1. Il senso della philia e la lezione di Aristotele
Riflettendo sulla parola amicizia e basandoci sulle nostre personali esperienze, individueremmo termini specifici ai quali diamo un valore tutto nostro: condivisione, sostegno, reciprocità, connessione ecc. Ognuno di questi termini racconta un particolare rapporto con l’amicizia che nel tempo si è sempre più affermato nelle nostre vite. Attraverso questa angolazione viviamo il concetto stesso di amicizia come quello greco di philia, l’interesse reciproco a stare insieme e creare un rapporto che sia il più duraturo possibile. Per questo motivo, vale la pena chiederci che rapporto sussiste tra la concezione greca e l’amicizia nei social media.
Aristotele ancora una volta è più attuale che mai, se consideriamo la sua tripartizione dell’amicizia in virtù, piacere e utilità, indicando la prima categoria come l’unica ad offrire una visione autentica e disinteressata della philia. Ma l’attualità del filosofo non è mai autoreferenziale: alla valenza morale della sua tesi si accompagnano dinamiche intrinseche al nostro modo di relazionarci anche in scenari che non riguardano direttamente la vita reale, ma persino spazi come il digitale.
2. Dalla connessione alla fidelizzazione: riscrivere l’amicizia nei social
I social media ridefiniscono l’ambito semantico nel quale viene calata l’immagine che comunemente si ha dell’amicizia. Immaginiamo un contenuto, una storia ad esempio che mostra un qualcosa di personale che viene condiviso con una platea di utenti, il cui fine preciso è quello di “raccogliere” letteralmente sostegno attraverso simboli e icone entrati ormai nel set linguistico dei rapporti interpersonali, che l’algoritmo interpreta come feedback positivi sulle prestazioni crossmediali del singolo utente.
Un coinvolgimento emotivo sintetizzato in un like, convertito in input algoritmico che funge a sua volta da supporto emotivo. Una risposta puramente strumentale e finalizzata alla costruzione di un rapporto anch’esso duraturo. Cos’è che potrebbe renderlo tale? La volontà di entrare in connessione con il più alto numero di utenti possibili? Guadagnare una reazione positiva, nel contesto social, non crea semplicemente rapporti – almeno non nel senso tradizionale – bensì fidelizza. Ai vari significati associati all’amicizia se ne aggiunge dunque un altro il quale, tuttavia, raramente viene trattato con la dovuta attenzione.
3. La ricerca di riconoscimento e l’esposizione del sé
Ciò che normalmente avviene, è solo un ampliamento delle relazioni amicali mediante l’iperconnessione digitale? Oppure lo svuotamento stesso dei suoi aspetti più virtuosi e nobili a vantaggio della semplice ricerca di riconoscimento tramite uno scambio di azioni ripetute?
Uno sfogo relativo ad una delusione ricevuta sul piano affettivo, una conquista personale, un avvenimento che potrebbe aver cambiato inaspettatamente la nostra giornata suscitando in noi risposte emotive che ignoravamo possono rivelarsi – se raccontati nel modo giusto – ottimi mediatori tra me e il pubblico con il quale decido di mia iniziativa di condividere tutto questo. Decido in quell’istante di aprirmi, di oltrepassare la barriera che mi separa tra me e gli altri, perché sono convinto dentro di me di meritare attenzione. In qualsiasi rapporto potremmo individuare intenzioni simili, tenendo conto di come, dove e verso chi decidiamo di declinare tale apertura. È lo spazio di confronto e chi lo abita a stabilire cosa c’è alla base di un rapporto fondato realmente sull’amicizia e cosa no.
4. L’asimmetria relazionale: il ruolo del follower
Chi sono gli attori in gioco e che ruolo hanno? Cosa rappresentiamo reciprocamente? E soprattutto, che significato ha per me condividere qualcosa con qualcuno? È niente meno che uno stimolo liberatorio o una ricerca di conforto, oppure l’aspettativa di vedere nell’altro qualcosa che mi aiuterebbe a comprendere meglio me stesso? Lo spazio di confronto ridefinisce tutto, compresi i nostri ruoli. E ritorniamo allora ad Aristotele. In quale delle tre suddivisioni è contenuta la nostra idea di amicizia nei social media: in quella di utilità, di piacere o magari di virtù?
Riprendiamo i nostri social media, e addentriamoci in quelle che sono le abituali relazioni tra utenti. Un follower letteralmente segue un utente i cui contenuti, che possano essere stories o reels, contengono immagini o informazioni sull’autore che hanno in un modo o nell’altro una certa risonanza verso il pubblico. In pratica, attecchiscono presso una determinata audience. Questo pubblico conosce il creatore di contenuti ed è già parte della sua comunità di seguaci, oppure è qualcuno a cui è arrivato per la prima volta il contenuto identificandosi pienamente in esso. Come molti psicologi suggeriscono, tuttavia, in questo scenario non sussiste un reale rapporto di reciprocità tra l’autore dei contenuti e chi vi interagisce, ma di totale asimmetria, sia sul piano morale che emotivo.
5. Algoritmi e vicinanza quantitativa nei social media
Apparentemente, all’origine della pubblicazione di determinati contenuti c’è l’intenzione dell’autore o dell’autrice di amplificare la connessione su un piano puramente umano. Lo scopo rimane comunque quello di assicurarsi che la ricezione di tali contenuti sia la più ampia possibile. Di conseguenza, indipendentemente dalla tipologia e dalla provenienza dell’approvazione, del supporto o della reazione desiderata, il contenuto deve essere sufficientemente performante da garantire più visibilità possibile presso l’audience.
Questo ridefinisce lo status nel quale rientrano categorie di utenti che partecipano alle normali attività sui social, e il follower, attraverso la sua “vicinanza emotiva”, è uno spettatore attivo che ricopre un ruolo fondamentale da un punto di vista strettamente quantitativo. Alla sua reazione non deve necessariamente corrispondere lo sviluppo di un vero legame, ma una risposta filtrata dall’algoritmo come metrica utile per capire quali contenuti possono avere più successo o meno. Più vicinanze emotive e validazioni sociali ottengo, più sono consapevole su come posso investire la mia immagine sui social.
6. La performatività dello status e il prezzo dell’autenticità
Nella sua filosofia, Kant asseriva di trattare le persone non come mezzo, bensì come fine. Si parla per l’appunto di un’apertura da parte della persona, verso un altro che accoglie emozioni e pensieri, magari rielaborandone il significato, e rendendo il momento di confronto non solo un mero pretesto per garantire visibilità a certi stati emotivi ma per cercare nell’altro una risposta sincera.
Stando alle logiche che regolano meccanismi comportamentali e interpersonali, l’evoluzione moderna dell’amicizia nei social media tende a spostarsi niente più che su una continua validazione del proprio status. Benché non si possa ignorare la presenza di vere e proprie community finalizzate a creare reti fondate sulla solidarietà e sulla possibilità di reale connessione con chi sentiamo simile a noi – il che è indubbiamente utile per favorire un senso di appartenenza che alle volte manca nella realtà – la ricerca di un legame “stabile” con il prossimo qui si traduce nell’ottimizzazione di performance capaci di assicurare più che connessioni durature una presenza e una visibilità costanti, senza tradire aspettative né tanto meno l’immagine che intendo conservare.
Come già sottolineato prima, lo spazio di interazione ricalibra i ruoli: attraverso la condivisione via social, pur esponendo qualcosa di mio al prossimo, da quest’ultimo non mi aspetto altro che una manifestazione di apprezzamento istantaneo. Un riscontro positivo nel quale comprendo meglio non tanto me stesso, bensì il ruolo che ho bisogno di interpretare per potermi mantenere sempre sul pezzo: quali strumenti, funzionalità, linguaggi sono costretto ad adottare per avvicinarmi a chi, pur continuando a vedermi o seguirmi, ha senza rendersene conto solo il potere di farmi sentire più o meno adeguato. Chiaramente, sacrificare la propria autenticità ha un prezzo anche per chi osserva.
7. L’affetto transazionale e l’economia dell’attenzione
Nulla è gratuito. Il concetto classico di amicizia sembra quasi interamente assorbito da un’economia dell’attenzione che guida le scelte e gli schemi di interazione senza che ci sia una reale autonomia. Se l’amicizia è un sentimento fondato sul disinteresse reciproco, nel digitale avviene qualcosa che ha un che di transazionale, un flusso di scambio strumentale e ininterrotto di contenuti di valore e reazioni corrispondenti.
Una base utilitaristica nelle interazioni via social costituisce l’impalcatura stessa dell’engagement: un’architettura in cui ogni gesto di vicinanza, ogni parola di conforto o attestazione di stima viene sussunta e monetizzata in termini di visibilità e permanenza sulla piattaforma. La deriva semantica che emerge all’interno della realtà digitale riconfigura integralmente il concetto di philia aristotelica, ponendo l’enfasi su quelli che sono gli aspetti eminentemente strumentali dell’amicizia. Un commento o una reazione che sia, intesi come espressione di questo sentimento, si riducono ad una “chiamata all’azione” che misura il valore della persona solo in base al peso dei feedback.
8. Oltre la performance: amicizia sui social media e incontro autentico
Se provassimo a inquadrare la dinamica di tali rapporti attraverso la morale kantiana — oltre che rispettare la tripartizione della philia aristotelica — avremmo ragione nel pensare che in ogni rapporto non ci sono solo persone con le quali aprirci e confrontarci, ma luoghi e spazi di condivisione in cui tale rapporto emerge nella sua reale forma, incarnando principi, aspettative e valori che strutturano il modo di abitare questi scenari.
Quello che definiamo “confronto” è indubbiamente una realtà all’ordine del giorno sui social, come anche nell’amicizia. Ma in questo c’è qualcosa che va oltre, che ritroviamo in quello spazio di intimità tutto nostro che sappiamo con chi poterlo condividere, ed è ciò che fa la differenza. Ciò che nasce non è un confronto basato sulla conferma di ruoli definiti, bensì un incontro tra chi ha piacere di ritrovarsi nell’autenticità dell’altro, senza aspettarsi necessariamente qualcosa in cambio, e in tutto questo saper ogni tanto guardare anche oltre se stessi.
Fonti:
Friends or followers on Instagram
The paradox of authenticity on social media
Why social media is changing how we connect
Credits:
Immagini generate dall’IA
