Il gender pay gap e le soluzioni dell’Unione Europea

Il gender pay gap, o il divario retributivo di genere, è un indice che mostra le differenza di retribuzione tra uomini e donne a parità di ruolo e di mansione lavorativa. Purtroppo, è una forma di discriminazione che le donne subiscono ogni giorno e in ogni parte del mondo, anche se in alcuni paesi la differenza di salario è minima.

Esistono due tipologie di gender pay gap: il grezzo, che individua la differenza esistente tra donne e uomini nella retribuzione lorda oraria, e il complessivo, che considera insieme sia la disparità del salario orario, il numero medio mensile delle ore pagate e il tasso di occupazione femminile, che nella maggior parte dei casi risulta minore rispetto a quello maschile.

Infatti, molto spesso le donne fanno molta più fatica a raggiungere ruoli importanti nel mondo del lavoro rispetto agli uomini e inoltre, nel momento in cui riescono a raggiungere la posizione lavorativa desiderata, sono comunque meno pagate e spesso discriminate.

Le statistiche in Italia e nel mondo:

Per quanto riguarda il gender pay gap grezzo, secondo i dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OECD), l’Italia risulta tra i paesi migliori dopo il Belgio, la Grecia, la Costa Rica e la Danimarca, con una differenza di salario di 5,6% su una media mondiale del 13,8%, questo significa che se l’uomo in Italia guadagna 1 euro all’ora, la donna guadagnerà invece 94,4 centesimi all’ora a parità di impiego. Tra i Paesi peggiori invece ci sono gli Stati Uniti d’America con una differenza del 18,9%, Israele con il 21,8%, il Giappone con un divario di 24,5% e infine la Korea con il 34,1%.

L’Italia risulta, però, uno dei Paesi peggiori se si considera il gender pay gap complessivo: secondo i dati Eurostatla differenza salariale complessiva italiana è del 43,7% su una media europea del 39%. Per consultare i dati Istat, qui.

La risposta del Parlamento Europeo:

Il 30 Gennaio 2020, il Parlamento Europeo si è riunito per discutere sulla differenza retributiva di genere con il pretenzioso obiettivo di eliminarla definitivamente, volendo arrivare così ad avere un’equità di salario tra uomini e donne a parità di mansione lavorativa.

Il Parlamento Europeo ha votato a favore della strategia Europa 2020 che sarà presentata con tutti i dettagli a marzo 2020 e che mira a eliminare il gender pay gap in tutti i Paesi appartenenti all’Unione Europea entro i prossimi cinque anni, con 493 votanti a favore, 82 sfavorevoli e 79 astensioni. È sicuramente un obiettivo molto ambizioso e che non sarà facile da raggiungere.

I votanti favorevoli hanno anche parlato di come sia importante eliminare questo divario di genere perché è uno dei tanti fattori che aumenta la violenza sulle donne: infatti, molto spesso le donne che subiscono maltrattamenti sono impossibilitate a sottrarsi dal marito o compagno violento perché non hanno un’autonomia economica sufficiente a vivere senza nessun appoggio finanziario.

Come prima cosa, gli eurodeputati hanno espresso lo scopo di attuare il piano d’azione sia nel settore pubblico sia nel settore privato. In Italia questo sarà più complicato perché il settore privato ha molti più lavoratori e lavoratrici, perché e il divario ha una percentuale più alta rispetto al settore pubblico. Inoltre, il Parlamento ha spiegato che ogni Stato membro dovrà investire sull’istruzione e sui servizi della prima infanzia: infatti, l’istruzione risulta fondamentale anche da un punto di vista culturale per eliminare stereotipi e discriminazioni di genere. D’altro canto, aiutare le famiglie e soprattutto le madri ad avere una buona assistenza per i figli appena nati e di qualche anno d’età andrebbe a favore del ritorno al lavoro di molte donne che spesso si licenziano per crescere i propri figli.

Si è poi passati a discutere della pensione: gli uomini pensionati hanno solitamente un fondo pensionistico doppiamente più alto rispetto alle donne. Con questa situazione, i deputati chiedono strumenti più adeguati che favoriscano le anziane. Per esempio, crediti per il tempo di cura, pensioni minime che siano dignitose e prestazioni di reversibilità.

Infine, il Parlamento chiede agli Stati dell’Unione Europea di creare e di investire in una continua formazione professionale per garantire alle donne equità, alta qualità e un maggiore accesso all’occupazione, che purtroppo ha percentuali ancora molto basse. A proposito di ciò, alcuni degli obiettivi sono: dare maggiormente attenzione all’imprenditorialità, alla scienza, all’ingegneria, alla matematica e soprattutto all’educazione digitale, che è ormai diventata un fattore fondamentale nel mondo del lavoro e non.

Insomma, il gender pay gap è ancora una piaga globale. ma la speranza è riposta nelle maggiori organizzazioni sovranazionali come l’Unione Europea, che si sta impegnando nell’eliminare una forma di discriminazione che perdura da centinaia di anni.

 

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