I medici gettonisti sono professionisti sanitari che lavorano in caso di necessità e vengono retribuiti in base alla prestazione sanitaria erogata a chiamata, rappresentando delle figure professionali veramente preziose nel contesto sanitario attuale. Questo modello di lavoro è diventato comune nelle strutture sanitarie italiane, specialmente durante la pandemia covid-19, per sopperire alla carenza di personale, sollevando tuttavia delle preoccupazioni riguardo soprattutto la continuità delle cure assistenziali e la gestione dei costi impiegati per questi lavoratori extra a gettone.
I numeri e le critiche
Il Ministero della Salute ha introdotto nel 2024 delle linee guida per regolamentare l’impiego di medici ed infermieri gettonisti, con l’obiettivo di ridurre la precarietà e garantire una maggiore stabilità del personale sanitario regolarmente impiegato. Queste linee guida includono limiti sull’utilizzo e sui costi dei gettonisti, stabilendone l’impiego solo in casi di necessità ed urgenza, fissandone il tetto massimo di tariffa oraria in base alla categoria. Vi è infatti un acceso dibattito sull’impiego crescente di queste figure. L’assessore al Welfare della Lombardia Guido Bertolaso, ad esempio, ha espresso forti critiche verso i medici gettonisti, definendoli “la vergogna della sanità pubblica” ed alimentando così ulteriormente il dibattito pubblico in Italia.
Anche la sanità trentina continua a reggersi sui medici “a gettone”, una presenza ormai strutturale nei reparti più sotto pressione: nei Pronto soccorso trentini sono 64 i professionisti esterni chiamati a coprire turni che altrimenti resterebbero scoperti, con compensi che possono arrivare a 85 euro l’ora e disponibilità variabili, dai pensionati ai medici che arrivano da fuori regione. Il fenomeno non riguarda più solo l’emergenza-urgenza, ma spazia verso altri reparti quali ginecologia, pediatria, ortopedia ed anestesia e rianimazione, soprattutto nei periodi di maggiore afflusso turistico.
Le linee guida nazionali
Il fenomeno dei gettonisti è esploso per i medici durante la pandemia COVID-19, mentre era già diffuso tra gli infermieri. Le nuove linee guida nazionali prevedono che i gettonisti, quali professionisti esterni, potranno essere utilizzati solo in casi di necessità e urgenza, in un’unica occasione e senza possibilità di proroga, con tariffe orarie fissate: si parla di 85 euro per il pronto soccorso e la rianimazione, 75 euro per altri servizi medici erogati, 28 euro per il pronto soccorso infermieristico e 25 euro per altri servizi infermieristici prestati. L’esternalizzazione dei servizi deve essere utilizzata solo in casi di necessità e urgenza, quando non è possibile impiegare personale già in servizio o reclutare attraverso concorsi. Per quanto riguarda i requisiti, al personale infermieristico è richiesto possedere laurea ed iscrizione all’ordine, mentre i medici devono avere anche la specializzazione nella disciplina per cui prestano servizio. Viene richiesta inoltre la conoscenza della lingua italiana (per il personale non cittadino italiano) ed una polizza assicurativa per colpa grave. Infine, per quanto riguarda i limiti di orario, il personale coinvolto non può lavorare più di 48 ore medie settimanali e deve poter riposare almeno undici ore consecutive ogni giorno. Queste nuove linee guida rappresentano un passo positivo, tuttavia rimane forte la necessità di riorganizzare la rete dei servizi in ambito sanitario.
Le principali criticità del SSN (Servizio Sanitario Nazionale)
L’attuale SSN è stato istituito il 24 dicembre 1978 con la riforma sanitaria n. 833, che ha introdotto un modello universalistico di tutela della salute, superando la precedente gestione mutualistica. Esso si basa su tre principi fondamentali, ovvero universalità, uguaglianza ed equità: le prestazioni sanitarie sono estese a tutta la popolazione, senza discriminazioni e garantite con parità di accesso in base ai bisogni di salute. Alcuni principi organizzativi del SSN includono la Centralità della persona, la Responsabilità pubblica per la tutela del diritto alla salute, la valorizzazione della professionalità degli operatori sanitari e l’integrazione socio-sanitaria. Quindi il SSN è l’insieme delle funzioni e dei servizi socio-assistenziali gestiti dallo Stato italiano per tutelare la salute dei cittadini e garantire il Diritto alla Salute.
Durante l’Assemblea annuale dell’ Unione medici italiani (UMI), sono state individuate tre principali criticità del SSN, ovvero la carenza di personale, la relativa scarsità di fondi investiti e l’ eccessiva autonomia regionale. La mancanza di medici e di altri professionisti sanitari sia sul territorio che nelle strutture ospedaliere porta a lunghe liste di attesa ed al mancato avvio completo delle strutture previste dal PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza), quali le Case di Comunità. L’autonomia legislativa e gestionale delle Regioni frammenta l’assistenza sanitaria locale e comporta un dispendio di risorse per l’apparato politico-amministrativo regionale, con il finanziamento del SSN riportato come insufficiente da oltre vent’anni, assorbito dall’inflazione e e in generale dall’aumento dei costi. L’Assemblea UMI ha richiesto degli adeguamenti retributivi per il personale medico, ed ha sollecitato le Istituzioni a ridurre la burocratizzazione dell’attività medica e la “demedicalizzazione” delle prestazioni affidate a personale paramedico.
Il Rapporto Oasi 2024
Pubblicato dal Cergas di Sda Bocconi evidenzia una situazione critica, sottolineando l’urgenza di scelte concrete e strategiche per garantire un sistema sanitario efficace e sostenibile, che al momento invece non riesce a soddisfare i bisogni crescenti dei cittadini, in particolare della popolazione cronica ed anziana non autosufficiente, che rappresenta un fetta importante dei pazienti, pari a 24 milioni di ammalati. L’universalismo dichiarato dal SSN genera inefficienze e diseguaglianze, lasciando ai cittadini la responsabilità di ottenere le prestazioni necessarie rivolgendosi al privato, senza risolvere la necessità di risorse attuale. Per portare la sanità pubblica italiana ai livelli dei grandi paesi europei, servirebbero alcune direttrici per la sostenibilità: ridefinire i criteri di priorità per le prestazioni da erogare, riconvertire le strutture più piccole e frammentate verso i servizi territoriali, incrementando le risorse ed il finanziamento del SSN, adottando delle strategie come l’aumento delle compartecipazioni e l’introduzione di assicurazioni integrative, ma anche attraverso la digitalizzazione dei servizi sanitari a ridisegnare i ruoli professionali in gioco, per una maggiore integrazione ed una rivoluzione dei servizi sanitari disponibili, incentivando le professioni sanitarie attraverso un aumento delle risorse umane ed un miglioramento delle condizioni lavorative.
La svolta sociale del SSN
La Corte costituzionale ha stabilito come in un contesto di risorse limitate, la spesa sanitaria debba essere prioritaria rispetto ad altre spese per garantire il diritto fondamentale alla salute, come previsto dall’articolo 32 della Costituzione. La sentenza n. 195 del 2024 ha ribadito che la tutela della salute non può essere subordinata a logiche contabili. Il Presidente della Fnomceo (la Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri) Filippo Anelli ha sottolineato l’importanza del Servizio sanitario nazionale come strumento di coesione sociale e di uguaglianza nell’accesso alle cure. La sentenza ha richiamato un principio già affermato nel 2016, secondo cui la garanzia dei diritti indispensabili come il diritto alla salute, debba incidere sul bilancio e non viceversa. Questo significa che tali diritti non possono essere sacrificati fintanto che esistono risorse disponibili per altri impieghi meno prioritari, quali i medici gettonisti per il pronto soccorso. Si deve quindi invertire la traiettoria nella sanità pubblica, andando a risolvere delle criticità emergenti quali la ncecessità di tutele e garanzia, ricordando che la salute come bisogno non può essere considerato come una parte del conto economico dello Stato, ma piuttosto come un investimento per il benessere degli italiani.
Un decreto legge per prorogare i gettonisti
La bozza del nuovo decreto legge, esaminata dal Consiglio dei ministri ad inizio agosto, proroga fino al 30 giugno 2027 la possibilità per le aziende del Servizio sanitario nazionale di ricorrere ai cosiddetti medici gettonisti nei Pronto soccorso. La norma consente di affidare a soggetti terzi i servizi di emergenza-urgenza per periodi fino a dodici mesi, anche rinnovabili, purché nel rispetto delle linee guida del Ministero della Salute e senza superare la scadenza fissata. La misura conferma la volontà di mantenere attivo uno strumento pensato per tamponare la carenza di personale nei reparti di emergenza, nonostante le discussioni che negli ultimi anni hanno accompagnato il ricorso ai professionisti esterni.
Conclusione
I medici “a gettone” non sono solo una toppa temporanea, ma rappresentano una risorsa che, pur nata come misura emergenziale, ha dimostrato qualità e competenze difficili da sostituire. Sono professionisti capaci di adattarsi rapidamente ai reparti più sotto pressione, dal Pronto soccorso alla ginecologia, dalla pediatria all’anestesia, portando con sé esperienze maturate in regioni diverse ed in anni di lavoro ad alta intensità assistenziale. La loro flessibilità operativa permette di coprire turni complessi, anche consecutivi, garantendo maggiore copertura nei servizi che altrimenti rischierebbero di fermarsi. Alcuni sono pensionati che tornano in corsia con un bagaglio di conoscenze prezioso, altri freelance che scelgono dove intervenire, contribuendo a mantenere attivi ospedali strategici assieme alle strutture più periferiche. Pur tra compensi elevati ed un dibattito che oggi in Italia è più che mai accesso.
Sitografia
Polemiche sui medici a gettone. Dopo le parole di Bertolaso, critico anche l’Ordine dei medici
Servizio Sanitario Nazionale (SSN): organizzazione e principi base
Mobilità sanitaria, migrare per curarsi: 670mila ricoveri fuori Regione nel 2023
