Libri e italiani vanno (ancora) troppo poco d’accordo

Libri e italiani sembrano proprio non andare d’accordo. Se, da una parte, il nostro paese è famoso per la sua storia e cultura millenaria, e per questo ammirato e invidiato un po’ da tutto il mondo, è tristemente vero che per la maggior parte degli abitanti del Belpaese la lettura non rappresenta affatto un’attività comune.

I dati Istat del 2018 in materia mostrano, infatti, una situazione decisamente critica e scoraggiante: solamente il 41% della popolazione, poco più di 23 milioni di cittadini, ha letto un libro o più per passione in un anno, escludendo dal conteggio perciò tutte le letture “obbligatorie”. I dati sono ancora più negativi se riferiti solamente alla componente maschile dei lettori, poiché solamente il 34.7% degli uomini in Italia legge un volume all’anno. Circa due terzi dei maschi italiani sono estranei a romanzi, saggi, graphic novel o libri di qualsiasi tipologia, qualcosa che dovrebbe farci riflettere circa la gravità della situazione.

Un unico dato sembra poter essere interpretato positivamente, cioè quello riguardante i lettori cosiddetti “forti”, quelli che leggono almeno un libro al mese, che coincide sostanzialmente con quello dei giovani lettori: il 60% dei ragazzi e delle ragazze legge almeno un volume annualmente e, tra questi, diversi leggono con assiduità. Una tendenza riscontrata nella fascia giovane che, seppur certamente influenzata dal frequentare scuole e università e, forse, una maggiore disponibilità di tempo libero, si spera possa portare anche un significativo e duraturo cambio di prospettiva culturale: potrebbe trattarsi di una nuova generazione di lettori? È quello che gli operatori nel settore, e noi tutti, vorremmo diventasse una realtà. Occorre, però, ricordare che le statistiche indicano la famiglia come luogo in cui viene incentivata e favorita la lettura, perciò è auspicabile un maggior impegno della scuola nella promozione e nell’incoraggiamento al mondo dei libri: formare individui e cittadini consapevoli implica anche dotare gli studenti delle capacità intellettive e della curiosità culturale per poter apprezzare la lettura.

Ma quali sono le cause principali cui imputare questa attuale sconfitta culturale? Secondo gli editori sono principalmente due le ragioni che si celano dietro alle rilevazioni statistiche. In primo luogo, secondo quasi la metà degli operanti nel settore, il basso livello culturale della popolazione sarebbe responsabile della mancanza di lettori, seguito, e causato, da scarse politiche e investimento pubbliche nella lettura. Un disinteresse figlio, quindi, di una cattiva gestione di biblioteche, scuole e centri culturali. Settori spesso interessati dal taglio delle esigue risorse economiche a disposizione.

Tra le diverse ragioni che spesso vengono invocate in difesa di chi non legge, le più comuni sono anche le più facilmente risolvibili e, pertanto, inconsistenti. La mancanza di tempo libero e il sempre più alto costo dei libri sono, infatti, le scuse più ricorrenti e fallaci: per quanto riguarda l’assenza di occasioni per leggere, si tratta evidentemente di un disagio facilmente superabile, basti pensare a quanto tempo viene speso, più o meno consapevolmente, guardando televisori, computer e cellulari. Davvero non riusciremmo a riservare qualche ora alle pagine di un libro? In relazione all’aspetto oneroso della lettura, invece, esso è neutralizzato dalle biblioteche. Il servizio di prestito e consultazione offerto gratuitamente da questi enti pubblici viene spesso sottovalutato ma, senza alcuna spesa, permette a chiunque di usufruire di migliaia e migliaia di volumi, giornali e dvd. Una volta scelto un genere o un autore preferito, sarebbe più facile decidere di acquistare uno o più libri presso i vari rivenditori.

Inoltre, ormai da diversi anni, sono disponibili gli e-book, file digitali consultabili da computer o appositi apparecchi che permettono l’acquisto o il semplice noleggio delle diverse opere ad un costo inferiore rispetto ai corrispettivi cartacei. Un ulteriore incoraggiamento alla lettura, oltretutto molto economico e tecnologico.

La reale ragione che spiega lo scarso interesse degli italiani per i libri è, sostanzialmente, un’inadeguata educazione alla lettura e l’incapacità, globalmente sempre più diffusa, di approcciare e capire testi lunghi, complessi e poco immediati. Secondo un’indagine OCSE del 2018, infatti, l’Italia ha totalizzato un totale di 476 punti rispetto ad un punteggio medio di 487 in uno studio rivolto agli studenti di 15 anni riguardo le loro capacità di lettura. Solo pochi ragazzi e adulti riescono a comprendere un testo scritto che viene loro sottoposto, un fatto cui occorre porre rimedio.

Una prima, semplice quanto efficace, soluzione del problema potrebbe essere andando alla radice del problema, ovvero studiando meglio le letture che professori ed insegnanti propongono agli studenti: spesso vengono dati da leggere testi che, pur restando opere di indubbio valore letterario, restano molto lontani dalla realtà dei giovani ragazzi che vengono introdotti al libro. Perché, allora, non predisporre un percorso formativo di avvicinamento alle opere, anche le più classiche e fondamentali, ampliando le proposte anche con testi più recenti e di più facile comprensione?

I dati mostrano una situazione indubbiamente grave, causata da molteplici fattori e che necessita di un forte e immediato intervento per invertire la tendenza negativa. Più fondi statali, miglioramenti delle strutture già esistenti come le biblioteche, e nuove politiche scolastiche che possano avvicinare gli studenti ai libri. La lettura non è solamente, infatti, un modo per passare del tempo e svagarsi, ma anche una vera e propria palestra culturale: ci porta a confrontarci con idee, individui e mondi diversi dalle nostre, creando persone più predisposte a confrontarsi con i cambiamenti e le differenze, pronte per vivere e capire un mondo in costante e repentino cambiamento.

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