Dipendenza digitale: come educare all’uso consapevole

Era il 2021, un periodo che ci ha visti lottare contro il Covid-19. A Palermo, nel quartiere della Kalsa, una ragazzina di 10 anni partecipa a una challenge su TikTok: resistere il più a lungo possibile all’asfissia. A causa di questa sfida finisce in ospedale e da lì non farà più ritorno. Cosa avrebbero dovuto fare i genitori? Cosa dovrebbero fare le istituzioni? Che cosa possiamo fare per riuscire a controllare i comportamenti che portano a una possibile dipendenza digitale?

Cos’è e come si manifesta la dipendenza al digitale

Nel mondo contemporaneo, in cui la vita quotidiana è facilitata dall’uso elettronico di quasi tutto, le persone – e in particolare gli adolescenti nati nell’era del digitale – sono fortemente esposte al rischio di dipendenza digitale. Si tratta di un disturbo caratterizzato dall’uso eccessivo e incontrollato di Internet, con gravi ripercussioni sulla vita quotidiana, sulle relazioni sociali, sul rendimento scolastico o lavorativo e sulla salute mentale e fisica dell’individuo.

Fu lo psichiatra Ivan Goldberg a introdurre il concetto di IAD, Internet Addiction Disorder. Già dal 1995 egli conduce studi sulla patologia del gioco d’azzardo e, a partire da queste ricerche, è emerso che l’assuefazione a Internet è peggiorata durante il periodo della pandemia di Covid-19. In quegli anni il tempo trascorso online è aumentato in modo significativo, soprattutto a causa delle restrizioni: basti pensare alla didattica a distanza per i nostri studenti, che ha imposto un isolamento sociale prolungato.

La dipendenza digitale può manifestarsi in molti modi: disturbi del sonno, calo del rendimento nello studio e nel lavoro, tendenza all’isolamento sociale e difficoltà a staccarsi dai dispositivi.

Quali gradi di dipendenza esistono?

«Quanto tempo trascorri davanti allo schermo?» è la domanda principale per iniziare a comprendere il grado di dipendenza digitale di un individuo.

Si possono distinguere diversi tipi di utenti, in base al tempo passato online, all’uso che fanno della rete (produttivo o di puro intrattenimento), ai siti e ai social che frequentano, ai giochi online o alle pagine di shopping che visitano:

  • utenti non attivi, che si collegano sporadicamente e non corrono particolari rischi di sviluppare una dipendenza digitale;
  • utenti attivi, i quali usano Internet con regolarità, ma in modo controllato;
  • utenti intensivi, collegati spesso spesso durante il giorno, per molti minuti o ore;
  • utenti problematici, che non riescono a controllare il tempo di connessione e tendono a trascorrere online gran parte della giornata

Quali sono le conseguenze? 

Le conseguenze di un uso del digitale che sfocia in dipendenza sono spesso molto compromettenti per la salute mentale, soprattutto nelle persone più fragili. I primi a esserne coinvolti sono i giovani, in particolare i ragazzi dai 9 anni in su che hanno vissuto gli anni di una scuola interamente in remoto durante la pandemia di Covid-19.

Per molti di loro è difficile immaginare una realtà al di fuori del digitale: non percepiscono il loro comportamento come una dipendenza, ma come un vero e proprio stile di vita.

Chi ha vissuto invece nell’era analogica sa che esistono mondi diversi, non necessariamente migliori, ma comunque alternativi. È proprio da questo confronto che possiamo capire concretamente le conseguenze di un uso costante e dipendente del digitale:

  1. Deterioramento delle relazioni interpersonali: la priorità data alle attività online può portare a conflitti familiari e difficoltà nelle amicizie, aumentando il rischio di isolamento (Chung et al., 2019).
  2. Insorgenza di ansia e depressione: diversi studi evidenziano una correlazione tra dipendenza da Internet e sintomi depressivi, con una maggiore vulnerabilità tra adolescenti e giovani adulti (Kawabe et al., 2016; Cao et al., 2007). La dipendenza può diventare una strategia disfunzionale per affrontare il disagio emotivo, aggravando i sintomi nel lungo periodo.
  3. Compromissione delle abilità sociali: l’uso prolungato e compulsivo di Internet, in particolare dei social media e dei videogiochi online, può ridurre la capacità di gestire le interazioni reali e di sviluppare competenze comunicative essenziali (Kuss et al., 2014).
  4. Dipendenza cronica: il comportamento patologico può diventare persistente, con un impatto duraturo sulla qualità della vita e un aumento del rischio di altre forme di dipendenza (Nasiri et al., 2016).
  5. Problemi economici e professionali: l’incapacità di controllare il tempo trascorso online può portare a difficoltà lavorative e instabilità finanziaria, soprattutto nei casi di dipendenza da shopping online o gioco d’azzardo su Internet (Afrin et al., 2024).

Come educare senza vietare?

La sovraesposizione mediatica, soprattutto nei più giovani, li espone facilmente a contenuti pornografici, adescamento online (grooming), cyberbullismo, giochi online e shopping compulsivo.

I disagi che si manifestano a causa della dipendenza digitale possono essere di carattere fisico e mentale. Spesso si avverte mal di testa negli uomini e nei ragazzi e mal di pancia nelle donne e nelle ragazze. Si può osservare una chiusura improvvisa, una forte introversione, fino ad arrivare al mutismo. Il silenzio non indica solo paura, ma spesso vergogna. Altri disagi mentali possono sfociare in atteggiamenti estremi, come gli atti autolesionisti tra gli adolescenti, che sono spesso la manifestazione di un dolore psicologico non compreso e quindi non gestito emotivamente.

L’obiettivo è recuperare una risorsa preziosa: la nostra attenzione. È fondamentale comprendere che il tempo trascorso lontano dal digitale ha un valore. Metodi e restrizioni che inizialmente possono sembrare semplici divieti, con il tempo si trasformano in conquiste di benessere.

Per i giovani è decisivo l’esempio degli adulti. Limitando l’uso dei dispositivi in casa si offre un modello educativo più sano. Si possono prevedere fasce orarie “no tech” per dedicarsi con libertà ad attività alternative che richiedano presenza fisica e mentale, trasformando così la tecnologia da strumento passivo a linguaggio espressivo. Riconoscendo la diversità degli approcci al digitale, non demonizziamo la tecnologia: impariamo piuttosto a usarla a nostro favore.

Conclusione 

Educare all’uso consapevole del digitale, riducendo il rischio di dipendenza, è un processo che richiede pazienza, costanza e molta consapevolezza. Tuttavia, gli enti pubblici, la sfera privata e l’intervento del governo possono contribuire in modo significativo a ridurre la dipendenza digitale.

Un intervento concreto è l’istituzione di progetti studiati ad hoc da scuole e associazioni senza scopo di lucro. Tra questi possiamo citare il progetto didattico gratuito “Online Onlife”, un percorso educativo destinato agli studenti della scuola secondaria di primo e secondo grado. È articolato in 10 moduli, per un totale di 10-20 ore di formazione, a seconda degli approfondimenti scelti dai docenti.

Sono previste anche sessioni speciali condotte da Autorità, Dirigenti e Funzionari esperti, che trattano temi di loro competenza per arricchire il percorso educativo. Il progetto è fruibile attraverso il portale Inclasse: previa registrazione, i docenti possono accedere a materiali didattici pensati per supportare sia gli studenti sia gli insegnanti.

Gli obiettivi del progetto includono lo sviluppo dell’autostima e della socialità come base per l’acquisizione di competenze tecniche e digitali, l’approfondimento degli strumenti tecnologici e la promozione di una consapevolezza critica nell’uso del digitale.

Forse Carl Gustav Jung, senza sapere cosa ne sarebbe stata della vita nei nostri anni tecnologici, intuiva già che qualche ingranaggio sarebbe andato storto e allora ci ha regalato questa perla: 

La tua visione diventa chiara solo quando guardi dentro il tuo cuore. Chi guarda fuori, sogna. Chi guarda dentro, si sveglia.

Fonti

inclasse.net

http://istitubeck.it

http://gruppoabele.org

http://corecomlombardia.it

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