Donna senzatetto in Frankfurt, Germania.

Lotta alla Povertà: Azioni Europee

La povertà e l’esclusione sociale sono fenomeni complessi e attuali. Essi sono influenzati da vari fattori, come reddito, accesso alle opportunità e partecipazione alla vita economica e sociale. Negli ultimi dieci anni, la povertà in Europa ha continuato ad essere una lotta importante, condizionando milioni di vite e richiedendo azioni europee concrete per contrastare la povertà.

Nel 2023, circa il 21,4% della popolazione dell’Unione Europea era a rischio di povertà o esclusione sociale. Questa percentuale rappresenta un numero allarmante di individui che vivono in condizioni precarie, con donne e giovani adulti tra i più vulnerabili.

In questo articolo analizzeremo le iniziative principali che sono state adottate dall’Unione Europea e dall’Italia in questa lotta costante contro ciò che sembra un incolmabile livello di povertà.

Iniziative Europee contro la Povertà

La risposta dei governi europei a questa problematica è stata multifaccettata, con l’obiettivo di ridurre il numero di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà e migliorare l’inclusione sociale. Una delle iniziative chiave è stata la strategia Europa 2020, lanciata dalla Commissione Europea nel 2010 mirava a sollevare almeno 20 milioni di persone dal rischio di povertà entro il 2020. I risultati insoddisfacenti dimostrano che il numero di persone in condizioni di povertà è rimasto alto alla fine del decennio pre-pandemico, passando da 116,5 milioni nel 2010 a 107,5 milioni nel 2019, secondo i dati Eurostat. In alcuni paesi, come quelli del Mediterraneo, la Svezia e i Paesi Bassi, il tasso di povertà è addirittura aumentato.

L’insuccesso della strategia può essere stato causato da diversi fattori, come l’insufficienza delle misure di supporto alla lotta contro povertà, le difficoltà di reinserimento nel mercato del lavoro dovute principalmente alla svalutazione del capitale umano e alla conseguente disoccupazione di lunga durata, oltre alla diffusione di lavori mal retribuiti.

Sebbene questo obiettivo non sia stato pienamente raggiunto, ha fornito una direzione strategica e ha stimolato azioni nazionali e sovranazionali.

Infatti, il piano d’azione del Pilastro Europeo dei Diritti Sociali del marzo 2021 ha fissato un nuovo obiettivo principale: ridurre il numero di persone che vivono in povertà di almeno 15 milioni (inclusi almeno 5 milioni di bambini) entro il 2030. Questo dimostra un impegno continuo e rinnovato verso la riduzione della povertà e l’aumento dell’inclusione sociale.

Direttive europee sul lavoro

Tra le altre misure adottate nella lotta contro la povertà, vi sono state iniziative legislative e politiche come la Direttiva (UE) 2019/1152 sulle condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili, cercando di garantire che i lavoratori abbiano accesso a informazioni chiare riguardo ai loro diritti e obblighi. L’obiettivo è di combattere la povertà sul lavoro e di promuovere l’inclusione nel mercato del lavoro.

Inoltre, la direttiva (UEla lotta contro la povertà in Europa) 2022/2041 sui salari minimi adeguati, ha come scopo quello di combattere la povertà sul lavoro con l’intento di garantire che tutti i lavoratori ricevano una remunerazione equa che contribuisca a prevenire il rischio di povertà.

Il 2024 rappresenta un’importante svolta per il miglioramento delle condizioni lavorative e di vita nei Paesi membri dell’Unione Europea, poiché la nuova direttiva europea (2022/2041) sui salari minimi sarà attuata entro il 15 novembre. Attualmente, i salari minimi nei Paesi europei differiscono significativamente, con importi mensili lordi che vanno dai 477 euro in Bulgaria ai 2.571 euro in Lussemburgo.

Di fatto, in Lussemburgo, Irlanda, Paesi Bassi e Germania, il salario minimo supera i 2.000 euro, mentre in Francia è di 1.767 euro e in Spagna di 1.323 euro.

Pensioni adeguate, sicure e sostenibili

Le pensioni costituiscono una parte ampia e crescente della spesa pubblica: attualmente, rappresentano in media oltre il 10% del PIL e potrebbero arrivare al 12,5% nel 2060 nell’UE. Tuttavia, la spesa per le pensioni varia tra i paesi, dal 6% del PIL in Irlanda al 15% in Italia, anche se tutti affrontano problemi demografici simili (per maggiori dettagli consultare Libro Bianco )

Negli ultimi 10 anni, ci sono stati grandi progressi nella riforma dei sistemi pensionistici. La maggior parte dei paesi ha reso i propri sistemi più sostenibili per affrontare i cambiamenti demografici. Questo è stato fatto attraverso riforme che hanno reso i sistemi più coerenti con la sostenibilità finanziaria, o attraverso cambiamenti strutturali che hanno spostato i sistemi dalle prestazioni definite (DB) ai contributi definiti (DC), o introducendo pilastri di capitalizzazione obbligatoria.

Tuttavia, in molti casi sono necessarie ulteriori riforme, poiché la crisi economica e finanziaria ha reso più difficile affrontare i cambiamenti demografici, evidenziando nuove lacune in alcuni sistemi pensionistici. Pertanto, in molti paesi sarà inevitabile fare aggiustamenti alla spesa e grandi sforzi per aumentare i tassi di occupazione e la produttività. Recentemente, questa strategia è stata arricchita nel quadro della strategia Europa 2020, e il Libro verde del 2010 sulle pensioni ha avviato un dibattito per un approccio globale alla questione delle pensioni adeguate, sostenibili e sicure.

Misure politiche adottate in Italia

In Italia, le politiche per l’inclusione sociale racchiudono iniziative e interventi promossi a livello nazionale, regionale e locale. Le politiche per l’inclusione sociale aspirano in particolare alla riduzione del numero dei giovani che abbandonano la scuola, all’incremento dell’accesso al mercato del lavoro e a ridurre significativamente le ineguaglianze sociali, al fine di migliorare le condizioni di vita di numerosi individui e famiglie che si trovano sotto la soglia di povertà assoluta.

Fondo Nazionale per le Politiche Sociali

L’Italia, nell’allocazione delle risorse del Fondo Nazionale per le Politiche Sociali (FNPS), ha approvato il Piano Sociale Nazionale 2021-2023, il quale era volto a definire il quadro di un processo strutturale per il sistema dei servizi sociali. Attualmente è ancora frammentato e incapace di garantire un’assistenza certa a chi si trova in condizioni di bisogno, promuovendo al contempo la coesione sociale. I dati e i risultati dell’utilizzo del Fondo sono raccolti nei rapporti di monitoraggio, pubblicati regolarmente sui Quaderni della Ricerca Sociale.

Gli obiettivi di inclusione sono poi raggiunti attraverso il Fondo Nazionale per le Politiche Giovanili, nonché risorse dall’Iniziativa per l’Occupazione Giovanile e dal programma Garanzia Giovani.

Occupazione giovanile

I programmi europei di sostegno all’occupazione giovanile, come la Garanzia Giovani, hanno contribuito a ridurre la disoccupazione tra i giovani. Nel 2023, il tasso di disoccupazione giovanile è sceso al 27%, rispetto al 35% di qualche anno fa.

L’Italia ha creato un piano per aiutare i giovani tra i 15 e i 29 anni, residenti in Italia, a trovare lavoro. Questo piano include diverse misure, come la partecipazione a progetti di Servizio civile, che offrono esperienze formative utili per la carriera e la crescita personale. I progetti di Servizio civile sono aperti ai giovani tra i 18 e i 28 anni.

I giovani in transizione dalla scuola al lavoro sono sempre più orientati verso un approccio che pone il lavoro al primo posto, con pressioni e aspettative elevate. In questo scenario, i disoccupati sono spesso spinti o obbligati a cercare lavoro in maniera precipitosa, e i vantaggi sociali, inclusi i percorsi formativi, sono condizionati al rispetto di certi standard comportamentali. Tuttavia, è evidente che i giovani beneficiano maggiormente di politiche che ampliano le loro possibilità di guadagnare esperienza lavorativa, ottenere un lavoro stabile o sviluppare nuove abilità senza il rischio di fallimento o di essere etichettati negativamente.

Reddito di cittadinanza

Prima del Reddito di Cittadinanza, il REI ( Reddito di Inclusione) era una misura simile introdotta nel 2017, mirata a fornire supporto finanziario e promuovere l’inclusione sociale e lavorativa

Nel 2019, l’Italia ha approvato una strategia nazionale per combattere la povertà e l’esclusione sociale, che ha incluso, tra i principali interventi, l’istituzione del Reddito di Cittadinanza attraverso il decreto-legge n. 4 del 28 gennaio 2019, convertito con la legge 26 del 28 marzo 2019. Questo sostegno al reddito è condizionato all’impegno costante di seguire un percorso personalizzato volto all’inclusione sociale e lavorativa. I cittadini italiani, compresi i giovani adulti e le famiglie non abbienti, potevano farne richiesta. Tuttavia, nell’ultima legge di bilancio, il Reddito di Cittadinanza sarà sostituito dall’Assegno di Inclusione a partire dal 1° gennaio 2024, descritto come una forma di supporto economico personalizzato destinato all’inclusione sociale e professionale.

Iniziative per il futuro

In conclusione, la lotta contro la povertà in Europa rimane una priorità per i governi e le istituzioni dell’UE.  L’importanza associata alla riduzione è stata riaffermata attraverso  gli obiettivi dell’Agenda ONU 2030. Per l’appunto, il primo obiettivo, tra i 17 proposti, mira a “eliminare ogni forma di povertà nel mondo”.

A questo proposito, l’UE ha finanziato anche il progetto NOOPOOR. L’obiettivo di quest’ultimo è di migliorare la comprensione della povertà e sviluppare politiche più efficaci per combatterla.

La povertà va analizzata nella sua dinamica e, benché molte politiche attuali riescano a ridurre la povertà grave, esse falliscono in termini di obiettivi a lungo termine per eliminare la povertà,” afferma Xavier Oudin, il coordinatore del progetto. “Occore tenere conto dell’interazione di diversi elementi quali l’istruzione, il lavoro, le infrastrutture e le abitazioni – per nominarne solo alcuni – poiché il progresso in un solo campo non basta per eliminare la povertà.”

Con strategie a lungo termine e azioni concrete, si spera di migliorare le condizioni di vita di milioni di cittadini e di costruire una società più equa e inclusiva. La strada è ancora lunga, ma l’impegno dimostrato finora lascia sperare in un futuro più prospero per tutti.

 

 

FONTI

europa.eu

eticaeconomia.it

euronews.com

eur-lex.europa.eu

fondoprimao.it

cordis.europa.eu

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