostituire gran parte dell’equipe editoriale con persone leali al governo. Se la più grande piattaforma di informazione è controllata da un solo partito, vi è già a monte una chiara impostazione di propaganda politica e non a caso gli utenti di TVP sono diminuiti sostanzialmente negli ultimi otto anni.

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