I TANTI VOLTI DELLA PALERMO DEL CRACK: Sandro e Fuori dal Giro

“Un tossicodipendente la paura non ce l’ha. Perché se ce l’avesse, allora gli salverebbe la vita”. Mi rimbomba nelle orecchie persino la notte, questa frase con cui esordisce Sandro al nostro incontro, ex tossicodipendente che oggi mette a disposizione la sua esperienza per cercare di salvare vite. Vite che oggi, sono in bilico tra la dignità umana e il vuoto che li risucchierà verso gli inferi della tossicodipendenza.

Anche se, dal racconto di Sandro, gli inferi per loro sono rappresentati dalla realtà di tutti i giorni. 

UNA CITTÀ A BRIGLIE SCIOLTE

Palermo è la prima città italiana a contare le morti per crack, questa droga così economica si è intrufolata ancor prima che la gente, la politica e le amministrazioni potessero accorgersi della sua esistenza. E si addentra con maestria in quartieri popolari come quello di Ballaró, conosciutissimo mercato storico, dove una moltitudine di turisti assaporano i tesori culinari, lo Sperone, ex quartiere di fabbriche abbandonate dove da anni sono nate le “crack house”, lo Zen, una Palermo “a parte”, lontana dalla restante città come se non gli appartenesse realmente e lo storico Borgo Vecchio, una zona popolare dietro il centro nuovo.

Il crack arriva dal centro e sud America, dall’Africa, dall’Ucraina e dalla Turchia, viaggia sui nostri mari e viene trasportata su containers per strade privilegiate: quelle della Bulgaria verso Milano, Roma e Palermo oppure dalla Bulgaria verso Gioia Tauro e infine Palermo. 

Dopo aver visitato l’Europa viene distribuito dai grossisti e chi la smercia successivamente la lavora, ma non sempre si tratta di droga buona. 

Perché? Perché la si può anche preparare in casa, ti basta un frullatore! Ecco la ricetta: usando prodotti di scarto della cocaina, la si trita per ottenere una bella polverina che poi viene messa in un pentolino con bicarbonato di sodio e acqua, la si fa cuocere per benino finché diviene colla, infine si lascia raffreddare ottenendo così delle palline di cristallo

La si può acquistare per strada da normalissimi spacciatori o ordinarla direttamente a casa, tramite un esperto corriere, che riceve una notifica attraverso un messaggio con su scritto “A me mezza birra” oppure “Mi serve una coca”. E non costa nemmeno molto, ecco perché viene chiamata “droga dei poveri”, per togliersi lo sfizio, un assaggio, anche perché l’effetto dura giusto dieci minuti. 

ATTENZIONE però, fumarla aumenta la frequenza cardiaca, la pressione sanguigna e la temperatura corporea, provocando ansia, paranoia, irritabilità, tremori e vertigini, creando immediatamente dipendenza e il cui consumo prolungato porta all’overdose. A soli pochi euro. 

Raccontata così sembra qualcosa distante da noi, ma farsi un giro di notte in questi quartieri oggi, significa sperare di non incontrare un’anima che sta per lasciarci, spesso minorenni, donne e uomini, senza distinzione. Vite fragili che non sono state ascoltate dalle persone più vicine e che hanno trasformato un momento di spensieratezza nel loro incubo più tragico. A volte però incontrano persone come Sandro, che li accompagna verso un possibile percorso da iniziare, verso il SerT o chissà, si spera anche presso una comunità. 

IN GIRO COL CAMPER 

Conosco Sandro allo Stadio delle Palme di Palermo, durante un evento sportivo dove con altri colleghi stazionava con il camper per fare sensibilizzazione. Il suo sorriso è stato immediatamente contagioso, si avvicina al cancello e mi chiede se voglio farmi un elettrocardiogramma gratuito e accetto. 

Mi racconta ciò che fa col camper, l’unità mobile dell’Asp che di giorno e di notte, gira per le strade ad alto consumo di droghe e alcol per cercare di ridurre il danno. Non informazioni o tentativi di convincimento, ma comprensione e ascolto, verso questi soggetti che non chiederanno mai aiuto. Il camper colorato con la scritta Prenditi cura di te tradotta in quindici lingue, è stato decorato dagli studenti del liceo artistico Damiani Almeyda e dagli artisti Vincenzo Ragusa e Otama Kiyohara. 

Sandro collabora con l’associazione Fuori dal giro diretto da Laura Pavia, che opera sul territorio attivamente, con attività per strada grazie a degli esperti che cercano di agganciare i ragazzi promuovendo degli stili di vita sani, con degli sportelli di prossimità e attività nelle scuole della città in diversi quartieri tra cui quelli vicini alle zone di spaccio. 

Con il camper, Sandro staziona tutti i lunedì a Casa Professa, lì dove tutto ha avuto inizio, resta diverse ore il venerdì  con alcuni colleghi e il sabato in diverse zone della città, dove la movida palermitana richiama il consumo di droga.

INTERVISTA CON SANDRO

Ci incontriamo in un bar vicino al luogo dove lavora, Sandro è entusiasta, mi dice che da quando è stato aiutato a liberarsi dalla dipendenza sente fortemente come missione di vita, quella di aiutare gli altri. L’essere un ex tossicodipendente, aiuta i tossici a fidarsi un po’ di più, la sua testimonianza è un’arma nel senso positivo del termine. 

Ordiniamo: lui un caffè, io un succo di frutta, gli chiedo se posso registrare la nostra chiacchierata e lui ripete il consenso una volta attivato il mio registratore. 

Per quanti anni hai assunto la sostanza?

Diciassette anni, gran parte iniettata in vena.

E ne sei fuori da? 

L’ultima dose di eroina me la sono iniettata il 4 novembre 2014, lo stesso giorno in cui mi hanno arrestato. Dodici anni, un record. La prima volta è stata a Bari, in militare. Ero in libera uscita con un collega napoletano, eravamo andati a prendere del fumo, ma mentre lo aspetto all’angolo della strada, vedo che perde più tempo. Mi dice “Agg’ia pigliato na pochi robba”, mi fa entrare nel gabinetto di un treno fermo, ha fatto due piste e mi ha convinto. Da quel tiretto, passarono cinque anni.  Con dei miei amici andavamo a sniffare quasi ogni giorno. Comincio a commettere furtarelli, come quelli in farmacia, sceglievo quelle con le donne sole, entravo bendato e con il coltello, senza dire una parola, andavo alla cassa e prendevo quello che mi serviva. Mi bastavano venti euro per andare a farmi di eroina, niente di più. Avevo anche un bel lavoro, ma lo stipendio non mi bastava. 

Come la vivi ora? 

Cerco sempre di ricordarmi le cose negative, quelle più brutte, più le ricordi, più ti salvi la vita ogni giorno. Basta una sostanza anestetizzante come per esempio la morfina, per sei ore stai apposto, non senti dolore ma ricominci. Se andassi a prendermi una dose di eroina, potrei dividerla in quattro e farmela un pò per volta, ma anche quel pò, ora che sono pulito, sarebbe fatale. 

Mi dicevi di essere andato anche in comunità.

Sandro: Sì, dopo ventisette giorni di carcere, mi mandano a Mazara del Vallo, ma è stato un impatto emotivo devastante per me, dovevo andare contro le regole e volevano rispedirmi in carcere, poi mi hanno trasferito in una comunità a Bagheria e lì mi sono messo a lavorare, a farmi le domande giuste. 

Il vento fa volare dei tovaglioli, un ragazzo canta “Chi non salta rosanero è”, ci giriamo tutti a guardarlo, un altro ragazzo lo insegue. A Palermo, dire una cosa del genere sulla squadra del cuore, è tradire la patria. Sorridiamo. 

E con il tuo lavoro? 

Questo è il lavoro più difficile al mondo, c’è un’incertezza incredibile e mi sono imposto una regola, io non vado a cercare nessuno. Se mi cercano, io gli dedico del tempo. Adesso i ragazzi, le vecchie e care canne non se le fanno più, adesso il crack costa meno e si ha astinenza già al primo tiro di pipetta e mentre parlo con un ragazzo che se ne sta facendo una, pensa già all’altra dose. Diventano aggressivi, molto aggressivi. Lavoro H24 e lo faccio con il cuore, gratis. A volte mi chiamano nel cuore della notte e io ci vado. 

Anche se non sei di turno?

Sì, una volta di notte mi chiama la madre di una ragazza che avevo già aiutato, mi chiama perché non trova la figlia, con il pigiama sono andato a cercarla e gliel’ho riportata, perché volevo vedere la mano della figlia su quella della madre, anziché pensare che si stesse facendo “scopare” sulle scale di Casa Professa per una dose. Poi l’indomani  è andata a drogarsi di nuovo. Questa è la parte più brutta. 

Non riuscire a salvarla subito? 

Cosa mi succede quando una persona ha una ricaduta? Dopo anni che non si drogava? È un crollo emotivo… non una sconfitta… ma una battaglia persa. Ho visto parecchie persone morire e quando succede, ho imparato a non piangere davanti ai familiari, mi chiudo in bagno e piango. Perché non voglio perdere la loro fiducia, parlarci e ascoltarli, con le braccia rotte, con le teste spaccate, le casseforti sventrate e case distrutte dai loro stessi figli. Se ci penso, quella dose sul treno con il napoletano, non la rifarei. 

La gente si fida di te? 

Quando parlo con i ragazzi, io li abbraccio. Anche se loro non vogliono essere toccati, io finisco il colloquio con loro e li ringrazio. Loro mi rispondono “No, grazie a te” e io ribadisco che in quel momento non sono soltanto loro a essere aiutati, ma loro stanno aiutando me. Non sai quanto, la loro e la mia autostima aumenti, questo ti fa sentire importante, questo ti salva quotidianamente. 

Con Sandro oggi ci prendiamo di tanto in tanto un caffè, siamo amici e mi parla spesso della sua vita, anche delle sue difficoltà. Perché lotta ogni giorno per sé stesso e per gli altri. Sandro resta un uomo fragile, il bambino vivace che giocava a calcio in mezzo alla strada, le ultime sue foto su whatsapp lo mostravano con lo sguardo triste, cupo. 

Per un pò di tempo, il camper aveva sospeso l’attività a causa dei mancati finanziamenti, ora finalmente ha ripreso ed eccolo, il Sandro felice e sorridente. 

Ci vuole tanto a capire che per una persona fragile, l’autostima e la dignità umana sono le uniche armi per salvarli? E Sandro lo fa, con orgoglio e tanto sorriso. In bocca al lupo, amico mio! 

 

A me gli psicologi stanno cercando di levarmi il vizio della cocaina, non quello di vivere.

DIEGO ARMANDO MARADONA

 

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Immagini dell’autrice