“Blowin’ in the Wind”: quando la risposta è nel vento

Se dovessimo stilare una classifica delle canzoni pacifiste ce ne sarebbero a bizzeffe. Imagine di John Lennon, Sunday Bloody Sunday degli U2, Zombie dei Cranberries, tutti brani entrati nell’enciclopedia della musica e che raccontano fatti di storia e di attualità.

Alcune di questi brani vengono studiati oggi nelle scuole, soprattutto la celebre Blowin’ in the Wind di Bob Dylan. Bob Dylan non è un nome a noi sconosciuto perché, oltre a essere tra i più grandi cantautori della musica mondiale, viene definito anche “poeta”. Infatti nel 2016 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura per la seguente motivazione: “Per aver creato nuove espressioni poetiche nella grande tradizione della canzone americana”.

Si potrebbe scrivere un libro sulle canzoni di Dylan, questa volta però ci soffermeremo solo su Blowin’ in the Wind. Il brano è stato composto nel 1962 ed è considerato un inno giovanile. Al sorgere della Guerra Fredda e della Guerra in Vietnam, i giovani sono disillusi dalla politica emersa in quegli anni.

Il brano parla dei diritti civili e degli orrori della guerra. Si pensava che alla fine della Seconda guerra mondiale il mondo si sarebbe ripreso da quei regimi totalitari che impedivano agli essere umani di essere tali, invece non è stato così.

How many roads must a man walk down
Before you can call him a man?
Yes, ‘n’ how many seas must a white dove sail
Before she sleeps in the sand?

Il brano parte con questa strofa. Dylan si pone degli interrogativi senza accusare nessuno. Denuncia in modo pacifico la situazione che le persone stanno vivendo.

How many years can a mountain exist
Before it’s washed to the sea?

“Quanti anni può resistere una montagna prima che questa venga spazzata dal mare?” Le persone rivivranno mai quella spensieratezza che gli spetta? Dylan per trasmettere il dolore e il disagio che si stava vivendo si avvale di figure retoriche. Metafore, anafore, usa queste in modo leggero e pacato. La sua grande capacità stava nel trasmettere una “spensieratezza musicale” nonostante i temi crudi e violenti trattati.

Yes, ‘n’ how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin’ in the wind,
The answer is blowin’ in the wind.

Esiste una risposta a questa problematica? Secondo Dylan, questa è nel vento. In questa ultima strofa il cantautore si rivolge a un ipotetico fratello. Questo può essere un ascoltatore, un amico o semplicemente un essere umano che ha bisogno di sentirsi libero. Nessuno poteva esprimere il proprio pensiero e avere i propri ideali. Bob Dylan riesce a cogliere il punto poiché durante la stesura del brano, lui stesso era un giovane con degli ideali.

Come si può sopravvivere a questo regime totalitario? Come diceva anche Orwell nel romanzo 1984, si può sopravvivere adattandosi a questi cambiamenti. All’epoca il cantautore aveva solo 21 anni, forse non capiva ancora come andavano le cose o forse, era uno dei pochi ad aver davvero capito. Il più delle volte noi giovani veniamo sottovalutati perché veniamo visti “troppo immaturi per capire determinati fatti”.

Blowin’ in the Wind può essere tranquillamente considerato un inno, un inno di speranza e di forza per quegli anni e anche per i nostri giorni, perché la situazione è la stessa di cinquant’anni fa, se non peggio.

Dico ancora che alcuni dei più grandi criminali sono quelli che si voltano dall’altra parte quando vedono l’ingiustizia, rendendosene conto.