Il colore della resilienza è rosa

La pandemia sta segnando profondi solchi nella società. Lo stato di incertezza in cui riversa il sistema sociale è tale da bloccare ogni nostra attività. Tuttavia, in questa assordante staticità, c’è un insieme di persone che agisce affinchè un giorno tutto possa ripartire e riparta al meglio: le donne. Il colore della resilienza è rosa.

La pandemia ha rallentato anche le imprese femminili

Come traspare dal quarto Rapporto sull’imprenditoria femminile di Unioncamere, che ha analizzato 1 milione e 340 mila imprese guidate da donne, la pandemia ha rallentato anche le imprese femminili. Tra aprile e giugno, sono infatti 10 mila in meno le iscrizioni al sistema camerale di nuove aziende “rosa” rispetto allo stesso trimestre del 2019. Il calo è pari al -42,3%, superiore a quello registrato dalle attività maschili (-35,2%) nello stesso periodo. Un dato che è però in contrasto con la crescita intensa dell’imprenditoria femminile negli ultimi 5 anni. Infatti, traspare che nell’ultimo quinquennio in valori assoluti l’aumento delle imprese femminili sia stato il triplo rispetto a quelle maschili: +38.080 contro +12.704. Pertanto, le imprese femminili hanno rappresentato il 75% dell’incremento complessivo di tutte le imprese italiane (Unioncamere).

Campania (+5,4%), Calabria (+5,3%), Lazio (+7,1%), Sicilia (+4,9%) sono solo alcune delle regioni in cui le aziende rosa aumentano fino a superare la media. E anche se generalmente queste sono fortemente concentrate nei settori più tradizionali, l’imprenditoria femminile cresce anche nei settori più innovativi e con una maggiore intensità rispetto a quella maschile. Un esempio? La quota rosa nelle attività professionali scientifiche e tecniche è cresciuta del +17,4% contro il +9,3% di quella maschile. Inoltre, il 31% delle imprese femminile investe nel green, percentuale superiore a quella degli imprenditori maschili (26 %).

resilienza rosa

Ma le aziende rosa sono le più resilienti

Le aziende rosa, anche se i tassi di crescita come abbiamo visto sono bassi, risultano quindi avere più resilienza. Forti e tenaci affrontano le difficoltà attuali secondo il colore verde e il blu (sostenibilità e digitalizzazione). Tra i tanti esempi che potremmo considerare, uno che spicca per l’intensità di ricerca sostenibile, è PANDORA GROUP. Prende forma da un’idea della dottoressa Alessia Guarnaccia, laureata in architettura presso l’Università Federico II di Napoli e con un dottorato di ricerca in Tecnologia dell’Architettura.

PANDORA GROUP si occupa di Ricerca e Sviluppo e di industrializzazione di prodotto nel settore dell’edilizia e del design. Nello specifico, trasforma scarti in pannelli sandwich completi di sottostrutture per l’ottenimento di sistemi prefabbricati orientati al risparmio energetico. Ad oggi conta nel proprio portafoglio brevetti ben 7 diritti di privativa industriale, di cui 2 brevetti industriali già acquisiti.

L’obiettivo della startup è

scommettere sull’economia circolare come driver di crescita, puntando alla trasformazione di scarti e rifiuti industriali in pannelli sandwich, destinati a diventare sistemi per l’efficientamento energetico.

(Sole24Ore)

Una transizione verde fondata sulla rivoluzione blu

Ciò sta diventando possibile grazie ad un dei prodotti sviluppati: il REPET-WALL®. Un componente a base di PET (polietilentereftalato) riciclato (per lo più bottiglie di plastica post-consumo). E’ un prodotto dalle caratteristiche estetiche non indifferenti, estremamente versatile e declinabile in prodotti come: rivestimenti di opere murarie e accessori per arredamento d’interni. Ma cosa più importante è l’occasione per ampliare le possibilità di applicazione di prodotti del riciclo meccanico del PET.

Negli ultimi articoli abbiamo trattato l’argomento Green Economy come una soluzione a quella che è l’attuale situazione dell’economia. Sono infatti molti gli esperti che sostengono che una transizione verde, fondata su una rivoluzione blu (ovvero un modo per riferirsi alla digitalizzazione), sia la via più adatta per superare la crisi. Perché sì, stiamo vivendo una crisi, una crisi che è economica, sociale e sicuramente sanitaria. E i danni che la società sta al momento subendo sono molteplici e dalle forme più varie, ma sicuramente non sono gli stessi di un tempo, così come non lo saranno le soluzioni adatte.

La sostenibilità come nuovo modello economico

La crisi che stiamo affrontando è soggetta a nuovi vincoli e costringe il singolo imprenditore, lavoratore e politico a dover tracciare un nuovo sentiero. I vincoli li conosciamo, ma più che di vincoli, in questo caso si dovrebbe parlare di Linee Guida da seguire. La società attuale non accetta più le parole: inquinamento, consumo, spreco, rifiuti.

Ora è necessario ripartire fondando il proprio business sulla sostenibilità. Ed è proprio interiorizzando i principi della resilienza, della sostenibilità e dell’economia verde che molte imprese rosa stanno contribuendo all’economia nazionale.

 


 

 

CREDITS

Copertina e immagine 2 : del redattore

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