Vendere la morte, fare soldi facili con lo spaccio, è una cosa ingiustificata, sapendo che è una droga letale. Non è vero che inizi e smetti quando vuoi, ve lo diranno spesso, ma non è così. Una mattina alle ore 7 circa, mi trovavo per le strade di Ballarò e ho visto un ragazzo che usciva moribondo da un cassonetto, probabilmente aveva perso coscienza ed è scivolato dentro, ci ha dormito tutta la notte. E per fortuna si è risvegliato! Poteva passare il camion compattatore dell’immondizia che l’avrebbe portato via per sempre, così, schiacciato senza rendersene conto.
Sono le parole del Responsabile dello sportello di ascolto e dell’Unità mobile de LA CASA DI GIULIO, associazione senza scopo di lucro iscritta al RUNTS che opera attivamente nel sociale, durante uno dei suoi incontri presso le scuole di una buona parte della Sicilia nel perseguire l’obiettivo di sensibilizzare i ragazzi, che con grande mia sorpresa ho visto attenti, coinvolti e spesso con gli occhi bassi. Proteggerli non serve, bisogna informarli, renderli partecipi di una società, renderli capaci di pensare e agire, perché sono le uniche menti che realmente potrebbero ribaltare la situazione!

È sera, ho appuntamento in piazza San Nicolò nel quartiere di Ballarò con il Responsabile e alcuni operatori volontari che collaborano per le strade di questo quartiere. Mi accolgono con un grande sorriso e con una pacatezza che mi dona quiete, arrivo in punta di piedi perché ho molto rispetto del loro operato, ne so molto meno di loro ed è per questo che sono lì, per imparare da loro.
Così mi introducono La Casa di Giulio, un’associazione di promozione sociale che nasce nel 2023 in memoria di Giulio e da quel giorno sono riusciti a ottenere numerosi risultati: aprono lo sportello di ascolto alla casetta della salute in piazza San Francesco Saverio, continuando ancora oggi a dare il servizio con due professioniste che offrono sostegno psicologico ogni lunedì, sia per gli utenti che fanno uso di sostanze che per le famiglie che spesso non sanno come comportarsi.
Responsabile: Abbiamo ottenuto la legge “Dalla dipendenza e dell’interdipendenza” che non è la legge anti crack, chiamata così volgarmente, perché il nuovo decreto si occupa di tutte le possibili dipendenze, non soltanto del crack, del gioco, dell’alcol, quelle affettive e altre. Per questa legge, hanno contribuito a titolo gratuito moltissime associazioni del terzo settore che operano attivamente a Ballarò e in altri quartieri di spaccio. Impegno importante è stato quello di Clelia Bartoli, docente del corso di “Deontologia, sociologia e critica del diritto”, che con i suoi studenti si è occupata con impegno a scrivere questo disegno di legge per un intero anno, anche grazie al sostegno dell’arcivescovo don Corrado Lorefice e al deputato dell’Assemblea Regionale Sicilia Ismaele La Vardera, che continua a sostenerci tutt’ora. Senza il loro aiuto, il disegno di legge sarebbe ancora in un cassetto.
Ma di cosa tratta esattamente il decreto legge? Ho chiesto la relazione per avere il quadro più chiaro, in concreto dovrebbe attuare tutte le norme previste per i LEA (Livelli Essenziali si Assistenza), di seguito riporto alcuni degli obiettivi e finalità:
- Realizzazione di un sistema integrato e diffuso di interventi sociosanitari ed educativi in materia di dipendenze patologiche teso alla prevenzione, alla cura, alla riduzione dei danni e limitazione dei rischi
- Adozione di un modello di gestione partecipata e reticolare tra gli individui e le organizzazioni
- Predisposizione di percorsi di diagnosi, trattamento e riabilitazione sanitaria, di inclusione sociale, lavorativa e ricreativa in una prospettiva di piena realizzazione della persona.
- Opera come misura di antimafia sociale (riferito alla grande macchina del commercio e spaccio di droga dall’estero fino alle nostre piazze)
- Implementazione di unità mobili, Serd (Servizio per le Dipendenze), centri residenziali e semi-residenziali, centri a bassa/media/alta soglia per rispondere ai LEA, una rete di strutture dove realizzare i servizi indispensabili.
Responsabile: Sono stati fatti decreti attuativi qualche mese fa, aprendo strutture residenziali socio sanitarie di bassa e media soglia a Catania e Messina, gli utenti che attraverso dei colloqui risultano con rischio di bassa soglia possono accedere a queste strutture per farsi una doccia, riposare, mentre quelli che risultano a media soglia devono sempre passare dal SERD.
Noi cosa facciamo? Ci occupiamo di riduzione del danno e prevenzione dei rischi. Una pratica che nasce negli Stati Uniti e si sposta a Lisbona, la prima città in Europa negli anni 70 a sviluppare questo servizio. Essendoci sempre stato un approccio proibizionista che non ha portato a granché, si è cercato un approccio di accettazione del caso, accogliendo le persone così come sono, lavorando per ridurre i rischi e i danni legati all’uso di sostanze.
Quindi abbiamo siringhe sterili per chi fa uso di droga endovenosa, per limitare la trasmissione di malattie, le pipette e la stagnola per coloro che fumano crack ed eroina. Operiamo con questo servizio da un anno e mezzo, abbiamo incontrato circa 100/120 persone che fanno uso di sostanze, con circa trenta ragazzi abbiamo instaurato anche un buon rapporto. Un rapporto di fiducia.
Queste trenta persone passano a trovarci, ci chiedono cibo, coperte, a volte di essere accompagnati in ospedale, la riduzione del danno in sé non si pone altri obiettivi, nel nostro cuore c’è il fatto che vorremo accompagnarli in un percorso di cura, però di fatto cerchiamo di dargli prima di tutto, il sostegno primario che serve con tutti i presidi che abbiamo a disposizione.
Abbiamo cornetti e succhi di frutta che sono indispensabili per l’aggancio, perché una persona che fa uso di crack possibilmente non dorme da giorni, non mangia, non beve. E così quando passano a cercare soldi e prendere la sostanza, li salutiamo e chiediamo se vogliono un succo. All’inizio rifiutano, poi ci pensano qualche secondo e tornano indietro: gli zuccheri li rianimano e per noi è un modo per scambiare due parole. Sono presidi ponte per noi, per provare a creare con loro una relazione di fiducia.
Abbiamo anche vestiti che ci donano Caritas e gente comune. Le nostre pagine Instagram e Facebook che sono molto seguite, ci aiutano tantissimo, abbiamo iniziato da novembre a fare servizio allo Sperone, lì ci sono le crack house.
Volontario: Quelle sono case loro, curano il giardino, hanno le loro stanze.
Responsabile: Diciamo che dobbiamo pensare le loro case in modo differente rispetto alle nostre, quando abbiamo conosciuto la loro realtà è stata una bella esperienza, nutriente, noi spesso restiamo con loro per ore, parliamo con loro mentre cucinano e mangiano insieme. Ultimamente stiamo ottenendo buoni risultati perché alcuni ragazzi e ragazze ci hanno chiesto di essere accompagnati in ospedale e quindi quando si crea quella condizione, vuol dire che c’è fiducia.
Il mercoledì presidiamo allo Sperone dalle otto di sera a mezzanotte, a volte finiamo anche alle due, quando si creano momenti di tensione ed è necessario rimanere un po’ di più e il venerdì siamo a Ballarò dalle cinque del pomeriggio alle ventitré circa.
Le mattine alcuni volontari ci danno la disponibilità per delle visite, per esempio una oculista del civico di Palermo è venuta con noi fino alle crack house per visitare un ragazzo che aveva problemi agli occhi e poi ci ha ricevuto in ospedale. Ma anche l’associazione Agisci Palermo mette a disposizione la sua équipe, il centro Astalli ci aiuta spesso. Lo dico sempre io, queste forze non si sommano, ma si moltiplicano.
Un ragazzo che fa uso di sostanze, un ragazzo che fa uso di crack sovrastimola eccessivamente il cuore, ha bisogno davvero di personale con grandi competenze: assistenti sociali, psicologi, psicoterapeuti, strutture, Caritas, tutti in questo mosaico hanno un peso.

Volontario: Ovviamente condividendo una grande empatia, perché il giudizio a loro arriva immediatamente, i ragazzi non devono sentirsi giudicati per quello che fanno, ma sentire che possiamo aiutarli se vogliono. Dal piccolo gesto alla vera e propria cura.
Si avvicina Buba, un ragazzo che li conosce bene, gli chiedono se vuole un succo di frutta, all’inizio rifiuta, dopo qualche secondo ritorna e accetta, gli chiedono dove si trova Yaka, lui risponde che è andato a lavoro in campagna.
Responsabile: Quello che ci manca tanto è una sede per il servizio che offriamo.
Volontario: Siamo la città con più strutture confiscate alla mafia, eppure non riusciamo a ottenere uno spazio. Abbiamo fatto delle attività bellissime con loro, come quella in piazza del Carmine dove per Santa Lucia abbiamo portato le arancine, abbiamo preparato pasti per il compleanno dell’associazione distribuendo i cestini, quello è stato forse il momento più bello, vedere avvicinarsi per mangiare con noi, anche chi era molto diffidente.
Responsabile: Anche perché come hai visto, per scelta, noi non portiamo pettorine o felpe con loghi, per dimostrargli che non siamo diversi, siamo identici a loro e questo ci ha permesso di vivere un momento davvero conviviale.
Lascio questi ragazzi fare il loro lavoro, ragazzi sì, perché dietro questa organizzazione, c’è un ragazzo giovanissimo che ha il coraggio e la mente di un adulto, forse oserei dire anche più di un adulto in alcuni casi, quel che importa, quel che ho visto con i miei stessi occhi, è che i ragazzi di Ballarò hanno davvero fiducia in loro, nell’osservarli negli approcci con gli altri ho notato subito una relazione familiare, sembra che siano nati per far questo. D’altronde come quasi tutte le cose, se la senti come missione gli dedichi anima e corpo, senza sentirne mai il peso, se non quello di una grande responsabilità.
SENSIBILIZZAZIONE PRESSO LE SCUOLE
E la missione più grande per il presidente dell’associazione Casa di Giulio è quella di incontrare i ragazzi, raccontare una storia intensa e rispondere a tutte le domande e curiosità che gli studenti gli rivolgono. Il presidente non si pone limiti, anzi invita loro a fargli le domande anche le più scomode, perché se c’è una cosa che ha imparato dalla sua esperienza personale, è che c’è sempre molto da imparare gli uni dagli altri, da genitore a figlio e viceversa.
Studente: Quali sono i provvedimenti e le iniziative a tal proposito del comune di Palermo?
Presidente: Quando tutto ha avuto inizio c’era il deserto assoluto, i ragazzi erano considerati gli ultimi tra gli ultimi dopo i clochard, nessuno dal fenomeno eroina in poi, aveva fatto nulla, il crack era arrivato da otto anni, tutti lo sapevano e nessuno faceva nulla. E allora io ho detto: non è possibile! Dovevo fare qualcosa e ho organizzato un evento al Teatro Massimo, con non poche difficoltà, ma grazie a un aggancio sono arrivato al sovrintendente Marco Betta, di una sensibilità unica che ha sostenuto il progetto. Da allora sono stati fatti molti passi avanti. Dobbiamo stare insieme, camminare di pari passo uniti.
Studentessa: Come una persona in difficoltà, può fare il primo passo per non sentirsi denunciati o giudicati?
Presidente: Bravissima, grazie della domanda. La prima cosa da fare, se c’è un vostro amico che fa uso di droga, anche di marjuana, perché anche se è una droga light è molto insidiosa, ve lo dico con competenze da farmacista, la marjuana oggi contiene dei livelli di THC altissimo, il THC è il Tetra Idro Cannabinolo, il principio attivo, l’ingrediente che può aprire le porte in soggetti predisposti, alla dipendenza da altre sostanze. Il crack si fuma come la marjuana e costa meno, quindi è più facile caderci, se conoscete qualcuno di voi che fa uso di sostanze, non puntategli il dito contro, non ditegli di smettere perché si può morire! Non serve a nulla, l’unica cosa da fare è non lasciarlo mai solo, stategli vicino, fategli comprendere che ci tenete alla sua salute, sostenetelo e cercate di condurlo verso un percorso strutturato.
Vogliatevi bene!
Mi fermo a prendere un caffè col presidente, certe parole toccano il cuore, sono tante le emozioni che a volte non riesco a nascondere. Lo osservo, vedo un uomo che con un braccio cerca di tirarsi sù con una fune da una montagna ripida e con l’altro braccio penzola, mostrando tutto il peso che porta. Dove inizia e finisce il senso di colpa? Qualcuno dice che non dovremmo mai sentire il senso di colpa per una persona che va via. Non ci credo! Commettiamo errori e poi ne subiamo gli orrori, siamo la causa positiva e negativa di tanti fattori, non la principale certo, ma una di una serie di segnali che a volte portano al disfacimento. Prendiamone atto, sentiamone la giusta responsabilità.
Voi giovani alla costituzione dovete dare il vostro spirito, la vostra gioventù, farla vivere, sentirla come cosa vostra, metterci dentro il senso civico, la coscienza civica, rendersi conto – questa è una delle gioie della vita – rendersi conto che ognuno di noi nel mondo non è solo, che siamo in più, che siamo parte di un tutto.
Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione, Milano, 1955
Fonti
VELENOSO brano di Giulio Zavatteri
Credits
Immagini fornite dall’associazione LA CASA DI GIULIO
